Allarme/Minorenni che abortiscono… Aumentano le quindicenni
In discesa l’età media delle ragazze che decidono di interrompere la gravidanza.
Fonti documentate di recenti indagini statistiche confermano il dato allarmante di un aumento delle minorenni che abortiscono. Un segno significativo di una società travolta e stravolta da un relativismo che fagogita gli uomini, le donne e le bambine che decidono per la vita dei loro bambini. Affrontiamo questo delicato argomento analizzando è aspetto, quello giuridico, psicologico e medico. Approfondiamo quest’ultimo con un’intervista doppia a due medici ginecologi, il dott. Amleto Buia e il dott. Antonio Ripa, operanti presso la divisione di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce.
LA MEDICINA/IL DOTT. ANTONIO BUIA E IL DOTT. ANTONIO RIPA
“NON SI SENTONO PRONTE PER LA MATERNITÀ”
Dottor Buia e dottor Ripa, in merito agli aborti delle minorenni, a Lecce qual è la situazione rispetto agli anni precedenti?
I dati indicano un aumento delle percentuali, su 100 donne che abortiscono 3 – 4 sono minorenni, ma è scesa l’età media, oggi abortiscono anche ragazze di 14, 15 anni mentre prima quelle di 16, 17 anni.
Come si può spiegare questo abbassamento dell’età, lieve da un punto di vista temporale ma significativo per quanto riguarda l’aspetto sociologico?
Sicuramente perché le ragazze hanno un approccio al sesso molto più precoce rispetto al passato.
Quali sono i motivi per i quali le ragazze minorenni effettuano un’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg)?
Considerata la giovane età i motivi sono innanzitutto psicologici, spesso dichiarano di non essere pronte e di avere interessi più importanti come gli studi da terminare o quelli nuovi da intraprendere. Naturalmente ci sono anche ragioni economiche e familiari.
In base alla vostra esperienza, potreste fornirci una mappatura delle classi sociali a cui appartengono queste giovani ragazze e, qualora voi lo aveste riscontrato, l’approccio nell’affrontare questa situazione?
Le ragazze che effettuano l’Igv appartengono indistintamente a tutte le classi sociali, quello che rilevo è un atteggiamento differente. Quelle che appartengono a classi meno abbienti in genere vengono da sole con l’autorizzazione del giudice tutelare, quelle dei ceti medio-alti sono accompagnate dai genitori che ci tengono ad essere presenti.
Che differenza c’è tra l’aborto farmacologico e quello chirurgico?
La differenza è legata all’epoca gestazionale. Entro le sette settimane si pratica l’aborto farmacologico, superati i primi 90 giorni cioè i primi tre mesi si procede con l’intervento chirurgico. Nel primo si devono effettuare tre accessi, il secondo si svolge in day-ospital. Solo il 5% risolve con l’aborto farmacologico, il 95% ha bisogno di completare l’iter con l’intervento chirurgico.
È possibile l’Ivg dopo la dodicesima settimana?
Dal 90° al 180° giorno è possibile praticare l’aborto in base all’articolo 6 della legge 194 del 1978.
Ci sono complicazioni per eventuali gravidanze future?
No, in modo particolare con l’aborto farmacologico perché non si intacca l’integrità fisica.
È successo di avere a che fare con ragazze che hanno cambiato idea e non hanno abortito?
È successo ma non è una cosa molto frequente.
















