Pubblicato in: Ven, Apr 11th, 2014

Antonio Quarta: Ricette anticrisi…

Pene più severe per i politici corrotti e un partito di giovani nel prossimo Parlamento. Questi alcuni dei suggerimenti che il noto Imprenditore Salentino del Caffè propone in materia di crisi e di strategie per uno sviluppo sostenibile.

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“Occorre ricreare in Italia le condizioni minime per fare impresa. non abbiamo materie prime o fonti energetiche, il costo del lavoro e l’imposizione fiscale sono tra i più alti d’Europa, ci mancano le infrastrutture”. 

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“In parlamento ci vorrebbe un totale ricambio. ci vorrebbe un partito, fondato e composto da giovani, che possa lottare per le esigenze delle nuove generazioni. sono certo che le famiglie in difficoltà lo sosterrebbero”.

Con Antonio Quarta non si parla solo di caffè. La sua attività imprendi­toriale gli consente di spaziare con idee chiare e precise nell’universo grande e confuso dell’economia globale. Figlio di uno dei fondatori del caffè dei Leccesi di Lecce e dei Salentini sparsi per il mondo (nella valigia, di ritorno dalle vacanze trascorse in fa­miglia, non manca mai la scorta di Caffè Quarta da consumare in compagnia degli amici, fieri del profumo più famoso della propria terra), Antonio Quarta non è solo sinonimo di caffè. Chiacchie­rando con lui si scoprono i mille volti di un uomo che ogni tanto stacca la spina e all’odore del caffè preferisce quello del mare (“è nota la mia passio­ne per la pesca”) e non nasconde una nuova sua grande passione: decisamente salentina.

Dott. Quarta, dal suo osservatorio privile­giato, cosa può dirci sui venti della crisi? Sono ancora molto forti?

Rischio di essere additato come pessimista, ma provo a fare uno sforzo di realismo. La cri­si economica è scoppiata negli anni 2007/2008 quando cominciava a farsi sentire sulla pelle de­gli italiani, ma già da prima si parlava di situa­zioni al limite della povertà. Ricordo i vari servizi televisivi in cui si vedevano i pensionati che si re­cavano nei mercati ortofrutticoli a raccogliere gli scarti, o le persone che cominciavano a tagliare tutte le spese perché non arrivavano a fine mese.

Crede che siamo vicini alla fine del tun­nel?

Tenuto conto del fatto che in Italia il Pil non cresce da oltre quindici anni, non possiamo pen­sare o pretendere che le ricette dell’ultimo minuto riescano, per miracolo, a cancellare la crisi. L’u­nico modo per uscirne consiste nella creazione di nuovi posti di lavoro, nell’incentivazione dello sviluppo, magari facendo riaprire le aziende che hanno chiuso o che si sono delocalizzate nei Pa­esi dove la tassazione è più sostenibile. Purtrop­po, nel nostro Paese, la tassazione sul lavoro, il costo dell’energia, le infrastrutture inesistenti, il cuneo fiscale e tutte le nuove leggi penalizzano sempre di più le imprese italiane. Ecco perché mi sembra anche inutile che i nostri rappresentanti politici chiedano agli stranieri di investire in Ita­lia, perché sono gli imprenditori italiani i primi ad andarsene.

Le colpe più grandi sono, dunque, della politica?

Credo di si: l’economia è un fattore importan­tissimo per un Paese e va pianificata, incentivata e monitorata costantemente. Purtroppo l’alta fi­nanza ha accelerato il processo di peggioramento trasferendo i problemi d’oltreoceano (America e paesi anglosassoni) anche qui da noi. La politica di fronte a tutto ciò è rimasta inerte. Spesso ripeto che in parlamento ci vorrebbe un totale ricam­bio. Ci vorrebbe un partito dei giovani che possa lottare proprio per le esigenze delle nuove gene­razioni. La situazione oggi è drammatica perché i giovani non trovano lavoro e le famiglie sono spesso in difficoltà. E per peggiorare un sistema già assurdo è stata anche cancellata la normativa sul divieto del cumulo dei redditi. Prima, quando un lavoratore andava in pensione, non poteva più avere un rapporto di lavoro, mentre adesso, non solo va in pensione molto più tardi, ma ha anche la possibilità di essere riassunto, a discapito di tantissimi neolaureati che sono in attesa di impie­go. Allora, la normativa non può non incentivare la solidarietà tra le generazioni: un pensionato può firmare un contratto a progetto o una consu­lenza, ma non può avere innumerevoli incarichi. Anche questa è incoerenza.

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Scendiamo nel Salento: lei condivide un sistema di sviluppo che punta quasi tutto sul turismo?

Indubbiamente le condizioni per il turismo ci sarebbero, considerata la bellezza dei nostri luoghi. Ma occorre fare attenzione a non pro­grammare il turismo sui margini di un baratro. Bisogna investire a lungo periodo sul turismo, ma non su un territorio insano, che ha il maggior numero di ammalati di tumore e i cui sottosuoli sono stati usati per decenni come discariche o che recentemente vengono deturpati da immensi parchi fotovoltaici.

Ma investire o puntare sul turismo signi­fica anche cementificazione…

I centri commerciali stanno al commercio come i villaggi turistici stanno al turismo. Lo sviluppo efficace si verifica se piccole e medie imprese di qualità riescono a fare da volano a tutti i servizi e ai prodotti locali e creando osmo­si, non rimanendo chiuse in se stesse. Faccio un esempio: i villaggi turistici che ci sono nel terzo mondo sono sempre più grandi e lussuosi, ma mantengono le ricchezze al loro interno perché hanno un turismo chiuso e, al di fuori delle loro mura, la popolazione è sempre più povera.

Recenti dati Istat rivelano che le famiglie tagliano le spese anche nell’alimentazio­ne, il caffè ha risentito di questa situazio­ne o a un caffè non si rinucia mai?

A un caffé non si rinuncia mai, ma anche noi stiamo accusando una riduzione dei consu­mi. Il caffè, peraltro, così come altri prodotti, non crolla, ma è pur sempre molto sensibile ai fattori esterni, uno tra tutti quello climatico. È una be­vanda calda e quest’anno che non abbiamo un inverno rigido almeno qui al sud, il consumo di caffè è calato come sono crollati i consumi di cioccolata calda, the e tisane. Per la sommini­strazione di qualsiasi prodotto il clima è impor­tantissimo.

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