Antiche radici popolari/La Festa narra…la memoria della civiltà salentina
Ricorrenza importante che rievoca antiche radici popolari. Autentico patrimonio religioso, culturale e sociale, progettato e realizzato con manifestazioni, linguaggi e riti elaborati nei secoli. Riferimento emblematico che, pur in un crescente e giusto pluralismo, spiega e ravviva significative esperienze cristiane capaci di rendere maggiormente coesa la cultura comunitaria.
La Festa patronale, con le affollate funzioni liturgiche, le consuete usanze religiose, le diverse espressioni folcloristiche, costituisce così un pregnante momento simbolico che raccogliela Cittàela Comunitàdiocesana.
A partire dalla riflessione storica sulla figura e sull’affermazione del culto di S. Oronzo soprattutto nel Cinquecento e nel Seicento e quindi sul ruolo di guida del Vescovo e sulla presenza della Chiesa locale sul territorio. Come non ricordare, a tal proposito, personaggi importanti per Lecce e il Salento quali i due presuli che parteciparono al Concilio di Trento Braccio Martello, che dal 1552 al 1560 dovette affrontare con inflessibile vigore situazioni difficili per pacificare gli antagonismi dei nobili, e Annibale Saraceno, che dal 1560 al 1591 tentò, con decisionismo e molte sofferenze, di applicare le norme tridentine?
E non menzionare soprattutto l’energico riformatore Luigi Pappacoda (1639-1670) che spinse decisamente al rinnovamento conciliare avvalendosi anche della promozione del culto di S. Oronzo e quindi del compito del Vescovo in una città definita addirittura alia Neapolis?
Rilevante avvenimento della memoria di un popolo, la festa costituisce così un segno eloquente e dinamico dell’identità, appartenenza e solidarietà radicate nella civiltà di un popolo che coltiva i valori profondi trasmettendoli di generazione in generazione con stimolante riflessione, così come appunto mons. D’Ambrosio ogni anno propone nel
suo autorevole Messaggio alla Città. Essa, pertanto, racconta l’esperienza storica della fede pellegrinante della gente che vivifica il rapporto di fraternità raccogliendosi attorno al suo Pastore, esprime l’esultanza per la comune relazione con Dio affidandogli, con la mediazione del Santo Patrono, ansie, dolori, progetti e offre il suo apporto nella vita civile cogliendo il senso profondo dell’esistenza e il giusto rapporto tra quotidianità e celebrazione della speranza e della gioia.
Adolfo Putignano















