Allarme Radon in tutto il Salento
L’uranio impoverito dei civili, una nuova piaga per la salute allarme radon in tutto il Salento.
I dati registrati superano di gran lunga il livello indicato dal DL 230/95.
86 è il numero attribuito al Radon dalla tavola periodica degli elementi di Mendeleev; Rn il simbolo con il quale è riconosciuto dagli esperti di chimica. Fa parte dei gas nobili. È inodore, insapore, incolore e chimicamente inerte. Questo è quanto generalmente si conosce del radon, in molti però ignorano la sua costante presenza nel suolo terrestre, nelle rocce, in materiali di costruzione come il granito e il tufo e da lì si propaga nell’aria fino a raggiungere i nostri polmoni.
Il Radon è, di fatto, un prodotto di decadimento dell’uranio (anch’esso presente a bassa concentrazione in tutta la crosta terrestre) e, una volta formatosi, abbandona il materiale in cui si trova, specialmente se poroso, per librarsi nell’ambiente. E fin qui, nulla di preoccupante. Il problema nasce nel momento in cui il radon raggiunge e si accumula in spazi chiusi, dove può diventare considerevolmente pericoloso per la salute perché, in quanto elemento instabile al pari dei suoi prodotti di decadimento, emette radiazioni che possono generare dei tumori ai polmoni. Le caratteristiche comportamentali del radon, il nesso stretto con le condizioni geo-strutturali del territorio e le caratteristiche del materiale da costruzione, hanno indotto gli esperti a pensare che il problema riguardi da vicino l’intero Salento.
Poi, i controlli si sono concentrati sul polo urbano dell’Ateneo leccese, in cui l’indagine condotta dal responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, Manuel Fernandez, ha messo alla luce la presenza preoccupante di radon in molte sedi universitarie. Dall’ultimo report, i dati sconcertanti: la media annua di concentrazione di radon all’interno di alcuni ambienti del Monastero degli Olivetani è pari a 1400 Bq/m3, seguita dai 1100 Bq/m3 registrati al Rettorato. La maglia nera va, invece, al plesso Studium 2000, all’interno del quale, il museo di Papirologia si è registrato il picco di 1500 Bq/m3. Si tratta di dati che superano il livello d’azione di 500 Bq/m3 indicata dal D.L. 230/95.















