Pubblicato in: Sab, Nov 17th, 2012

Anche i muri parlano… Edifici scolastici, la metà ha problemi

Ogni anno son do­lori. Legambiente ha pubblicato l’an­nuale Rapporto – il tredicesimo – sulla qualità delle strutture e dei ser­vizi della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado in 96 capoluoghi di pro­vincia – prendendo in esame nel complesso 7.139 edifici scolastici di loro competenza – e di nuovo ecco una fotografia desolante per il nostro sistema scolastico.

Le scuole italiane – gli edifici – sono in gran parte vecchi e con problemi di sicurezza. Tante le emergenze irrisolte, nonostante da anni si ripetano più o meno le stesse cose. La messa a norma delle strutture resta il tallone d’Achille nume­ro uno: quasi la metà, infatti, non possiede le certificazioni di agibilità, più del 65% non ha il certificato di prevenzione incendi e il 36% degli edifici ha bisogno d’interventi di manutenzione urgenti. Bisogna poi considerare che il 32,42% delle strutture si trova in aree a rischio sismico e un 10,67% in aree ad alto rischio idrogeolo­gico. Sulle certificazioni giova a poco consolarsi col fatto che spesso cambiano le norme in itinere, per cui una certifica­zione valida oggi è da rifare domani… la sostanza è che non ci siamo.

Appare evidente il bisogno della scuola italiana d’investimenti e risorse, anche in tempi di “spending review”. Va bene ripensare l’organiz­zazione complessiva e cercare di limitare gli sprechi che si annidano in un meccanismo mastodontico, forse eccessi­vamente burocratico, come quello dell’istruzione, ma in questi anni la logica dei tagli sembra aver prevalso su ogni altra cosa. Va bene parlare d’innovazione e di scuola di­gitale – meglio andrebbe spie­garlo bene (qualche pensiero, ad esempio, andrebbe fatto sul “pasticcio” denunciato dagli editori sulla questione dei libri di testo tra versione cartacea e internet) – ma se poi i muri non stanno su e le aule sono a rischio bisogna ripensare le priorità.

Ecco, questo è il pano­rama che pare di scorgere dalla fotografia di Legambiente, che peraltro esclude le scuole supe­riori, i cui edifici forse stanno ancora peggio di quelli delle elementari e medie. Intanto il malcontento e la disillusione crescono. Sono tutti segnali che spingono verso una ricom­prensione complessiva della politica scolastica e che sconta anni di contrapposizioni, di trasformazione della scuola in terreno di scontro politico.

Non c’è la bacchetta magica anche se, di volta in volta, i mini­stri – e le maggioranze – che si sono succeduti hanno provato a farlo credere, magari con slo­gan ad effetto (chi si ricorda le tre I, ad esempio?). Di fatto la considerazione del mondo sco­lastico è sempre più scaduta e forse bisogna ripartire proprio da qui, rivalutando la scuola pubblica (quella del sistema in­tegrato, come prevede la legge) come ambiente di educazione e di formazione. 

Alberto Campoleoni

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