“Aiutiamo Papa Francesco a servire i poveri”
A colloquio con Mons. Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato della Santa Sede.
“È un gesto semplice capace di unire ogni fedele al Successore di Pietro aiutandolo a dilatare la sua carità”.
“L’offerta sia unita alla preghiera per lui. È questo un atto d’amore che il Santo Padre non si stanca mai di chiedere a coloro che incontra”.
Nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, si celebra la giornata di sostegno alle tante attività di amore solidale da parte del Santo Padre promosse in tutto il mondo. Una pratica molto antica che arriva fino ad oggi, che rimanda alle origini del cristianesimo, quando vengono sostenuti materialmente “coloro che hanno la missione di annunciare il Vangelo, perché possano impegnarsi interamente nel loro ministero, prendendosi cura dei più bisognosi”. Abbiamo intervistato mons. Giovanni Angelo Becciu, sostituto per gli affari generai della Segreteria di Stato della Santa Sede.
Eccellenza, l’Obolo di San Pietro è una pratica molto antica che rimanda alle origini del cristianesimo. Quali sono i motivi che la rendono ancora attuale?
Direi che il motivo principale è quello di compiere un gesto semplice, capace però di unire concretamente ogni fedele al Successore di Pietro aiutandolo a dilatare la sua carità, quella carità che in ragione del suo ministero abbraccia la Chiesa ed il mondo intero. Aiutare Pietro ad aiutare: è un atto di amore verso il Papa e verso la Chiesa. Naturalmente le iniziative di carità sono moltissime, a tutti i livelli, e di questo ci dobbiamo rallegrare. L’Obolo di San Pietro ha di specifico questo: partecipare concretamente alla sollecitudine del Papa per tutte le Chiese.
Ci sono delle parole-chiave per comprendere appieno il messaggio di questa pratica?
Me ne vengono alla mente due: universalità e comunione. L’universalità si concretizza nei donatori e nei destinatari: in questa Festa le offerte sono raccolte in tutto il mondo cattolico, nei cinque continenti, dalle cattedrali delle grandi metropoli alle parrocchie dei villaggi più sperduti. D’altro canto, anche i destinatari della carità del Papa si trovano potenzialmente in qualsiasi parte del globo. La seconda parola è comunione, perché al di là della quantità di denaro raccolto, ciò che è importante di questa colletta è il fatto di favorire in tutti i cattolici il senso di apertura alla Chiesa universale.
Gli ultimi anni sono stati devastanti a causa della crisi economica. C’è stato un riflesso anche sulle donazioni all’Obolo?
Un certo calo lo si è notato, specialmente in alcuni Paesi, anche se contenuto, rispetto alla gravità della crisi economica che li ha colpiti. Tuttavia, come ho già detto, ciò che è fondamentale non è la quantità del denaro raccolto, ma il fatto di allargare la partecipazione. Non ci è possibile naturalmente conoscere il numero di quanti hanno dato la loro offerta nelle rispettive parrocchie, ma penso si possa dire, realisticamente, che si contano in parecchie decine di milioni. E qui sta il significato profondo della raccolta dell’Obolo. Dunque l’invito che faccio è quello di partecipare tutti, ciascuno nei limiti di quanto può dare, e di vivere questo semplice gesto come un atto di amore al Papa.
















