Pubblicato in: Ven, Ott 9th, 2015

Alessio, 830 km fino a Santiago de Compostela

COS’È IL CAMMINO

Il Cammino è un percorso che arriva alla città di Santiago de Compostela ove nella cattedrale riposano le venerate spoglie di San Giacomo Apostolo. Rinvenute intorno all’Ot­tocento in seguito ad una visione del Vescovo dell’epoca.

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Nel sogno il Presule vide cadere una stella in un luogo pre­ciso e lì fece fare degli scavi durante i quali emersero delle ossa probabilmente appartenute all’Apostolo San Giacomo. Sin dal 1100 il mondo cattolico iniziò a fare dei pellegrinaggi in quel luogo. In passato il punto di partenza era il porto di Brindisi e spesso ci volevano svariati anni prima di giungere a destinazione.

LA GIORNATA TIPO

Ci si sveglia molto presto, intorno alle 6.00 e ci si prepara per affrontare il viaggio. Intorno alle 6.30/7.00 ci si mette in cammino per poter percorrere quanta più strada possibile prima che il sole cominci a picchiare e rallenti l’andatura a causa dell’elevata temperatura. Anche l’alba è favorevole al viandante poiché sorge alle 7.30 e quindi si può sfruttare il fresco sino alle 9.30/10.00 Verso mezzogiorno ci si può fermare in vista di un market per preparare un boccadillo (panino imbottito) o nutrirsi in qualche altro modo. E poi si prosegue fino alle prime ore del pomeriggio. Si può giun­gere alla meta prefissata in un lasso di tempo che va dalle 2.00 alle 5.00 a seconda della distanza percorribile che oscilla dai 25 ai 30 km giornalieri da percorrere nella sola mattinata. Appena si arriva nel paese prefisso, si cerca un albergue (ostello) ove registrarsi e prendere un posto letto per dormire. Una volta sistemati in stanza solitamente il pellegrino non vede l’ora di farsi una doccia per eliminare polvere, sudore e, soprattutto, fatica accumulata durante il tragitto.

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C’è la possibilità anche di lavare i vestiti sporchi e lasciarli asciugare. Il tempo non manca poiché il sole tra­monta verso le 22.15 e l’aria ha un bassissimo tasso di umi­dità favorendo una rapida asciugatura degli indumenti. Per la cena è possibile acquistare viveri dai negozi e cucinarli direttamente nell’albergue, a volte si trova anche la pasta italiana; o si può andare a mangiare nei ristoranti con menù a basso costo ed ottenere comunque svariate portate, ma questa opzione è soprattutto per i giorni festivi in cui i nego­zi sono chiusi o per chi è troppo stanco per andare a fare compere. Negli albergue c’e l’obbligo del silenzio fissato relativamente presto (intorno alle 22.00), tuttavia a causa della stanchezza i pellegrini vanno a dormire appena possi­bile, molto spesso quand’è ancora luce.

IL PERCORSO

Nelle guide i percorsi sono descritti dettagliatamente perché re­datte da coloro che hanno già intrapreso svariate volte e con un programma ben preciso il percorso diversamente dagli altri. Il Cammino si presenta alquanto impervio. Già nella prima tappa che da Saint Jean Pied de Port porta a Roncisvalle si riscontra molta difficoltà. Forse è il tratto più difficile di tutto il Cammino. Viene chiamata la “scalata dei Pirenei” per la presenza di pen­denze piuttosto ripide. Per chi non è allenato possono volerci 13 ore per superrare questa tappa dove per più di 10 km non si trova né un paese, né una fontana per abbeverarsi e riposarsi. Poi per un altro po’ di giorni il viandante continua a salire e scendere le montagne. Subito dopo si stagliano le mesetas, lunghissimi altipiani della penisola iberica circondati da campi di grano senza la presenza di alberi, per svariati chilometri sotto il sole cocente.

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Subito dopo v’è la Castiglia, un’antica e vasta regione spagnola a tratti relativamente semplici ma sempre in salita ove si toccano alte quote e si trovano basse a causa dell’altitudine, la difficoltà è data soprattutto dall’escursione termica, ovvero uno sbalzo di temperatura che si è costretti a subire in pochi giorni. Quando si arriva a León cambia l’at­mosfera del Cammino. Posizionato a poco più di 150 km da Santiago e sempre affollatissimo. Qui non vi sono più solamen­te i pellegrini conosciuti o intravisti lungo il tragitto già percorso ma la quantità dei gruppi si triplica e spesso si quadruplica. I rapporti tra i pellegrini pian piano si trasformano da socievoli ed amichevoli a freddi e distaccati. Subito dopo si entra nella Galizia, una comunità autonoma a nord-ovest della Spagna il cui capoluogo è Santiago de Compostela. Caratterizzata da un territorio di salite e discese è la seconda tappa più dura di tutto il Cammino. 27 km quasi tutti in salita prima di raggiungere un paese con tantissimi posti letto, spesso occupati dai pellegrini partiti da poco. Comunque percorrendo altri 12 km se ne tro­vano degli altri. Dopo 39 km i pellegrini preferiscono prenotare i posti letto per tempo. L’ultima tappa che porta a Santiago ai pellegrini sembra sempre la più semplice e la percorrono più in fretta.

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Composta da pochi chilometri, permette di raggiungere Santiago e partecipare alla messa dei pellegrini celebrata ogni giorno alle 12.00. Nella suggestiva cornice della maestosa cat­tedrale si conclude con l’offerta del sacrificio eucaristico la “rivo­luzionaria” esperienza del Cammino. Al termine della funzione religiosa l’accensione del “Botafumeiro”, un grande turibolo risalente al XIX sec. che viene fatto oscillare dai tiraboleiros che lo issano fino a 22 metri d’altezza nella croce della navata cen­trale e quindi, con un sistema di corde e carrucole suscitano un modo pendolare per fargli sfiorare il soffitto delle navate ad una velocità di circa 70 km/h. Al termine, in cattedrale, a tutti i pel­legrini viene rilasciata la “Compostela”, un documento religioso redatto in latino rilasciato dall’autorità ecclesiastica di Santiago de Compostela. Certifica il compiuto pellegrinaggio alla tomba dell’Apostolo San Giacomo.

Pagine a cura di Christian Tarantino 

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