Antico manoscritto/“Oronzio ebbe tre colpi di mannaia sul collo”
Quivi attendevano con ogni fervore alta penitenza ed alla preghiera; e le genti d’ogni parte della provincia, segretamente accorrevano in quel luogo per confortarsi nella Fede di Gesù Cristo, per essere istruite nella verità della Religione, per essere battezzate.
In questo luogo si trattennero i Santi per lo spazio di anni otto e mezzo, facendo nel contempo molti viaggi per le contrade vicine dilatando sempre più la Fede di Cristo Redentore. E si cibavano nella grotta di una manna, che miracolosamente scaturiva da un grande albero di olmo, che stava accanto alla bocca della spelonca, e bevevano dell’acqua che scaturiva prodigiosamente da un sasso, come tuttora si vede.
Era stato S. Oronzio che colla preghiera e col segno della croce aveva fatto sorgere quell’acqua, ed ivi si battezzavano a migliaia i novelli credenti. Partirono una volta da questa santa spelonca ed andarono in Petrella, città della provincia di Campobasso, dove si adorava Saturno e Mercurio: ivi giunti cominciarono a predicare Gesù Crocefisso.
Ed Oronzio diè la vista ad un cieco: ed entrato nel tempio di Saturno, orando, fece cadere a terra in pezzi il simulacro del Nume falso e bugiardo e del che sdegnate quelle genti, presero delle pietre per lapidarli; ma tre ritornarono contro dei lapidatori; ed incalzandoli più che mai, giunsero alla riva del mare, e si posero i Santi a camminare sulle onde e ritornarono nella loro spelonca.
Lecce, Cattedrale, soffitto navata centrale
Fu anche il nostro Santo nella terra di Locorotondo, assieme con Giusto e Fortunato, dove con la sua orazione fè precipitare in pezzi un idolo molto frequentato da quelle genti. Di lì passò a Turi per alcuni giorni, e si trattenne in una grotta sempre istruendo, predicando e battezzando, ed operò molti miracoli.
Passò quindi in Acquaviva, dove sanò un paralitico, raddrizzò uso storpio; e convertì molta gente. Andò poi in Bari, e per un mese e mezzo segretamente, con Giusto istruiva e battezzava, operando molti miracoli, e fra gli altri diede la vita ad un cieco molto ricco di quella città. Ma alla fine scoperto fu fatto prigione, e frustato e bastonato per tre ore ed ingiuriato e creduto un mago; ed il Santo tutto sopportò con viso allegro e ridente!
Finalmente viene cacciato fuori dalla città; ma appena uscite, un forte terremoto scuote fin dalle viscere il suolo, atterrando i templi con i loro idoli. Si adorava in Bari, Giove vestito da guerriero. Ed il Santo continuò a predicare fuori della città, e se ne battezzarono allora quasi tremila. Da Bari andarono in Barletta, in Manfredonia ed in Bovino; passarono poi negli Abbruzzi e giunsero in Aquila dove operarono molti miracoli.
Dagli Abbruzzi, per la via di Sulmona, s’inviarono alla volta di Roma per riverire il Vicario di Cristo; e quivi giunti si prostrarono ai piedi di Pietro, e dimorarono con Lui due mesi. Da Roma ritornarono nella Calabria, predicando, battezzando, e conquistando sempre anime a Cristo Redentore.
















