Pubblicato in: Sab, Mar 29th, 2014

Anno della Famiglia/Prepararsi al Matrimonio. Come? Perchè?

Nella Lettera di Papa Francesco alle Famiglie… tante domande e numerose risposte contro la cultura dello scarto.

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Chiesa di Lecce/In ogni Parrocchia i corsi prematrimoniali con la presenza di esperti sulla vita coniugale. 

Nell’Anno della Famiglia, Papa France­sco ha inviato una “Lettera alle fami­glie”. Un gesto simile si deve al Beato Giovanni Paolo II che, esattamente 30 anni fa, si rivolse alle famiglie di tutto il mondo con la lettera “Gratissimam sane”. Confrontando i due documenti, colpisce subito la differenza nella loro lunghezza. Giovanni Paolo II desiderava spiegare in modo accurato e approfondito la teologia del matrimonio e della famiglia, cercando allo stesso tempo, insieme alle famiglie, una risposta pastorale ai problemi che esse dovevano affrontare. Papa Francesco intende soprattutto informare le famiglie su tre grandi iniziative della Chiesa universale dedicate alla famiglia: l’Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, convocata nell’ottobre 2014 per discutere sul tema “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazio­ne”; l’Assemblea Sinodale Ordinaria che avrà luogo l’anno prossimo; l’Incontro Mondiale delle Famiglie a Filadelfia, che si terrà nel corso del 2015.

Mentre Papa Giovanni Paolo II mostrava di sapere quale fosse la condizione della famiglia cristiana contemporanea e i problemi che sta attraversando, per Papa Francesco occorre anzi­tutto un grande lavoro di diagnosi. “Preghiamo dunque tutti insieme – chiede Papa Bergoglio – perché, attraverso questi eventi, la Chiesa compia un vero cammino di discernimento e adotti i mezzi pastorali adeguati per aiutare le famiglie ad affrontare le sfide attuali con la luce e la forza che vengono dal Vangelo”. In questa direzione andava la richiesta di Papa Francesco al Cardi­nale Kasper: quella di non offrire risposte nel suo discorso di apertura del recente concistoro straordinario sulla famiglia, bensì di suscitare domande.

E le domande sono note. Molte sono state inviate tramite il questionario presinodale. Perché i giovani hanno paura di sposarsi? Come cambiare la preparazione al sacramento del matrimonio affinché gli sposi possano affrontare meglio le difficoltà della vita familiare e collaborare di più con la grazia sacramentale? Come diminuire il numero dei divorzi? Come incoraggiare i genitori a una maggiore apertura al dono di Dio, che è in ogni figlio? Perché in una Chiesa locale il numero dei cattoli­ci diminuisce in una generazione del 20-30%? Come aiutare la famiglia a essere un luogo efficace di evangelizzazione, specialmente per i propri figli? Come aiutare effettivamente le coppie in crisi a salvare il loro amore? Come mostrare preoccu­pazione per chi è stato abbandonato dal coniuge? Come accompagnare le persone divorziate che oggi vivono le unioni civili?

TG

Forse Papa Francesco ha fornito la spiegazione più completa fino ad oggi sull’amore umano rispondendo alle domande dei fidanzati, che ha incontrato in San Pietro il 14 febbraio, festa di San Valentino. Vivendo nella “cultura del provvisorio”, i giova­ni hanno paura di fare scelte definitive. Hanno paura di un impegno che superi i “dieci anni”, ma anche di essere trattati, un giorno, come “scarti”. E “cultura dello scarto” è una frase im­piegata più volte nei testi pontifici. Non solo in relazione agli immigrati e ai poveri. Il Papa usa questo termine riferendosi anche ai bambini non nati e ai genitori anziani. In queste situazioni, vi è il rischio di trattare l’altra persona appunto come “uno scarto”. Sembra dunque ragionevole usare questa espressione anche nel contesto dei coniugi e dei figli abbandonati.

Il cuore inna­morato cerca istintivamente l’amore che “tutto scusa, tutto crede, tutto sopporta”, e vuole amare “per sempre”. Il Papa osserva che tale amore non si costruisce “sulla sabbia dei sentimenti”, ma richiede “un cammino spirituale quotidiano, fatto di passi – passi piccoli”; che il matrimonio è “un lavoro artigianale, un lavoro di oreficeria, perché il marito ha il compito di fare più donna la moglie e la moglie ha il compito di fare più uomo il marito”. In amore non si tratta solo di costruire una casa confortevole sulla terra, ma di compiere un pellegrinaggio comune nella fede verso la casa del Padre che è nei cieli. L’amore è la preoccupazione secondo cui nessuno dei nostri “prossimi” sia assente nella casa nel cielo.

Charles Péguy paragona l’evangelizzazione alla goccia d’acqua santa che, entrando in chiesa, doniamo l’uno all’altro facendo il segno della croce. Di mano in mano, da un dito all’altro, da una generazione all’altra, fino alla fine del mon­do. In questo modo la misericordia di Dio va “di generazione in generazione”, di padre in figlio e nipote, di madre in figlia e nipote. Contrariamen­te alla “cultura del provvisorio”, fino alla fine del mondo. 

 Piotr Mazurkiewicz

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