Anmil/ Un “primato” italiano: muoiono tre lavoratori al giorno
A colloquio con Antonio Corvaglia, Presidente Provinciale dei Mutilati e degli Invalidi sul Lavoro.
“E comunque il numero degli incidenti sul lavoro è calato non tanto perché è diminuita l’esposizione al rischio ma perché è aumentata la disoccupazione”.
Nell’odierno contesto economico e sociale, segnato da una crisi inarrestabile economica e politica, l’Anmil (Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi sul Lavoro) si è trovata costretta, molto più che in passato, alle difensive nei confronti di un sistema di Welfare attualmente sotto attacco, ritenuto fonte di una spesa pubblica non più sostenibile, di sprechi e di abusi. Attacco che, al momento, non ha ancora riguardato direttamente l’Anmil, ma che essa non può ignorare quale spia di un ripensamento generale delle politiche sociali, da monitorare con attenzione.
È per questo che pian piano, si sta evidenziando, soprattutto, la rilevanza sociale delle rivendicazioni dell’Anmil, perché se è vero che in questo momento i sacrifici sono obbligo per tutti, bisogna anche ammettere che per alcuni possono diventare ancor più penosi. Si sommano a situazioni di partenza già complesse, a difficoltà quotidiane costose sia in termini economici che sociali. Il Presidente Provinciale dell’Anmil di Lecce, Antonio Corvaglia, da noi intervistato, ha fornito ulteriori chiarimenti, più nel dettaglio.
A quali funzioni e servizi assolve l’Anmil in merito ai pensionati?
La nostra Associazione è nata nel 1943, con l’obiettivo di assistere i mutilati e invalidi lavoratori e le loro famiglie, se deceduti. Di conseguenza si interessa dell’assistenza medico – legale alle vedove e agli orfani. Presso la nostra sede di Lecce abbiamo anche il nostro Patronato da circa 4 anni e il Centro Caf. Ormai offriamo tutti i servizi, dalle ore 8,30 alle 13,00 per chiunque abbia bisogno di informazioni per consulenze al di là del ricorso per l’infortunio subito e per il riconoscimento di un’indennità, per fare l’aggravamento risolto con il medico o altrimenti tramite vie legali per contenziosi se non vengono riconosciuti alcuni danni.
Come ci si associa?
Adesso i nostri soci sono tutte persone che hanno subìto infortuni sul lavoro, hanno una rendita mensile e attraverso essa noi tratteniamo lo 0,5%, una minima parte, e li informiamo con un giornalino sulle attività Anmil a livello nazionale. Con 20,00 euro all’anno si può diventare socio sostenitore e avere assistenza fiscale gratuita, consulenza per la pensione, qualsiasi attività di patronato.
Che differenza sussiste tra inabilità al lavoro e invalidità civile?
La prima riguarda persone che nascono con particolari patologie che non abilitano al lavoro, mentre invalidi civili sono coloro che subiscono infortuni o sono portatori di malattie causate da fattori esterni, professionali, esposizioni a particolari ambienti insalubri, come l’amianto, oppure hanno danni fisici o sofferenze provocate da causa violenta, ad es. la caduta. In circostanze di serie patologie si accerta e approfondisce giuridicamente.
C’è la prevalenza al Nord di pensioni di inabilità sul lavoro ed al Sud di invalidità civile. Come si colloca Lecce?
Noi ci occupiamo maggiormente dell’invalidità sul lavoro. L’Anmil, nello specifico, tutela gli invalidi civili. L’inabilità è l’usura, è l’esclusione dal lavoro perché non si può più svolgerlo, l’invalidità è la malattia, è il tumore che se supera il 74% da diritto a percepire un’indennità.
Fino a che punto questo è un dato indicativo tra società ricca ed evoluta come il Nord e povera e assistita come il Sud?
L’inabilità è diffusa al Nord dove si è iniziato a lavorare già 30 anni fa, mentre da noi l’occupazione è stata un problema. Chi ha lavorato al Nord per 30 – 35 anni non si trova più nelle condizioni di espletare le proprie mansioni, il fisico non regge più, mentre nel meridione, poiché non c’è lavoro, ci si espone a rischi ed attività usuranti, prive di tutela, a differenza degli operai delle fabbriche del settentrione, pur di portare a casa il pezzo di pane.
In base a quali situazioni si ha diritto alla pensione di invalidità e in che percentuale?
La nostra è una rendita, in base al danno subito, oltre i 13 punti, dal 16 al 100 %. Per l’invalidità civile bisogna avere la percentuale del 74%. Da noi, superato il 16% si ha diritto ad un’indennità civile, per cui il lavoratore per 10 anni viene sottoposto a controlli medici, può fare ricorso e l’Inail può chiamare a visita di revisione, inseguito a cui la rendita diventa definitiva.
Come si eroga la reversibilità superstiti?
Nel momento in cui il lavoratore viene a mancare, la vedova non percepisce alcunché, tranne se egli abbia avuto problemi per una malattia professionale, caso in cui alla coniuge è riconosciuta la reversibilità. Per quanto attiene alla rendita mensile, quando il lavoratore muore, cessa di percepire qualsiasi indennità. Non dimentichiamo che in Italia muoiono tre lavoratori al giorno, dato in diminuzione, perché è venuta meno l’occupazione, a causa di licenziamenti o chiusure delle ditte e l’esposizione al rischio è diminuita. Noi celebriamo la Giornata delle vittime degli incidenti sul lavoro la II domenica di ottobre, con solenne messaggio del Capo dello Stato per sensibilizzare l’opinione pubblica su questi argomenti.
Promuovete campagne di prevenzione, quindi?
Sì, attraverso convegni, incontri in ambienti scolastici come sul progetto, in ambito nazionale, dal nome “Silos”, per informare sui rischi, documentando sui dati infortuni, anche con video, riscuotendo larghi consensi, come è avvenuto presso l’Alberghiero e all’Istituto Geometri di Lecce.
Come fare per ottenere il trattamento di privilegio?
Un lavoratore infortunato viene portato in ospedale dove è sottoposto a certificazione medica per l’Inail. Se il soggetto deve stare a riposo, l’Inail valuta quando è in condizioni di riprendere il lavoro e in base al danno si quantifica il trattamento. Per es. con 16 punti si possono percepire 150 euro al mese, con il 100% 1.500 euro, anche in base all’inquadramento del lavoratore. Ci sono tabelle opportunamente stilate da confrontare, poi l’Inail provvede. Chiaramente se il lavoratore non si sente tutelato si rivolge all’Anmil, che fa la collegiale, il ricorso, perché con il confronto medico si stabilisce se sia possibile prendere qualche punto in più.
Quando fare richiesta per l’indennità di accompagnamento?
In base ai danni, se il soggetto non è autosufficiente, può fare la domanda, poi l’Inail valuta se sia nelle condizioni di ricevere l’accompagnamento.



















