Antiquariato/Il Mercato della Cartapesta Leccese
Nella maggior parte dei casi si tratta di arte popolare. Raramente si trovano opere di pregio.
Coppia di campane con palme
Le mostre di antiquariato e i mercatini che per tanti anni si sono susseguiti nelle piazze pugliesi, hanno rivelato l’esistenza di un fiorente mercato legato alla cartapesta leccese. Sulle bancarelle dei mercatini, infatti, si possono ammirare: Crocifissi, Madonne e Santi legati alla devozione popolare. Evidentemente esiste una richiesta di questi oggetti di culto che hanno costi non certo proibitivi. La diffusione di questo collezionismo potrebbe essere dettato dalla riscoperta delle tradizioni oltre che dall’idea che questi graziosi oggetti di culto possano rappresentare una forma d’investimento.
G. A. De Pascalis, Mosè, 1885, Cartapesta, Lecce-Battistero della Cattedrale
Nella maggior parte dei casi, in verità, ci si trova di fronte ad oggetti di arte popolare e raramente si tratta di opere di un certo pregio artistico prodotte dalle botteghe di famosi cartapestai leccesi quali: il Caretta, il Manzo e il Guacci. I Santi sotto campana di vetro erano oggetto di culto domestico tradizionalmente donati dai genitori ai novelli sposi, quando andavano ad abitare nella loro nuova casa. Le statue di cartapesta erano collocate, in genere, sul settimino della loro camera e spesso erano affiancate dalle caratteristiche “palme” fatte con fiori di cera o di tulle e vetro, anch’esse sotto campana.
IL DUBBIO
Immacolata
La diffusione di questo collezionismo ha fatto sorgere in alcuni operatori commerciali il dubbio se è giusto commerciare questa tipologia di opere d’arte che in origine esprimevano un valore religioso. Il dubbio, in effetti, potrebbe essere legittimo, perché si tratta di oggetti di culto nelle chiese, nelle cappelle private e in quelle cimiteriali. Si deve rilevare che ci troviamo di fronte a una diversa tipologia di sculture strettamente legata al territorio ed alla grande capacità dei maestri locali. In alcuni casi, inoltre, si tratta di vere e proprie opere d’arte plastica d’indiscusso valore che arricchivano il patrimonio artistico ed ecclesiastico e che per tale motivo sono entrate nel circuito commerciale.
Madonna del Carmelo
Ovviamente si devono fare dei distinguo e cercare di capire le logiche che spingono i collezionisti ad accaparrarsi questi oggetti di culto che fino a pochi anni fa non erano neanche presi in seria considerazione. Si deve tener presente, infatti, che nel 1933 le statue realizzate nelle botteghe leccesi subirono la condanna del giornalista e scrittore fiorentino Giovanni Papini che, dalle pagine della Rivista “Arte Sacra”, le giudicò indegne di salire agli onori degli altari. Dopo poco tempo, inoltre, ebbe inizio una violenta polemica che prese avvio dalle pagine de “L’Osservatore Romano” dell’8 settembre 1934 avendo per attori principali l’arcivescovo di Otranto, Mons. Fr. Cornelio Sebastiano Cuccarollo ed i maestri cartapestai leccesi.
Palma di perline di vetro, Fine sec. XIX
Fortunatamente in favore di questi ultimi scese in campo “L’Ordine” diretto da Mons. Pasquale Micelli, coadiuvato dal redattore dello stesso giornale Mons. Antonio Agrimi. Le posizioni dell’arcivescovo di Otranto, nato nel 1870 a Cassoni di Mussolente, favorirono in quegli anni la diffusione delle statue di legno provenienti da Ortisei e, allo stesso tempo, contribuirono alla distruzione e alla dispersione del patrimonio in cartapesta esistente in tutte le chiese del Salento.
Sant’Oronzo, cartapesta, Monteroni-Coll. privata
Si deve a questa diatriba, probabilmente, l’inizio della distruzione delle opere in cartapesta realizzate tra la fine del sec. XIX e gli inizi del secolo successivo, che ha portato a uno scarso interesse verso queste vere e proprie opere d’arte prodotte con umili fogli di carta; motivo per il quale non erano degne di essere utilizzate per il culto divino. Le problematiche commerciali, tuttavia, hanno prodotto un clima di nuovo interesse verso la cartapesta leccese che ha portato alla rivalutazione di questi oggetti di culto, facendo si che, oggi più che mai, siano maturi i tempi per iniziare uno studio organico che preveda la catalogazione e la conservazione di questi simulacri sacri conservati nelle chiese e nelle rettorie di tutta l’Arcidiocesi di Lecce.
Giuseppe Mancarella





















