Pubblicato in: Ven, Apr 11th, 2014

Antonio Quarta: Ricette anticrisi…

A un giovane che deve decidere circa il suo percorso formativo in vista di un fu­turo sereno, lei cosa consiglia?

Innanzitutto di informarsi bene su quelli che sono i settori che in un futuro immediato diano la possibilità di lavorare come ad esempio l’infor­matica o alcune branche dell’ingegneria. In que­sto periodo, inoltre, stanno tornando “di moda” gli istituti tecnico-professionali e le scuole alber­ghiere, perché danno una maggiore possibilità di impiego futuro.

Da 1 a 10 che voto da all’importanza della pubblicità commerciale?

La pubblicità ha un senso se poggia sulla scienza della comunicazione e sul marketing per­ché è un settore che richiede studi di mercato e soprattutto basi solide. Le aziende locali, spesso non fanno pubblicità perché sono già conosciu­te dai consumatori quindi la propaganda è quasi superflua. In secondo fare pubblicità al di fuori del proprio territorio è inutile se poi non si può garantire la presenza sugli scaffali. Non sono d’accordo neanche sui grandi eventi sponsoriz­zati che vanno in onda in prima serata. Come non condivido le scelte di quelle amministrazioni pubbliche che misurano il proprio appeal in base alla quantità di massa che riescono ad attirare con spettacoli ed eventi pseudo culturali quan­do poi, magari, c’è più bisogno di un impianto fognario funzionante o dell’abbattimento delle barriere architettoniche o di servizi di pubblica utilità in generale. La pubblicità non può esse­re soltanto una gratificazione personale, né uno strumento di spreco.

Quanti caffè beve al giorno Antonio Quar­ta?

Non bevo molti caffè e non auspico nemme­no che il consumatore lo faccia. Molto spesso chi beve quotidianamente molto caffè è costretto, ad un certo punto, a smettere completamente. Io in­vece penso che se ne possa bere il giusto per sem­pre. Recenti studi dell’Istituto Nazionale del Caf­fè e dell’Istituto “Mario Negri” hanno dimostrato che in un soggetto sano il caffè da 3 a 5 tazzine al giorno dà molti più effetti positivi che negativi. Io personalmente mi fermo a tre o quattro tazzine.

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Antonio Quarta fuori dalle mura aziendali: interessi, passioni, hobby…

Sono da tempo note le mie passioni principali cioè il mare e la pesca, ma ultimamente ho ri­coperto l’importanza e la bellezza della pizzica, un’attività che mi piace svolgere andando a bal­lare sotto i palchi delle feste di paese. È una vera e propria aerobica da svolgere all’aria aperta, con una forte connotazione psicofisica in grado di liberare la mente e che ti da la possibilità di incontrare tantissime persone nuove e squisite.

Ritorniamo per un attimo alla prima do­manda: quali sono le sue realistiche pre­visioni per superare questo momento di crisi?

Credo, purtroppo, che la crisi durerà ancora qualche anno, ma non possiamo aspettarci che le cose si risolvano da sole. Innanzitutto proporrei pene più severe per i politici corrotti. Sarebbe una forma di rispetto verso coloro che lavorano onestamente e che non riescono ad arrivare a fine mese o verso gli imprenditori disperati che si danno fuoco. Siamo letteralmente in una guer­ra economico-sociale e deve succedere qualcosa di nuovo che faccia risalire non solo l’Italia, ma tutti i paesi occidentali perché tutti, chi più chi meno, hanno risentito della crisi.

Ha fiducia per i segnali di cambiamento che sembrano giungere dalla politica ita­liana?

Fiducioso no, perché la fiducia è una cosa seria che si deve conquistare con fatica, diciamo che sono speranzoso, ma bisogna fare qualcosa di serio e non parlarne soltanto. Bisogna dare ai giovani basi solide per il futuro a livello di scuo­la, di occupazione, di infrastrutture e di ambiente, cercando di distribuire equamente le risorse an­che e soprattutto ai neolaureati che si affacciano al mondo del lavoro. Bisogna creare, in Italia, le quattro condizioni minime per fare impresa che adesso non ci sono: non abbiamo materie prime o fonti energetiche, il costo del lavoro e l’impo­sizione fiscale sono tra i più alti d’Europa e non ci sono le infrastrutture. L’ultima infrastruttura importante, per esempio, l’Autostrada del Sole, non è ancora terminata. Basti pensare al tratto della Salerno-Reggio Calabria iniziata venticin­que anni fa e mai terminata. Occorre lavorare e programmare per potenziare questi quattro ele­menti fondamentali e non perdere il nostro tempo chiedendo agli stranieri di venire ad investire in Italia. 

Pagine a cura di Eugenia Quarta

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