Alessio, 830 km fino a Santiago de Compostela
“Il mio Cammino copriva la distanza da Saint Jean Pied de Port fino alla meta. Un tragitto lunghissimo portato a termine in 32 giorni”.
“I miei genitori erano ad un tempo entusiasti e in apprensione. Li ho lasciati con l’eco delle loro preoccupazioni nelle orecchie. Il mio parroco ed il mio vice parroco mi sono sempre stati accanto sia con la preghiera sia chiedendo informazioni ai miei genitori con i quali ero sempre in contatto”.
“Solo il primo giorno mi è balenato un piccolo ripensamento. Dopo aver scalato i Pirenei con tanta sofferenza, ho iniziato a pensare che il Cammino non facesse per me. Arrivato a Pamplona fu l’amicizia a sostenermi. “A viaggiare da soli si va veloci, ma a viaggiare in gruppo si va lontani”.
Fare esercizio di spiritualità è imprescindibili per i ragazzi che orbitano attorno alle Parrocchie e vivono intensamente una formazione interiore. Tra le esperienze che arricchiscono è certamente annoverabile il Cammino di Compostela, pellegrinaggio davvero unico ed ostico.
Lo ha compiuto Alessio, uno dei tanti giovani, della Parrocchia Matrice di Monteroni che al suo ritorno si è concesso alle nostre curiosità.
Alessio, abbiamo saputo della tua estate all’insegna della spiritualità, ce ne vuoi parlare?
Tutto è iniziato il 10 luglio quando con alcuni giovani della parrocchia Maria SS. Assunta di Monteroni, cui appartengo, ed altri della parrocchia S. Sabino in Lecce siamo partiti per un campo-scuola a Lourdes. È stata un’esperienza davvero esaltante che rimarrà indelebile nella nostra memoria per non parlare dello stupore suscitato dal santo connubio tra l’Immacolata Concezione e Bernadette. L’intensa spiritualità ci ha avvolti ed uniti tutti in maniera travolgente. Il 17 luglio iniziò il viaggio di ritorno, ma non per me. Quello stesso giorno lasciai la valigia e, con lo zaino in spalla, presi un treno che da Lourdes mi portò fino a Saint Jean Pied de Port. Il giorno appresso ripreso lo zaino mi sono incamminato per la via francese, o via delle stelle, che mi portò a Santiago de Compostela. Ero così lanciato verso un’altra affascinante dimensione… il “Cammino di Santiago”. I pellegrini possono scegliere da dove partire date le numerose varianti possibili, infatti, esistono delle guide che descrivono dettagliatamente ogni cammino. Persino guide scritte da pellegrini stessi che hanno fatto il Cammino svariate volte. Personalmente ho scelto il più comune, potremmo dire il più “commerciale”. Questo rispetto agli altri ha il più alto numero di ostelli, negozi, bar, ristoranti, e quant’altro. Inoltre, attraversa molte grandi città come Pamplona, León, Astorga dove c’è tanto da visitare.
Ma cosa ti ha spinto ad intraprendere questo pellegrinaggio?
