Aldo Moro: Beato?/Modello per i politici e per i laici cristiani
La Democrazia Cristiana fu molto ambigua, inefficace, esauriva il proprio compito in comunicati velleitari di apparente richiesta di liberazione, ma di fatto non mosse un dito per atti concreti in tal senso. Perché allora oggi riaprire in quella famiglia, in chi era stato umanamente vicino allo statista salentino lo spazio perché intorno al discorso della beatificazione si riaccenda un dibattito interessato da parte di tutte le forze politiche sul ruolo di Moro? Già la morte di Giulio Andreotti, in maniera palese, ha riaperto nei giornali e nei massmedia quel discorso e le equivocità interne alla D. C. che non mosse dito per la salvezza di Moro. Politica sbagliata o politica cinica decisa a tavolino? Non sta a noi dare responsi.
Aldo Moro è certamente un simbolo indiscusso per la sua fede, per la sua pulizia morale, per la sua fedeltà alla Chiesa. Aprire oggi un processo canonico significa dimenticare le sue richieste di allora, il suo parlare costantemente della famiglia nella quale voleva rientrare: ed era questo l’unico vero, forte motivo che sollecitava il suo desiderio di tornare a vivere libero. Non era certo desiderio di tornare ad una politica e in un partito che dimostravano inerzia, se non connivenza oggettiva con i carcerieri brigatisti.
Forse è presto per riaprire una storia e delle ferite che persone viventi, adulte ma non anziane, portano ancora sulla pelle e nel cuore. I Martiri di Otranto attesero 291 anni prima della beatificazione. Diamo anche alla famiglia di Aldo Moro la certezza che non si riapriranno, anche involontariamente, storie di sangue e di inganni che alcuni stanno pagando ancora sulla loro pelle e che probabilmente pagheranno fino a che ci sarà la loro vita.
Giovanni Invitto
Ordinario Unisalento















