Pubblicato in: Sab, Ott 10th, 2015

Apostolato della Preghiera, Laici in cammino…

Audaci pellegrini di Speranza. Il Programma Pastorale…  Occasione d’incontro, di confronto, di riflessio­ne, di preghiera è stato per tutti i partecipan­ti, sacerdoti e laici, provenienti dalle diverse regioni, il XXI Convegno Unitario dell’A­postolato della Preghiera tenutosi a Sassone-Ciampino (Rm) dal 15 al 18 settembre. “Pellegrini della speranza” il tema trattato dai due relatori Sergio Valzania e padre Jean Paul Hernandez s.j. Sergio Valzania, scrittore, giornalista, direttore di programmi radiofonici della Rai e, anche grande cammi­natore e pellegrino propone la sua riflessione. “Il pellegrinaggio è un viaggio verso un luogo santo per compiere un rito religioso; si intra­prende per devozione, per ricerca spirituale, per penitenza e si rivela un’esperienza che coinvolge e, qua­si sempre, trasforma la persona.

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Pellegrinaggio è ogni itinerario che comporta un’esperienza spirituale; è la metafora della vita. Nel cammino si percepisce l’importanza del dono del corpo che entra in comunica­zione con quello che c’è intorno; si percepisce il valore del tempo non più massacrato e privo di fluidità, come nella quotidianità, ma del tempo che si distende nel lungo percorso stabilito, con ogni cosa al momento giusto, del tempo che si ricompone e porta alla serenità. Il pellegrinaggio è andare in luoghi che interrogano, che fanno riflettere sulla fede. La vita di ciascuno è esperienza di una storia personale con Dio, è la storia di una sedu­zione, di un amore senza fine. Può essere, pure, che i due innamorati, l’uomo e Dio, nella loro storia, sbaglino il luogo dell’appuntamen­to…”. Jean Paul Hernandez s.j. giovane teologo, fondatore di “Pietre vive”, movimento giovanile, cappellano all’Università “La Sapienza” di Roma offre, così, le sue considera­zioni. “La storia della nostra vita di fede comincia con il cammino. Abra­mo, nomade e pellegrino, pur non conoscendola meta, si mette in cammino, ricco solo della Promessa e della Parola.

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L’esodo, l’esperienza originaria d’Israele, è pellegrinag­gio attraverso il Mar Rosso e il deserto. Gesù è il Pellegrino per eccellenza fin dal grembo materno, il Pellegrino che va a Gerusalemme, il Pellegrino Risorto. Il pellegri­naggio è andare verso un luogo carico di spiritualità; è introduzione alla preghiera, è la preghiera del corpo che si innesta in una dina­mica ancestrale. Il cammino mette l’uomo in relazione con Dio che si rivela nella storia, nel susseguirsi degli eventi della vita. Il cammino è la metafora e il simbolo della vita; la sua unità minima, il passo è già in sé una fantastica metafora della fede; il passo è un momento di squi­librio tra due momenti di equilibrio, è lo sbilanciamento che permette di progredire…; la Fede è il baricentro della vita, il baricentro è Gesù: non assumere il rischio della Fede signi­fica non progredire. Il voler veder luoghi, toccare reliquie è una que­stione fisico-affettiva con l’Amato del proprio cuore, un avvicinarsi fisicamente al Signore, ai luoghi dei Santi; andare davanti alle reliquie dei martiri, immagine di morte, è presentare a Dio la propria paura sulla morte, è pronunciare la Parola della vita, è recitare il Credo nella risurrezione della carne. Il pellegri­no, nel cammino, impara a rileggere la creazione; la natura diventa il grande testo per una lettura spiritua­le. Il pellegrinaggio ha, anche, una dimensione penitenziale. Il pellegri­no di Santiago arrivato all’estremo lembo della terra lascia presso la “Croce degli stracci” il suo vecchio abito, il suo vecchio modo di stare al mondo, che va macerato con la macina dei passi; si immerge nelle acque della fontana; innalza la sua preghiera di richiesta col grido del corpo. La conchiglia vuota, simbolo del pellegrino, riporta alla tomba vuota, feconda e ricca di una Luce che penetra nella conchiglia e diventa perla, grazia di Dio. 

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