Archivio Diocesano/Le esequie di Filippo III a Sant’Irene
Un’istanza datata 1621 dal Capitolo Cattedrale al Sindaco di Lecce Massenzio Piccinni.
Il documento che analizziamo è una istanza presentata dal Capitolo della Chiesa Cattedrale di Lecce al Sindaco della città, in occasione del funerale del monarca Filippo III Re di Spagna (Archivio del Capitolo Cattedrale di Lecce, Mazzo XX Libro VIII n. 60). Datata 1621, vede come protagonisti, da una parte il primo cittadino “il medico Massenzio Piccinno (in realtà Piccinni, sindaco nel biennio 1620-21 n.d.a.)” e dall’altra “l’Auditori e Procuratori del Rev. Cap.lo e Clero di Lecce”.
Andrés López Polanco-Ritratto di Re Filippo III di Spagna
I secondi, alla presenza del medesimo sindaco evidenziano di aver avuto notizia che egli stesso e gli amministratori (“eletti”) della città intendano far svolgere le esequie di Filippo nella chiesa di S. Irene, contrariamente alla consuetudine che prevedeva la celebrazione nella Cattedrale. A tale “orientamento” si aggiunge il fatto che “secondo una lettera regia viene ordinato, che dette esequie si facciano con la maggior solennità e pompa, che sarà possibile, il che non si può fare nella detta chiesa di S. Irene”.
Card. Antonio Zapata y Cisneros
È necessario che possano intervenire alle esequie il Capitolo e il Clero così come frati, confraternite, altresì suonar campane e fare processioni funebri (“funerali”) attraverso la città; detta funzione si deve fare “per ogni rispetto alla detta Chiesa Matrice, conforme all’universal consuetudine de la città de Napoli e de tutte l’altre città insigni del Regno, nonostante che ci siano chiese e cappelle Reggie, et in tal possesso si trovano Capitolo e Clero; e tanto più, che tale si dimostra la volontà di Ill.mo ed Ecc.mo Cardinal Zapat Viceré Gnale (Antonio Zapata y Cisneros, nominato da Filippo III Viceré di Spagna nel settembre del 1620, n.d.a.) per la prenominata lettera”.
Chiesa di Sant’Irene dei Teatini -1591-Lecce
Conformemente a tali orientamenti, “il (…) Capitolo e il Clero (è) pronto (…) a fare tutto ciò che detta lettera comanda, purché si faccia in detta Chiesa Cattedrale (…) ne ha dato conto al detto Viceré generali, si aspetta avviso”. In virtù di ciò “(Capitolo e Clero) si protesta contro del detto Sindaco et eletti”, i quali “sin tanto si viene detta risposta, non si debbano fare dette esequie per dimostrare la sua pronta volontà, che tieni di farli con tutta quella solennità e pompa, che merita si faccia”. Il documento si conclude con la richiesta al Sindaco e agli eletti, da parte del Capitolo e del Clero, di non andare “contra quos decet” e di non intraprendere “cosa alcuna contro l’antica consuetudine, e solito facendosi il contrario, perché concretizzandosi tale comportamento “se n’ avrà di nuovo ricorso ai Superiori”.
Giacomo Cominotti


















