Pubblicato in: Sab, Mag 11th, 2013

Allarme Radon in tutto il Salento

L’uranio impoverito dei civili, una nuova piaga per la salute allarme radon in tutto il Salento. 

I dati registrati superano di gran lunga il livello indicato dal DL 230/95.

86 è il numero attribu­ito al Radon dalla tavola periodica degli elementi di Mendeleev; Rn il simbolo con il quale è riconosciuto da­gli esperti di chimica. Fa parte dei gas nobili. È inodore, insapore, incolore e chimicamente inerte. Questo è quanto generalmente si conosce del radon, in molti però ignorano la sua costante presenza nel suolo terrestre, nelle rocce, in mate­riali di costruzione come il granito e il tufo e da lì si propaga nell’aria fino a raggiungere i nostri polmoni.

Il Radon è, di fatto, un prodotto di decadimento dell’uranio (anch’esso presente a bassa concentrazione in tutta la crosta terrestre) e, una volta formatosi, abbandona il materiale in cui si trova, specialmente se poroso, per librarsi nell’ambiente. E fin qui, nulla di preoccupante. Il problema nasce nel momento in cui il radon raggiunge e si accumula in spazi chiusi, dove può diventare consi­derevolmente pericoloso per la salute perché, in quanto elemento instabile al pari dei suoi prodotti di decadi­mento, emette radiazioni che possono generare dei tumori ai polmoni. Le caratteristiche comportamentali del radon, il nesso stretto con le condizioni geo-strutturali del territorio e le carat­teristiche del materiale da costruzione, hanno indotto gli esperti a pensare che il problema riguardi da vicino l’intero Salento.

Poi, i controlli si sono concentrati sul polo urbano dell’Ateneo leccese, in cui l’indagine condotta dal responsabile del Servizio di Prevenzione e Prote­zione, Manuel Fernandez, ha messo alla luce la presenza preoccupante di radon in molte sedi universitarie. Dall’ultimo report, i dati sconcertanti: la media annua di concentrazione di radon all’interno di alcuni ambienti del Monastero degli Olivetani è pari a 1400 Bq/m3, seguita dai 1100 Bq/m3 registrati al Rettorato. La maglia nera va, invece, al plesso Studium 2000, all’interno del quale, il museo di Papi­rologia si è registrato il picco di 1500 Bq/m3. Si tratta di dati che superano il livello d’azione di 500 Bq/m3 indicata dal D.L. 230/95. 

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