Il primo giorno di cammino prima di lasciare il paesino di Saint Jean Pied de Port per andare a Roncisvalle, ho conosciuto due ragazze di Firenze ed abbiamo camminato un po’ insieme. A loro ho posto questa stessa domanda, la risposta mi ha lasciato sorpreso. Una ragazza si è rivolta a me dicendo: “non siamo noi a scegliere di fare il Cammino ma è una vera e propria chiamata”. Queste parole mi hanno turbato molto. Non avevo mai preso in considerazione questa dimensione. Certamente, durante e dopo il Cammino, gli insegnamenti ricevuti sono stati incisivi e significativi. Ho visitato Santiago e sono subito ripartito per vedere l’oceano e i paesi di Muxia e Fisterra percorrendo altri 120 km in 5 giorni. Ardeva in me il desiderio di “compiere quest’impresa” sin dal 2011, anno in cui ne sono venuto a conoscenza, durante i preparativi della Gmg di Madrid, scoprì infatti che nel 1989 vi fu un’edizione a Santiago de Compostela. Negli anni appresso mi sono informato ma dapprima ho dubitato delle mie capacità. Non sapevo se sarei riuscito realmente a portarlo termine. Ad un certo punto è scoccata una scintilla forse alimentata ogni anno grazie ad un programma che spesso ascoltavo su Radio 105, dove in presentatore agli ascoltatori veniva chiesto dove passavano le vacanze estive. Ogni anno contattavo qualcuno che voleva intraprendere il Cammino e sentivo in loro una grande forza che li spingeva ad affrontare tutto ciò che, ora, anch’io ho conosciuto. Ben presto quella scintilla divenne fuoco vivo soprattutto dopo i racconti di un’amica tornata dal pellegrinaggio nel 2014. Allora ho atteso, non a lungo, l’occasione giusta per partire. Quando a marzo sono venuto a conoscenza che il campo-scuola sarebbe stato a Lourdes, ho fatto delle rapide ricerche scoprendo che il Cammino partiva proprio a pochi chilometri dal Santuario, ho capito subito che era l’occasione giusta e non me la sono lasciata sfuggire.
Quando hai comunicato questa scelta, come hanno reagito le persone che ti stavano intorno?
Martina, una mia amica, è stata molto entusiasta e mi ha convinto che sarebbe stata un’ottima esperienza. Per me è stato un qualcosa di più… una porzione della mia esistenza per sempre incisa quale segno indelebile nel mio cuore e nel mio essere tutto. Grazie alle sue parole e alla sua disponibilità nell’aiutarmi a preparare lo zaino che mi avrebbe accompagnato per tutto il Cammino, ho trovato il coraggio di procedere verso la strada che mi avrebbe portato a Santiago.I miei genitori erano ad un tempo entusiasti e in apprensione. Li ho lasciati con l’eco delle loro preoccupazioni nelle orecchie. Cosa succede se per caso ti senti male o ti affatica la strada? Se hai bisogno di aiuto a chi ti rivolgi? Se ti si accosta qualcuno con cattive intenzioni come te la sbrighi? Il mio parroco ed il mio vice parroco mi sono sempre stati accanto sia con la preghiera sia chiedendo informazioni ai miei genitori con i quali ero sempre in contatto. Tanti amici hanno apprezzato il coraggio della mia scelta. Non ero assolutamente preparato fisicamente ad affrontare tale sfida ma ero allenato nella preghiera.
Quindi hai affrontato il Cammino da solo?
Sono partito solo ma sapevo che durante l’itinerario avrei di certo conosciuto dei compagni di viaggio. Infatti sin dall’inizio ho incontrato due ragazze di Firenze con cui abbiamo affrontato la prima tappa sostenendoci a vicenda. Il secondo giorno mi ero avviato da solo ma subito dopo qualche chilometro ho conosciuto un professore di Bari che però non avrebbe portato a termine tutto il Cammino e si sarebbe fermato a buon punto per poi ritornare in Puglia e riprenderlo l’anno successivo. Già la sera del secondo giorno ho cominciato a conoscere degli italiani che successivamente avrei chiamato compagni, poi amici e per finire fratelli/sorelle. Ho fatto la conoscenza di William e Laura (una coppia di Milano), Andrea e Matilde (padre e figlia di Livorno), Nando (Cosenza), Francesco (Palermo), Antonella (Argentina), Mark (Barcellona) e Daniela (Napoli). Abbiamo proseguito insieme e ci siamo fatti coraggio a vicenda come una famiglia superando numerose difficoltà, ci siamo medicati e sostenuti in tutti i modi, affinché nessuno rimanesse indietro. Siamo giunti insieme a Santiago superando tutte le nostre avversità. Molto doloroso è stato il momento dell’addio. Ognuno ringraziava tutti singolarmente per quello che in 32 giorni di Cammino gli aveva dato. Fu anche un momento festoso per il raggiungimento di un obbiettivo che sembrava inarrivabile.




















