Aiuti comunitari in soccorso dei giovani
A colloquio con Rosario Centonze, nuovo Presidente dell’Ordine degli Agronomi della Provincia di Lecce.
Le Prospettive/“I giovani stanno riscoprendo la terra, ma tornano in campagna con la testa, non solo con le braccia. Dietro il loro interesse per l’agricoltura c’è infatti la rivalutazione del territorio, ma anche la voglia di innovare, eliminando quelli che da sempre sono freni allo sviluppo del settore”.
Con la votazione svolta poche settimane fa, si è costituito il nuovo organigramma riguardo all’Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali. Il dott. Rosario Centonze, molto noto tra gli esperti del settore sia per le sue spiccate competenze nella tutela del suolo al servizio di un’agricoltura sostenibile sia per aver già svolto in precedenza con apprezzati risultati altri ruoli nell’Ordine, è stato eletto presidente.
Dott. Centonze, agricoltura. . . in un momento di affanno economico e occupazionale su scala nazionale e riguardante soprattutto la grande industria, questo macrosettore può essere definito in qualche modo un’oasi felice?
No! Oasi felice non direi proprio. Però la crisi che ha travolto il mercato del lavoro in Italia e nel resto dell’Eurozona, ha interessato meno il settore agricolo, basti pensare che, l’occupazione giovanile, da un’indagine della Coldiretti cresce solo in agricoltura facendo segnare un aumento record del 9% nel primo trimestre del 2013, nelle assunzioni di lavoratori al di sotto dei 35 anni. L’agricoltura è l’unico settore che dimostra segni di vitalità economica con una variazione tendenziale positiva del Pil e un aumento degli occupati di pendenti complessivi, in netta controtendenza rispetto agli altri comparti nel primo trimestre dell’anno.
Qual è lo stato attuale nel contesto regionale?
Per dare un idea tangibile di quanto l’agricoltura sia importante in questo territorio, ricorderò alcuni dati elaborati dall’Istat nell’ultimo censimento dell’Agricoltura. Le aziende agricole nel territorio pugliese si attestano su un valore di poco superiore alle 272.000 unità, in leggero aumento (1%) rispetto a dieci anni prima. Di contro la Superficie Agricola Utilizzata (Sau) registra un decremento ed oggi è di circa 1.285.000 ettari, il 21,2% della Sau di tutto il Sud.
E nel Salento?
In base ai dati del Censimento dell’agricoltura, il settore agricolo nella “Terra d’Otranto” appare caratterizzato da un elevato grado di frammentazione aziendale, ossia dalla presenza di numerose imprese di piccole dimensioni. Le aziende della provincia sono, infatti, oltre 71.060 per una superficie totale (Sat) di 173.783 ettari, il 93% dei quali utilizzati (161.131 ettari). Le produzioni agricole sono incentrate prevalentemente sulle colture permanenti, tra di esse la specie nettamente dominante è l’olivo. Infatti l’olivicoltura, con oltre 10 mila aziende che lavorano e coltivano quasi 90 mila ettari di territorio, rappresenta di gran lunga la coltivazione più importante, e occupa circa il 61% della Sau dell’intero territorio”, molto di più rispetto al dato regionale (36%).
Fare agricoltura nel Salento: quali sono gli attuali punti chiave su cui un giovane aspirante imprenditore agricolo deve convogliare tutte le forze?
L’agricoltura svolge ormai da diversi anni un ruolo che non è più identificabile solo nella sua funzione di produzione di beni di prima necessità, ma che è legato allo svolgimento di altre funzioni (ambientali, paesaggistiche, ricreative, culturali…). Gli addetti ai lavori parlano di “multifunzionalità” intendendo, l’insieme di contri buti che il settore agricolo può apportare al benessere sociale ed economico della collettività e che quest’ultima riconosce come propri dell’agricoltura. Quindi l’imprenditore agricolo moderno deve riuscire a guardare in modo multifunzionale alle sua azienda e non solo alla sua funzione base di produzione di beni primari.
Per quanto concerne le produzioni Made in Salento, su quali di esse ci possiamo definire leader e su quali potenzialmente possiamo diventarlo?
I nostri prodotti principe sono ancora vino e olio. Le potenzialità ancora inespresse sono la coltivazione di frutti cosiddetti minori, come il melograno, il fico d’india, che potrebbero aprire nuove prospettive di mercato concrete e redditizie.
In un periodo troppo spesso definito oscuro per la nascita di nuove imprese, per i giovani, quali possono essere gli input da trasmettere per introdurli all’insediamento nel mondo dell’imprenditoria agricola?
I giovani stanno riscoprendo la terra, ma tornano in campagna con la testa, non solo con le braccia. Dietro il loro interesse per l’agricoltura c’è infatti la rivalutazione del territorio, ma anche la voglia di innovare, eliminando quelli che da sempre sono freni allo sviluppo del settore: frammentazione delle proprietà, con prevalenza di colture e attività a bassa redditività. I risultati dell’ultima indagine Istat parlano chiaro: dal 2005 ad oggi le aziende agricole sono diminuite del 2,8%, ma le superfici risultano stabili. A chiudere i battenti sono prevalentemente le imprese di piccole dimensioni guidate da imprenditori ultrasessantenni, mentre sono in aumento quelle che possiedono una superficie agricola di oltre 30 ettari, nate dallo smembramento o dalla fusione di vecchie proprietà.
Per i giovani che intendono convogliare tutte le forze e affidarsi alla nuova agricoltura di domani, quali sono gli strumenti pubblici attualmente disponibili per l’ avvio di un’ impresa agricola?
Il ricambio generazionale in questo settore procede a rilento per una concomitanza di cause politiche, sociali, culturali ed economiche. Uno strumento molto importante è il Programma di Sviluppo Rurale della Regione Puglia 2007-2013 che ha risposto alle esigenze di rinnovamento generazionale e strutturale delle aziende agricole pugliesi, favorendo grazie ad incentivi economici, l’ingresso di circa 2000 giovani in agricoltura. Attualmente questo programma di aiuti volge al termine, ma la Regione Puglia sta lavorando al nuovo strumento di programmazione che vedrà riservata ai giovani un’importante fetta di aiuti comunitari.

















