Antiquariato e Cartapesta… Artigiani o Artisti? Ecco il dilemma
Appartiene ad Enzo Rossi il primo studio critico sulla tradizione leccese.
Stabilimento di Giuseppe Malecore-Reparto Pittura-Dal Catalogo personale
La valutazione delle opere in cartapesta realizzate dagli antichi maestri ebbe un suo epigono in Enzo Rossi; a lui si deve, infatti, il primo studio critico sulla cartapesta leccese. Rossi, con lo pseudonimo di Roiss, pubblicava il volume dal titolo “Cartapesta e Cartapestai” nel 1983, nel quale si chiedeva se i cartapestai leccesi avrebbero mai potuto fregiarsi del titolo di artista.
Achille De Lucrezi
Nello stesso lavoro, inoltre, pose anche altri due quesiti, cioè come valorizzare le opere dei cartapestai leccesi e come tali lavori potessero suggerire sentimenti devozionali. Per rispondere al primo quesito egli ritenne di far riferimento a tre distinti termini: arte, artigianato e industria. Per rispondere alla prima domanda che si impose, il Roiss approdò alla conclusione che si doveva dividere tutta la produzione della cartapesta in tre periodi storici che raffiguravano lo sviluppo, l’affermarsi e il decadimento dell’arte della cartapesta leccese.
De Lecrezi A. e Figlio, Madonna del Buon Consiglio, 1900, Monteroni-Parrocchiale
Il primo periodo, secondo Roiss, è quello dell’artigianato artistico, che abbraccia un lungo arco temporale che intercorre dalle origini sino al 1915, alcuni anni dopo la morte di Achille De Lucrezi (1827-1913). Il secondo periodo è quello dell’arte industriale (dal 1916 al 1933), che vide l’approdo dei santi di carta sull’altra sponda dell’Oceano. Il terzo periodo, infine, è quello dell’artigianato industriale, particolarmente rappresentativo nei nostri giorni. Durante il primo periodo avvenne un fatto importante che vide la fusione della pittura e della scultura in una sorta di barocchismo, questo consentì la realizzazione di opere plastiche di grande valore artistico.
De Lucrezi A., Sacra Famiglia, Brindisi-Cattedrale
Dal prezioso volume di Enrico Giannelli, “Artisti napoletani viventi: pittori, scultori ed architetti”, edito a Napoli nel 1916, si apprende che nell’ateneo partenopeo si perfezionarono nella plastica alcuni salentini: Antonio Bortone (1844-1938), Francesco Bruno (1839-1923), Oronzo Cosentino (1871-1922), Giuseppe De Cupertinis (1851-1924), Francesco De Matteis (1852- 1917), Eugenio Maccagnani (1852-1930), Oronzo Gargiulo (1869-1917), Giuseppe Mangionello (1861-1939), Giuseppe Manzo (1849-1942) e Luigi Guacci (1871-1950).
Pasquale Errico , Cartapesta e cera, Cartolina Postale Illustrata
A Napoli spicca la presenza di due campioni della cartapesta leccese, il Manzo e il Guacci, ai quali si affiancò Marianna Flora, proveniente da una celebre famiglia di artisti originari di Francavilla Fontana. Tra i più importanti esponenti della famiglia Flora ricordiamo il noto decoratore e cartapestaio Agesilao (1863-1952), proprio a quest’ultimo si deve l’istituzione di una prima Scuola d’Arte in Gallipoli.
Raffaele Caretta-Cuore di Gesù, Monteroni-Coll. privata, già in Ch. Sacro Cuore
Agesilao sposò Anna Guacci, figlia del cartapestaio Luigi, e nel 1907, si trasferì a Gallipoli insieme al cognato Eugenio Guacci, anch’egli cartapestaio, cercando di continuare l’attività della fallita “Società cooperativa di Produzione e Lavoro” voluta dal socialista Eugenio Rossi (1831-1909). Egli rilevò con diecimila lire i locali che furono della cooperativa, siti sul Bastione San Domenico, sul luogo che si affaccia dagli spalti sul mare che ancor oggi è denominato “Muru de lu Flora”, e impiantò uno Studio d’Arte e Laboratorio di lavorazione della cartapesta. Nel 1910, a seguito della frequentazione col pittore Giulio Pagliano (1882-1932), il Flora fondò e diresse a Gallipoli la Scuola d’Arte Applicata all’Industria, affidandone l’insegnamento del disegno allo stesso Pagliano.
Giuseppe Mancarella





















