Pubblicato in: Sab, Mar 15th, 2014

Anmil/ Un “primato” italiano: muoiono tre lavoratori al giorno

A colloquio con Antonio Corvaglia, Presidente Provinciale dei Mutilati e degli Invalidi sul Lavoro. 

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“E comunque il numero degli incidenti sul lavoro è calato non tanto perché è diminuita l’esposizione al rischio ma perché è aumentata la disoccupazione”. 

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Nell’odierno contesto econo­mico e sociale, segnato da una crisi inarrestabile econo­mica e politica, l’Anmil (As­sociazione Nazionale Muti­lati e Invalidi sul Lavoro) si è trovata costretta, molto più che in passato, alle difensive nei confronti di un sistema di Welfare attualmente sotto attacco, rite­nuto fonte di una spesa pubblica non più sostenibile, di sprechi e di abusi. Attacco che, al momento, non ha an­cora riguardato direttamente l’Anmil, ma che essa non può ignorare quale spia di un ripensamento generale del­le politiche sociali, da monitorare con attenzione.

Antonio Corvaglia

È per questo che pian pia­no, si sta evidenziando, soprattutto, la rilevanza sociale delle rivendicazioni dell’Anmil, perché se è vero che in que­sto momento i sacrifici sono obbligo per tutti, bisogna anche ammettere che per alcuni possono diventare ancor più penosi. Si sommano a situazioni di par­tenza già complesse, a difficoltà quoti­diane costose sia in termini economici che sociali. Il Presidente Provinciale dell’Anmil di Lecce, Antonio Corva­glia, da noi intervistato, ha fornito ulte­riori chiarimenti, più nel dettaglio.

A quali funzioni e servizi assolve l’Anmil in merito ai pensionati?

La nostra Associazione è nata nel 1943, con l’obiettivo di assistere i muti­lati e invalidi lavoratori e le loro fami­glie, se deceduti. Di conseguenza si in­teressa dell’assistenza medico – legale alle vedove e agli orfani. Presso la no­stra sede di Lecce abbiamo anche il no­stro Patronato da circa 4 anni e il Cen­tro Caf. Ormai offriamo tutti i servizi, dalle ore 8,30 alle 13,00 per chiunque abbia bisogno di informazioni per con­sulenze al di là del ricorso per l’infor­tunio subito e per il riconoscimento di un’indennità, per fare l’aggravamento risolto con il medico o altrimenti tra­mite vie legali per contenziosi se non vengono riconosciuti alcuni danni.

Come ci si associa?

Adesso i nostri soci sono tutte persone che hanno subìto infortuni sul lavoro, hanno una rendita mensile e attraverso essa noi tratteniamo lo 0,5%, una minima parte, e li infor­miamo con un giornalino sulle attività Anmil a livello nazionale. Con 20,00 euro all’anno si può diventare socio sostenitore e avere assistenza fiscale gratuita, consulenza per la pensione, qualsiasi attività di patronato.

Che differenza sussiste tra ina­bilità al lavoro e invalidità civile?

La prima riguarda persone che nascono con particolari patologie che non abilitano al lavoro, mentre invalidi civili sono coloro che subiscono infor­tuni o sono portatori di malattie cau­sate da fattori esterni, professionali, esposizioni a particolari ambienti in­salubri, come l’amianto, oppure hanno danni fisici o sofferenze provocate da causa violenta, ad es. la caduta. In cir­costanze di serie patologie si accerta e approfondisce giuridicamente.

C’è la prevalenza al Nord di pen­sioni di inabilità sul lavoro ed al Sud di invalidità civile. Come si colloca Lecce?

Noi ci occupiamo maggiormen­te dell’invalidità sul lavoro. L’Anmil, nello specifico, tutela gli invalidi civili. L’inabilità è l’usura, è l’esclusione dal lavoro perché non si può più svolgerlo, l’invalidità è la malattia, è il tumore che se supera il 74% da diritto a per­cepire un’indennità.

Fino a che punto questo è un dato indicativo tra società ricca ed evoluta come il Nord e povera e assistita come il Sud?

L’inabilità è diffusa al Nord dove si è iniziato a lavorare già 30 anni fa, mentre da noi l’occupazione è stata un problema. Chi ha lavorato al Nord per 30 – 35 anni non si trova più nelle con­dizioni di espletare le proprie mansio­ni, il fisico non regge più, mentre nel meridione, poiché non c’è lavoro, ci si espone a rischi ed attività usuranti, prive di tutela, a differenza degli ope­rai delle fabbriche del settentrione, pur di portare a casa il pezzo di pane.

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In base a quali situazioni si ha diritto alla pensione di invalidità e in che percentuale?

La nostra è una rendita, in base al danno subito, oltre i 13 punti, dal 16 al 100 %. Per l’invalidità civile bisogna avere la percentuale del 74%. Da noi, superato il 16% si ha diritto ad un’in­dennità civile, per cui il lavoratore per 10 anni viene sottoposto a controlli medici, può fare ricorso e l’Inail può chiamare a visita di revisione, insegui­to a cui la rendita diventa definitiva.

Come si eroga la reversibilità su­perstiti?

Nel momento in cui il lavoratore viene a mancare, la vedova non per­cepisce alcunché, tranne se egli abbia avuto problemi per una malattia pro­fessionale, caso in cui alla coniuge è riconosciuta la reversibilità. Per quanto attiene alla rendita mensile, quando il lavoratore muore, cessa di percepire qualsiasi indennità. Non dimentichia­mo che in Italia muoiono tre lavoratori al giorno, dato in diminuzione, perché è venuta meno l’occupazione, a causa di licenziamenti o chiusure delle ditte e l’esposizione al rischio è diminuita. Noi celebriamo la Giornata delle vittime degli incidenti sul lavoro la II domenica di ottobre, con solenne messaggio del Capo dello Stato per sensibilizzare l’o­pinione pubblica su questi argomenti.

Promuovete campagne di pre­venzione, quindi?

Sì, attraverso convegni, incontri in ambienti scolastici come sul progetto, in ambito nazionale, dal nome “Silos”, per informare sui rischi, documentan­do sui dati infortuni, anche con video, riscuotendo larghi consensi, come è av­venuto presso l’Alberghiero e all’Istitu­to Geometri di Lecce.

Come fare per ottenere il tratta­mento di privilegio?

Un lavoratore infortunato viene portato in ospedale dove è sottoposto a certificazione medica per l’Inail. Se il soggetto deve stare a riposo, l’Inail valuta quando è in condizioni di ri­prendere il lavoro e in base al danno si quantifica il trattamento. Per es. con 16 punti si possono percepire 150 euro al mese, con il 100% 1.500 euro, anche in base all’inquadramento del lavoratore. Ci sono tabelle opportunamente stilate da confrontare, poi l’Inail provvede. Chiaramente se il lavoratore non si sen­te tutelato si rivolge all’Anmil, che fa la collegiale, il ricorso, perché con il con­fronto medico si stabilisce se sia possi­bile prendere qualche punto in più.

Quando fare richiesta per l’in­dennità di accompagnamento?

In base ai danni, se il soggetto non è autosufficiente, può fare la domanda, poi l’Inail valuta se sia nelle condizio­ni di ricevere l’accompagnamento. 

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