Alberto Bollini: l’uomo, il tecnico, il credente
Crede che la fede sia un’esperienza che possa crescere sempre di più nella vita di una persona?
La fede è sempre aumentabile in proporzione alle barriere che ci sono al giorno d’oggi sotto forma di difficoltà di varia natura. Se aumentare la fede significa incrementare la lettura, i momenti di spiritualità, i momenti in cui uno cerca di vivere al meglio le regole e, quindi, di vivere bene il proprio lavoro con le altre persone, tutto ciò può essere realizzato attraverso la professione di una fede costante.
Lei, quando può, si reca a messa a Santa Rosa, perché qui ha trovato una comunità che si avvicina alle sue esigenze?
Con una battuta debbo dire che, anche in parrocchia, sono … spiato. Qui a Lecce non vedo la necessità di frequentare solo questa o quell’altra parrocchia, perché mi accorgo che esistono belle chiese e bellissime comunità. Santa Rosa la frequento di più per un motivo di vicinanza. Qui ho avuto il grande piacere di conoscere don Mauro (Carlino, aggiungiamo noi-ndr) che, fra l’altro, è il primo ed un grandissimo tifoso del Lecce e con lui c’è stata un’intesa a prima vista. Ma ho frequentato anche altre chiese perché ne vale veramente la pena.
Volendo fare un consuntivo della sua esperienza a Lecce, e non solo come allenatore, pensava che sarebbe stata così fortemente positiva?
Calcisticamente, quando si sostituiscono dei colleghi o ci si accolla una situazione che è più deficitaria che entusiasmante, è chiaro che ti prepari ad ogni tipo di difficoltà. Tuttavia, pur preparato a stringere i denti, mi aspettavo maggiori problematiche se non altro in ambito societario e di gestione del gruppo. Invece ho trovato una società con persone molto in gamba e professionali; lo stesso discorso vale per lo staff tecnico e per tutti i giocatori. Ho trovato un gruppo molto ricettivo, molto per bene e che mi ha facilitato il mio compito professionale. Se nel calcio il buon lavoro, il buon gruppo, il buon modo di comportarsi sono legati solo al risultato è un’equazione che non fa tornare bene i conti. Al momento, personalmente, mi ritengo soddisfatto dell’esperienza professionale ed anche del tipo di vita che ho potuto fare qui a Lecce.
Per concludere, mister Bollini è più facile essere cristiano professante qui a Lecce che non nella grande città?
No, non lo credo. Quando uno è cristiano, lo fa indipendentemente dal posto in cui si trova. A Roma, ho avuto il privilegio di frequentare il Vaticano, a Firenze ho avuto anche belle esperienze, sono stato a Genova, in Piemonte, ho allenato il Modena dove ci sono ottime comunità. Quando uno è cristiano, lo è sempre ed in tutti i posti del mondo.
















