Pubblicato in: Gio, Set 3rd, 2015

Anche il Fondo Clero su “Inps a porte aperte”

Proseguendo nell’opera­zione trasparenza “Inps a porte aperte”, è stavolta il turno della previdenza per gli iscritti al Fondo Clero. L’ente pensionistico rende infatti disponibili, in una specifica sezione del sito istituzionale www. inps.it, informazioni che chiariscono le regole previste per la composi­zione e l’effettivo funzionamento dei maggiori fondi speciali gestiti dall’Istituto. La sezione “Inps a porte aperte” è dedicata a migliorare il rapporto informativo tra Ente e cittadini, al di là degli obblighi prescritti dalla legge. L’obiet­tivo è quello di rendere più chiari i meccanismi di funzionamento delle prestazioni erogate dall’Istituto. Di recente è stata pubblicata una scheda informativa sulla previdenza degli iscritti al “Fondo di previdenza del clero e dei ministri di culto delle confessioni religiose diverse dalla cattolica” istituito quale fondo unico con legge 22 dicembre 1973 n. 903. In passato, la legge 5 luglio 1961 n. 579 discipli­nava l’assicurazione di invalidità e vecchiaia del clero e la legge 5 luglio 1961 n. 580 disci­plinava l’assicurazione di invalidità e vecchiaia dei ministri di culto delle confessioni religiose diverse dalla cattolica.

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Con l’unificazione dei due fondi previdenziali è stata istituita a carico del fondo anche la pensione ai superstiti, per cui il Fondo di previdenza del clero eroga la pensione di vecchiaia, la pensione di invalidità e la pensione ai superstiti a favore degli iscritti. Le pensioni erogate dal fondo sono 13.788 a fine 2014. Nonostante il rapporto iscritti/ pensionati sia sempre ben superiore all’unità (1,45 nel 2015), la gestione è costantemente in passivo, riportando risultati economici annuali negativi compresi tra 56 e 115 milioni di euro nel periodo 2002-2015 ed un disavanzo patrimoniale di oltre 2,2 miliardi di euro nel 2015. La ragione di questo andamento risiede fondamentalmente nello squilibrio tra con­tributi versati e prestazioni erogate (nel 2015 il rapporto contributi/prestazioni è di 1 a 3). L’Inps, in una recente nota, nel rimandare alla scheda informativa completa pubblicata su www.inps.it per ulteriori approfondimenti, ha segnalato alcune particolarità del comparto, tra cui il non essere stato interessato dalla riforma Monti-Fornero e la circostanza che i con­tributi non siano commisurati ad un’aliquota percentuale della retribuzione o del reddito, ma siano dovuti in misura fissa. Inoltre, il sistema di calcolo delle pensioni non è né retributivo, né contributivo e/o misto, bensì a prestazioni definite in somma fissa. Il Fondo prevede una misura minima per tutte le pensioni che eroga, i poco più di 500 euro mensili del trattamento minimo generalizzato. Circa il 72% dei quasi 14mila pensionati del fondo risulta titolare di altre pensioni da gestioni diverse. Da un ipotetico ricalcolo contributivo delle pensioni del comparto con decorrenza successiva al 1999, oltre il 60% delle pensioni subirebbe una decurtazione superiore al 50%; non esistono, peraltro, soggetti che avrebbero un vantaggio da tale ricalcolo.

Antonio Silvestri

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