Anniversario/Sessant’anni al servizio dei detenuti minori
Mons. Oronzo De Simone racconta la sua esperienza “dietro le sbarre” tra i ragazzi del Carcere di Lecce.
Don Oronzo con gli ‘ospiti’ del Carceretto, 29 novembre 1983
“Ricordo con viva riconoscenza l’ex Arcivescovo di Pompei, mons. Ronca, con cui sono stato a contatto per la maggior parte della mia ventennale partecipazione al Consiglio Pastorale Nazionale”.
Don Oronzo presiede la S. Messa nella Casa Penale, 24 ottobre 1974
Come ricorda la sua nomina nel delicato impegno umano e religioso a favore dei ragazzi in carcere?
Il 21 giugno del ’55 mi recai dal Vescovo, tornavo da Roma, dopo aver compiuto il primo biennio accademico all’istituto Ustriusque Iuris dell’allora ateneo lateranense, non avendo accora conseguito la licenza, perché mancava l’esame De Universo Iure: i famosi 2414 canoni. Mons. Minerva, a mia insaputa, disse che l’allora giovane suo prosegretario don Salvatore De Giorgi, attuale Cardinale, mi avrebbe ceduto il posto.
Don Oronzo accoglie Mons. Minerva in visita al Carcere Minorile, 27 giugno 1972
La ragione di quel cambio repentino era nel fatto che costui doveva accompagnarlo alle quasi quotidiane Visite Pastorali. Allora, infatti, era quasi impossibile che il Vescovo vi si recasse da solo senza segretario. Pertanto, mons. De Giorgi rimase un solo mese. Personalmente ho trascorso ben sessant’anni, in quel costante e quotidiano servizio. Tra il mio consenso, la proposta scritta dal Presule, la nomina governativa e il mio effettuale servizio passò quasi un mese. Il 16 luglio iniziai il mio apostolato sotto gli auspici della Madonna del Carmine.
Quali furono le incombenze pastorali del primo incarico?
All’inizio dovevo assistere pastoralmente una decina di giovani al di sotto dei 21 anni. Secondo la nuova pedagogia penale si trattava di un indirizzo di osservazione senza custodia cautelare e per giunta di un esperimento, perché la configurazione definitiva doveva entrare in vigore solo l’anno successivo. Per quanto atteneva i minori, ben presto la mia assistenza si estese sia ai detenuti condannati che a quelli in attesa di giudizio; tutti degenti in settori speciali dei tre carceri giudiziari del distretto della Puglia meridionale che scontavano la pena senza essere assistiti da un cappellano proprio. Per cui integravo il mio sevizio recandomi appunto nei tre carceri giudiziari.
Don Oronzo prepara il S. Natale nella Sezione di Custodia, 21 dicembre 1971
Contestualmente il Vescovo mediante un convenuto disposto, era in contatto coi Direttori degli Istituti Penali per maggiorenni della città: giudiziario penale. Ove i rispettivi cappellani avevano raggiunto gli 80 anni. Quindi dovetti integrare anche il loro apostolato non tanto facile Si continuò così per circa 6 anni, fino all’agosto del ’61, quando i due confratelli anziani vennero definitivamente sostituiti da sacerdoti più giovani e dinamici. Contemporaneamente nel territorio di “Villa Tresca”, su via Monteroni, si andavano completando il primo padiglione per la rieducazione e quello del primo carcere.
Con il tempo, nel carcere minorile fu rimarcata sempre più la sua specificità rispetto ai giudiziari…
Dal ’61 in poi si susseguirono molti ministri Guardasigilli tra cui due Salentini (gli On.li De Pietro e Reale); molti Direttori Generali e naturalmente molti altri Dirigenti degli uffici ministeriali di settore. Ma tra tutti si distingueva il primo capufficio, dott. Umberto Radaelli, milanese, cattolico e ben preparato sulla riforma.
Don Oronzo insieme al Procuratore Generale Zema, Casa Penale, 24 ottobre 1974
Nel prosieguo si verificò una situazione opposta alla precedente, vale a dire: mentre in un primo tempo io mi recavo personalmente nelle sezioni “speciali” dei Carceri giudiziari, ora invece queste risultavano “staccate” dall’unico Carcere minorile di Lecce.
Gli eventi più significativi?
La visita dell’allora Capo di Stato Italiano Oscar Luigi Scalfaro, a San Giuseppe del ’95, con relativo pranzo conviviale. La nostra visita al Santo Padre Giovanni Paolo II, nel dicembre del ’97 (quattro minori più operatori rieducativi e dirigenti ministeriali).
Don Oronzo con il S.d.D. Mons. Nicola Riezzo
A fine sec. XX il graditissimo incontro col card. Agostino Casaroli, celebre inventore della ostpolitik con la conseguente caduta del Muro di Berlino.
Dica qualcosa sul suo sevizio presso la Prima Accoglienza e la Comunità Penale dal 2000 in qua.
Nella “parabola discendente” nel mio sevizio carcerario, durata circa quindici anni, ho lavorato dal primo febbraio del 2000 come cappellano volontario. A dir vero, questi anni di volontariato sono stati di fatto non 15 ma 25. Perché i primi dieci si coestesero con gli ultimi dieci del servizio anzidetto. Infatti queste due ultime strutture, alterative all’ordinaria carcerazione, sono durate per ben 5 lustri.
Don Oronzo con i ragazzi del Carceretto nel girono delle Cresime, 9 giugno 1973
Ma i primi due sono stati coesistenti con i mei dieci anni ministero ordinario, perché né la legge istitutiva dell’89, né il regolamento di applicazione del ’90 hanno mai parlato di assistenza spirituale ai minori. I più dicono che si trattasse di un problema economico; infatti si doveva passare dai 14 cappellani già esistenti ai 114 che salivano con la nuova legge. I magistrati e funzionari del Distretto Giudiziario di Lecce mi hanno benevolmente concesso (attesi i ’45 anni di meritevole servizio) di poter continuare il mio ministero sacerdotale senza alcun onere economico.
Quali i suoi rapporti con l’Ispettorato, il Tribunale minorile, il personale civile e militare carcerario?
Per quanto attiene i cappellani generali ricordo con viva riconoscenza l’ex Arcivescovo Prelato di Pompei, mons. Roberto Ronca, con cui sono stato a contatto per la maggior parte della mia ventennale partecipazione al Consiglio Pastorale Nazionale, e nel decennale di rappresentanza nella Regione Puglia.
Don Oronzo con Mons. Ronca, ex Arcivescovo Prelato di Pompei, 27 maggio 1973
E con lui ricordo con gioia la mia collaborazione ai suoi due successori, i monss. Cesare Curioni e Giorgio Caniato, entrambi milanesi. E per quanto attiene i miei rapporti con i funzionari ministeriali: oltre la già citata collaborazio ne con il dott. Radaelli, quella col direttore generale dott. Giuseppe Manno e col il Presidente dott. Carmine Cece. E i tanti magistrati minorili, di ieri e di oggi, nonché i funzionari locali civili e militari dei nostri Istituti.
Vincenza Sava























