Antico manoscritto/“Oronzio ebbe tre colpi di mannaia sul collo”
Si recarono finalmente a Taranto, e prima del loro arrivo s’intesero per l’aria gemiti e lamenti di demoni per l’arrivo dei Santi. Si adoravano in quella famosa città il Dio Sole, la Dea Veste, Saturno, ed altre divinità, e vi erano venti templi famosi. E giunto Oronzio con Giusto, predicò la Fede di Gesù Cristo ed il disprezzo dei falsi Dei; onde fu subito carcerato dal Preside della città”.
Dopo alquanti giorni fu cacciato dalle prigioni; e posto su di una barca sconquassata fu lasciato in balia, delle onde per annegarsi; ma per volere di Dio ritornò la barca con il Santo verso la città. E fermatosi sulla spiaggia predicò ai pescatori; ma essendo costoro riluttanti alla parola di Dio, operò un portentoso prodigio, e fu che i pesci, conservati in alcune ceste, cominciarono a guizzare da una parte e dall’altra, facendo testimonianza esser verissimo quanto predicava Oronzio.
Onde a tal miracolo convertiti i pescatori si battezzarono, e ritornati nella città predicarono nella pubblica piazza il miracolo e confessarono apertamente non esservi altro Dio che Cristo Crocefisso, al quale loro credevano; e gli dei altro non essere che demoni precipitati dal cielo. Per tale testimonianza di fede furono quei pescatori lapidati da quei gentili, i quali corsero subito alla marina per catturare il Santo; ma la barca si era allontanata da loro senza mai più vederla. Da Taranto la stessa sera si trovò il Santo nella marina di Lecce.
Andò poi in Otranto, dove giunto sanò un lebbroso, ed entrato nel tempio cadde in frantumi Venere, che si adorava in una statua di oro di palmi tre e mezzo. Da Otranto passarono in Brindisi, dove arrivati furon fatti prigionieri. Dalle carceri non mancarono di predicare ed operar miracoli, dando la vista ai ciechi e sanando molte infermità, onde il popolo, persuaso della santità di Oronzio e di Giusto, ruppe le porte della prigione, ed il prefetto della città fu costretto a fuggire.
Lecce, Chiesa di San Matteo
Da Brindisi passarono in Oria, città allora molto grande e popolosa, predicando, battezzando e conquistando anime al cielo. Finalmente ritornarono i Santi in Lecce, per solennizzare, segretamente, l’Assunzione di Maria Vergine in Cielo, avendone Oronzio ricevuta notizia da S. Paolo. Ed in questa circostanza fu fatto prigioniero con Giusto; e solo Fortunato potè scampare all’ira del prefetto rifugiandosi nella vicina Rugge.
Imprigionati i Santi, ordinò il Prefetto che fossero assoggettati ad atroci e squisiti tormenti, senza alcun cibo e bevanda; e dopo sei giorni volendo vederli, li ritrovò più belli e vegeti di prima. Furono allora tradotti dinanzi al giudice per persuaderli a rinunciare alla Fede di Gesù Cristo; ma inutilmente, poichè Oronzio continuava a predicare la verità della Religione dicendosi pronto a morire per la fede di Gesù Cristo.
Sdegnato il tiranno ordinò che fossero di nuovo tradotti in prigione; e dopo averli assoggettati a pene e tormenti atrocissimi, vista la loro costanza, furono trascinati di notte per tema di tumulti nel popolo, fuori dalla città, ed ivi furono martirizzati. Oronzio ebbe tre colpi di mannaia sul collo, e Giusto fu appeso e strangolato ad un albero e passato a fil di spada nella gola. In tal modo la Chiesa di Lecce fu tinta del sangue dei SS. Martiri Oronzio e Giusto, nel tempo medesimo in cui i gloriosi Apostoli Pietro e Paolo soffrivano sotto la tirannide di Nerone.
Una nobile e santa matrona leccese a nome Petronilla curò la sepoltura dei Santi Corpi in posto sicuro; ed in seguito dai fedeli leccesi furono adornati di gemme preziose. Dopo quindici anni Fortunato li seguì nel glorioso martirio: gli furon troncate la testa e le mani, ed il corpo fu gettato nel fuoco; ma non rimase del tutto consumato. Grande e sublime è la gloria che gode Oronzio nel Cielo, e sei corone od aureole son posate sul suo Capo”.
Ricerca storica a cura di Antonio Tamiano
















