Alluvioni nel Salento, a rischio il Nord-Ovest
Il nostro territorio e le sue dinamiche alla luce dei fatti accaduti nelle scorse settimane in Liguria, in toscana e in Emilia. Le soluzioni offerte dagli enti territoriali.
Copertino 2004
Dopo il disastro di Genova/Il nostro territorio e le sue dinamiche alla luce dei fatti accaduti nelle scorse settimane in Liguria, in toscana e in Emilia. Le soluzioni offerte dagli enti territoriali.
Carmiano 2010 – Leverano 2014
A colloquio con Luca Orlanducci, geologo leccese… Da Carmiano a Leverano le aree inondabili più esposte ad eventi eccezionali.
“Le interazioni con i centri abitati, di fatto modificano ogni giorno il sistema idrologico e idrogeologico. L’abusivismo, insieme con la mancanza di pianificazione territoriale produce effetti devastanti”.
Torre dell’Orso 2014 – San Foca 2014
Dott. Orlanducci, l’idea comune è di vivere in un territorio lontano da possibili catastrofi naturali che invece interessano altre zone d’Italia. Vorremmo che lei attraverso un’analisi ragionata ci guidasse a conoscere i luoghi nei quali viviamo per comprendere meglio qual è la situazione reale. Quali sono le caratteristiche del sistema geomorfologico e i rischi legati ad esso?
La realtà salentina benché non abbia delle esposizioni evidenti dal punto di vista geomorfologico ed idrogeologico presenta comunque una sua complessità da entrambi i punti di vista. L’apparente stabilità per l’assenza di veri e propri corsi d’acqua e di rilievi montani e/o collinari, restituisce una falsa percezione delle vulnerabilità intrinseche dello stesso territorio. Mi riferisco all’emergenza coste, legata alle falesie in arretramento e quindi interessate da crolli, che tendono a coinvolgere nell’immediato futuro le strutture antropiche, ed alle aree inondabili in occasione di eventi meteorici definiti “eccezionali”.
In merito all’erosione di alcuni tratti di costa e ai distacchi delle falesie, quali sono le possibili
soluzioni?
L’emergenza conclamata in aree a costa alta rappresenta una naturale evoluzione della morfologia costiera. In particolare le falesie del litorale adriatico subiscono l’azione dell’acqua meteorica ed in maniera preponderante del moto ondoso che, proprio per la particolare successione stratigrafica, contribuisce al fenomeno di arretramento della falesia. Le soluzioni, purtroppo, prevedono investimenti “importanti” per la difesa dei litorali che necessitano di studi appropriati e spesso sottovalutati nella loro complessità progettuale.
Come si caratterizza il complesso idrostrutturale e quali pericoli sono connessi?
Dal punto di vista idrogeologico, il Salento ha nel suo territorio una struttura piuttosto complessa se paragonata ai bacini imbriferi montani, dove il rischio e la pericolosità intrinseca sono legati ai corsi d’acqua già ben definiti nella loro struttura sia dal punto di vista geologico che morfologico. I bacini endoreici presenti nel nostro territorio, per via dei limitati gradienti altimetrici, sono definiti da studi idraulici appropriati che ne delimitano le aree, (anche di decine di km quadrati) e sono rappresentati come enormi depressioni spesso molto blande. Immaginiamo una scodella che viene riempita dalle acque meteoriche ricadenti sul territorio senza una vera e propria direzione di flusso, ma con una provenienza radiale ovvero da ogni direzione. In ragione di ciò, la definizione, sia delle direzioni di flusso che delle portate, può anche essere molto complessa, e mi riferisco alle interazioni con i centri abitati che di fatto modificano ogni giorno il sistema idrologico ed idrogeologico.
Si può parlare di sostenibilità anti-catastrofi in equilibrio tra la crescita urbanistica e il rispetto del territorio?
Oggi le problematiche del territorio sono per nostra fortuna ritenute di primaria importanza. La presenza di enti ed istituzioni di vigilanza, hanno negli anni limitato notevolmente il fenomeno del degrado ambientale. Mi riferisco anche all’abusivismo come pratica diffusa fino a non molti anni fa, ma non meno nella mancanza di pianificazione territoriale e di sviluppo urbanistico, che produce allo stesso modo effetti devastanti. Non vuole essere una polemica a posteriori, ma è stato ampiamente dimostrato, come molte inondazioni e/o frane che hanno cagionato danni materiali alle strutture e vittime, si sono verificate su una struttura morfologica ed idrogeologica ben evidente anche e soprattutto in fase di pianificazione territoriale.
A Lecce e in Provincia ci sono zone più a rischio rispetto ad altre?
A questo proposito sono state redatte le carte della pericolosità idrogeologica e morfologica dell’Autorità di Bacino della Puglia, sulla base di studi specifici e condotte con metodologie sofisticate. In particolare e senza eccesso di allarmismo, possiamo stilare un breve elenco di alcune delle città a rischio sia per quanto riguarda l’erosione delle rocce: San Foca, Otranto, la costa sud-adriatica da santa Cesarea a Santa Maria di Leuca; sia dal punto di vista idrogeologico: Leverano, Carmiano, Salice Salentina, San Pietro in Lama, Copertino e tante altre come si può evincere dai documenti.





















