Pubblicato in: Gio, Mag 7th, 2015

Alberto Bollini: l’uomo, il tecnico, il credente

Crede che la fede sia un’esperien­za che possa crescere sempre di più nella vita di una persona?

La fede è sempre aumentabile in proporzione alle barriere che ci sono al giorno d’oggi sotto forma di difficoltà di varia natura. Se aumentare la fede significa incrementare la lettura, i mo­menti di spiritualità, i momenti in cui uno cerca di vivere al meglio le regole e, quindi, di vivere bene il proprio la­voro con le altre persone, tutto ciò può essere realizzato attraverso la profes­sione di una fede costante.

Lei, quando può, si reca a messa a Santa Rosa, perché qui ha tro­vato una comunità che si avvici­na alle sue esigenze?

Con una battuta debbo dire che, anche in parrocchia, sono … spiato. Qui a Lecce non vedo la necessità di frequentare solo questa o quell’altra parrocchia, perché mi accorgo che esistono belle chiese e bellissime comuni­tà. Santa Rosa la frequento di più per un motivo di vicinanza. Qui ho avuto il grande piacere di conoscere don Mauro (Carlino, aggiungiamo noi-ndr) che, fra l’altro, è il primo ed un grandissimo tifoso del Lecce e con lui c’è stata un’intesa a prima vista. Ma ho frequentato anche altre chiese perché ne vale veramente la pena.

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Volendo fare un consuntivo del­la sua esperienza a Lecce, e non solo come allenatore, pensava che sarebbe stata così fortemen­te positiva?

Calcisticamente, quando si sostitu­iscono dei colleghi o ci si accolla una situazione che è più deficitaria che en­tusiasmante, è chiaro che ti prepari ad ogni tipo di difficoltà. Tuttavia, pur pre­parato a stringere i denti, mi aspettavo maggiori problematiche se non altro in ambito societario e di gestione del gruppo. Invece ho trovato una società con persone molto in gamba e profes­sionali; lo stesso discorso vale per lo staff tecnico e per tutti i giocatori. Ho trovato un gruppo molto ricettivo, mol­to per bene e che mi ha facilitato il mio compito professionale. Se nel calcio il buon lavoro, il buon gruppo, il buon modo di comportarsi sono legati solo al risultato è un’equazione che non fa tornare bene i conti. Al momento, personalmente, mi ritengo soddisfatto dell’esperienza professionale ed anche del tipo di vita che ho potuto fare qui a Lecce.

Per concludere, mister Bollini è più facile essere cristiano pro­fessante qui a Lecce che non nella grande città?

No, non lo credo. Quando uno è cri­stiano, lo fa indipendentemente dal po­sto in cui si trova. A Roma, ho avuto il privilegio di frequentare il Vaticano, a Firenze ho avuto anche belle esperien­ze, sono stato a Genova, in Piemonte, ho allenato il Modena dove ci sono ot­time comunità. Quando uno è cristiano, lo è sempre ed in tutti i posti del mondo.

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