Pubblicato in: Ven, Feb 21st, 2014

Allarme/Minorenni che abortiscono… Aumentano le quindicenni

In discesa l’età media delle ragazze che decidono di interrompere la gravidanza.

Fonti documentate di recenti indagini statistiche conferma­no il dato allarmante di un aumento delle minorenni che abortiscono. Un segno significativo di una società travolta e stravolta da un relativismo che fagogita gli uomini, le donne e le bambine che decidono per la vita dei loro bambini. Affron­tiamo questo delicato argo­mento analizzando è aspetto, quello giuridico, psicologico e medico. Approfondiamo quest’ultimo con un’inter­vista doppia a due medici ginecologi, il dott. Amleto Buia e il dott. Antonio Ripa, operanti presso la divisione di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Vito Fazzi di Lecce.

LA MEDICINA/IL DOTT. ANTONIO BUIA E IL DOTT. ANTONIO RIPA 

“NON SI SENTONO PRONTE PER LA MATERNITÀ” 

Dottor Buia e dottor Ripa, in merito agli aborti delle minorenni, a Lecce qual è la situazione rispetto agli anni precedenti?

I dati indicano un aumento delle percentuali, su 100 donne che aborti­scono 3 – 4 sono minorenni, ma è scesa l’età media, oggi abortiscono anche ra­gazze di 14, 15 anni mentre prima quelle di 16, 17 anni.

Come si può spiegare questo ab­bassamento dell’età, lieve da un punto di vista temporale ma signifi­cativo per quanto riguarda l’aspetto sociologico?

Sicuramente perché le ragazze han­no un approccio al sesso molto più pre­coce rispetto al passato.

Quali sono i motivi per i quali le ra­gazze minorenni effettuano un’in­terruzione volontaria di gravidanza (Ivg)?

Considerata la giovane età i motivi sono innanzitutto psicologici, spesso di­chiarano di non essere pronte e di avere interessi più importanti come gli studi da terminare o quelli nuovi da intraprende­re. Naturalmente ci sono anche ragioni economiche e familiari.

In base alla vostra esperienza, po­treste fornirci una mappatura delle classi sociali a cui appartengono queste giovani ragazze e, qualora voi lo aveste riscontrato, l’approc­cio nell’affrontare questa situazio­ne?

Le ragazze che effettuano l’Igv ap­partengono indistintamente a tutte le classi sociali, quello che rilevo è un atteggiamento differente. Quelle che appartengono a classi meno abbienti in genere vengono da sole con l’autorizza­zione del giudice tutelare, quelle dei ceti medio-alti sono accompagnate dai geni­tori che ci tengono ad essere presenti.

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Che differenza c’è tra l’aborto far­macologico e quello chirurgico?

La differenza è legata all’epoca ge­stazionale. Entro le sette settimane si pratica l’aborto farmacologico, superati i primi 90 giorni cioè i primi tre mesi si procede con l’intervento chirurgico. Nel primo si devono effettuare tre accessi, il secondo si svolge in day-ospital. Solo il 5% risolve con l’aborto farmacologico, il 95% ha bisogno di completare l’iter con l’intervento chirurgico.

È possibile l’Ivg dopo la dodicesima settimana?

Dal 90° al 180° giorno è possibile praticare l’aborto in base all’articolo 6 della legge 194 del 1978.

Ci sono complicazioni per eventuali gravidanze future?

No, in modo particolare con l’abor­to farmacologico perché non si intacca l’integrità fisica.

È successo di avere a che fare con ragazze che hanno cambiato idea e non hanno abortito?

È successo ma non è una cosa molto frequente.

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