Approccio empatico/Con gli adolescenti fianco a fianco
Strategie di comunicazione della comunità educativa “Mettere le Ali Onlus” di Minervino di Lecce.
Percorso condiviso/L’educatore utilizza l’empatia per entrare in contatto con il ragazzo e scoprirne il mondo. Il primo passo verso un progetto per il futuro.
Li vediamo gironzolare per la città come “personaggi strani”, vestendo secondo mode “straniere” per il mondo degli adulti, sfrecciando su motorini truccati, le cuffiette dell’mp3 e la loro musica, comunicando in forma criptata, con abbreviazioni, simboli, tramite sms, mail. L’adolescente è oggi al centro di una significativa attenzione da parte delle scienze umane. Un’analisi che con fatica cerca di rappresentare una delle fasi più importanti e allo stesso tempo difficili e delicate del percorso evolutivo della persona.
Un periodo di sconvolgimenti che guardano il carattere, lo stesso “Io” in costruzione: una mutazione veloce, in alcuni casi troppo veloce. Molto spesso gli adolescenti cercano di placare questa rivoluzione interiore con un tuffo dentro l’uso, e in certi casi l’abuso, di sostanze stupefacenti o alcol: una scorciatoia, un rifugio, una via d’uscita dal contatto/contagio di emozioni troppo forti e difficili da gestire. Il consumo della droga è in continuo aumento. I danni anche se non immediatamente avvertiti, sono spaventosi.
Aggressività, sfida, vittimismo, omertà, bugie, sotterfugi, incoscienza e imprudenza sono tra gli atteggiamenti e i comportamenti del disagio adolescenziali, caratteri spinosi che minano la crescita dell’intera comunità di appartenenza, dilaniano le famiglie e con i quali bisogna confrontarsi a viso aperto nel contesto delle relazioni educative. Molti genitori dinnanzi “alla nuova vita”, finiscono nel vortice del conflitto, divengono nemici o sterili complici, incapaci di star semplicemente ad ascoltare, di essere presenza ferma e non giudicante.
La Cooperativa Sociale “Mettere le Ali” Onlus nei suoi interventi sugli adolescenti all’interno delle comunità educative da essa gestite, ha costruito un approccio empatico fondato sulla relazione che scardina i ruoli e pone adulto ed adolescente in una nuova dimensione di cammino “fianco a fianco”.
L’educatore utilizza l’empatia per entrare in contatto con l’adolescente e scoprirne il mondo; diviene così capace di riconoscere l’altro come un altro, di comprendere il suo modo di essere, di compartecipare a situazioni, condividere sentimenti e sensazioni e prospettare un progetto futuro, divenendo responsabili di un percorso compiuto insieme. Questo non significa prendersi in carico o sostituirsi all’adolescente, ma fecondare un incontro attento di intenzionalità, di accoglienza e ascolto reciproci.
Attraverso l’empatia, la relazione di cura concentra l’attenzione sul soggetto che viene guidato per mano lungo un percorso intrapreso insieme e soprattutto rispetto alla destinazione da raggiungere. Questo percorso tuttavia non è, e non può essere, l’esito di un processo «spontaneo» di crescita; è piuttosto la riuscita di un processo di formazione che riguarda l’intera personalità e che coincide con un atto di libertà e di consapevolezza di sé. Nel prendersi cura l’etica dell’intenzionalità e l’etica della responsabilità trovano un punto di contatto, costantemente da riequilibrare e verificare, ma sempre pregno di motivazione e ricco di significatività.

















