Pubblicato in: Ven, Giu 5th, 2015

Anno della Vita Consacrata/Papa Francesco: un Religioso sul soglio di Pietro

Il pensiero e le riflessioni di alcuni Ministri Generali sul Pontificato e sulla figura del Santo Padre. 

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“Voi avete ereditato un’autorevolezza nel popolo di Dio con la minorità, con la fratellanza, con la mitezza, con l’umiltà, con la povertà. Per favore, conservatela! Non perdetela! Il popolo vi vuole bene, vi ama”. É questo il monito lanciato da Papa Francesco ai frati minori in udienza con lui martedì 26 maggio. Un invito alla sobrietà, umil­tà e povertà che non è rivolto solo all’Ordine di San Francesco ma che può essere esteso a tutti i religiosi. Un invito da parte del Papa a non perdere la propria specifica vocazio­ne: portare Dio nel cuore del mondo con umiltà e povertà. Ciò deve essere fatto perché, secondo il Papa, la gente “vuole bene” ai religiosi, li stima perché ritiene credibile il loro stile di vita. Non è stato però solo il Pontefice ad aver espresso il suo pensiero riguardo ai religiosi perché anche i consacrati hanno un particolare amore per il pontefice argentino e tutti ne rilevano un aspetto che li ha maggiormente colpiti.

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Fra’ Jose Narlaly

In particolare, Fra’ Jose Narlaly, Ministro Generale dell’Ordine dei Trinitari, afferma che il Papa “si sente molto vicino ai poveri e ai sofferenti. È importante, inoltre, il suo invito a ‘primerear’, essere in prima linea e fare il primo passo, così come Dio ha fatto con noi: Egli ci ha amati per primo”. “Primerear”, dunque, nello stabilire la pace e l’unità come afferma padre Alejandro Moral, Priore Generale degli Agostiniani “Francesco si sta de­dicando, in sorprendente sintonia con Paolo VI, alla comunione di tutti gli uomini con Cristo che è nostro fratello e con Dio che è nostro Padre”. Nel fare ciò, continua ancora il successore di Sant’Agostino alla guida del suo ordine, occorre “convertire sempre più il nostro cuore, per aprirsi a Dio che ci chiama sempre a conversione. Un’occasione propizia è l’Anno della Vita Consacrata che è dono di Papa Francesco”.

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Padre Alejandro Moral

Non può che essere entusiasmante e appassionato il giudizio che del Santo Padre dà padre Gianfranco Mataraz­zo, Superiore dei Gesuiti in Italia, l’or­dine a cui appartiene il Pontefice che secondo il successore di Sant’Ignazio di Loyola “agisce in continuità con la missione dei suoi predecessori: la cura di ogni anima in cui il Signore agisce in maniera sempre generosa. È propria, dunque, di Francesco così come lo è stata di ogni Pontefice, l’attenzione alla persona, la sua cura, la possibilità di attuarla, a partire dai tanti carismi che scaturiscono nell’al­veo della Chiesa: è questo il servizio evangelico a cui siamo chiamati oggi.

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Padre Gianfranco Mataraz­zo

È impossibile non rintracciare l’im­pronta gesuitica nel “Papa gesuita” in particolare nel rapporto personale che lui ha con il Signore, nell’essere esigente innanzitutto con se stesso e infine nel saper sperimentare una fedeltà creativa al Vangelo, nell’amore per la Chiesa”. Un Papa gesuita che però ha anche scelto il nome del Poverello d’Assisi. “In quel nome scelto da lui, c’è tutto il programma del nostro amato Papa” afferma il Ministro Generale dell’Or­dine dei Frati minori conventuali, Fra’ Marco Tasca.

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Fra’ Marco Tasca

“La scelta del nome”, continua il suc­cessore di San Francesco “non è una scelta di facciata”. Le scelte e le azioni “francescane” di Papa Bergoglio caricano di un’ulterio­re responsabilità gli stessi francescani, sottolinea così fra Marco “la radica­lità dell’esempio del Papa è un forte richiamo all’autenticità della nostra professione di vita. Rendiamo grazie a Dio che ci ha dato questa salutare scossa nel far rivivere il nostro cari­sma all’interno della Chiesa”.

Simone Stifani

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