Pubblicato in: Gio, Ott 31st, 2013

Archivio Diocesano/Mons. Di Milia ringrazia per l’accoglienza

Il documento che veniamo ad analizzare quest’oggi (Archivio del Capitolo Catte­drale di Lecce, Mazzo XXX n. 19) è una lettera del nuovo Vescovo Mons. Evan­gelista Di Milia al Capitolo e al Clero di Lecce (la cui chiesa avrebbe retto fino alla morte, avvenuta il 17 settembre 1901). Il Pre­sule scrive da Calitri, in provincia di Avellino, suo paese natale, in data 2 ottobre 1898, e si rivolge, come risulta dalla chiusura del docu­mento, “al Rv.mo Monsignore D. Vincenzo Quarta Vicario Capitolare ed ai R.mi Signori Canonici e Molto Rev. Signori Manzionarii e Sacerdoti della Chiesa Cattedrale di Lecce” firmandosi come Vescovo di Cassano (alla cui guida era dal 22 dicembre 1888). La missiva nasce quale risposta alla lettera a Lui indi­rizzata dai sopra menzionati “quale atto di omaggio e di devozione al novello Pastore, che Iddio misericordioso ha voluto prescie­gliere per la illustre storica Sede di Lecce”.

Mons. Di Milia sottolinea primariamente le qualità devozionali e morali delle popolazioni salentine che ben si intrecciano con le origini della religiosità locale e tali premesse e tradi­zioni Egli si impegna a tutelare, a difendere e ad accrescere con l’aiuto e la coazione da par­te degli attori citati in precedenza. Attendendo il momento della presa di possesso ufficiale il Presule ringrazia per l’affetto e la devozione espressi nella lettera di rallegramenti ricevuta e impartisce, in forma scritta, la sua benedi­zione. Passando all’analisi più approfondita del documento è possibile evidenziare alcune caratteristiche interessanti.

evangelista di milia

Primariamente si definisce la “Sede di Lecce (come) illustre e storica”; si prosegue evidenziando le “tante tradizioni gloriose, di dottrina, di sapienza, di governo, di virtù religiose e civili, le quali furono e sono il decoro ed il lustro , non mai adombrate della vetusta Cattedra Salentina”. Si continua sotto­lineando “il profondo attaccamento nel nuovo Gregge alla santa Religione degli Avi, nonché lo zelo, l’operosità, il sapere, e sopra ogni cosa, lo spirito eccleisatico, che muovono il R.mo Capitolo, i Molto Reverendi Parroci e Sacerdoti nell’adempimento del loro Sacro ministero”. La lettera si chiude con il Presule che si dichiara “ben fortunato d’impartire (…) per la prima volta la sua pastorale e paterna benedizione”.

Dovendo sottolineare alcuni aspetti impor­tanti del documento è possibile tracciare uno sviluppo logico. Innanzitutto i timori e le speranze che convivono nel cuore del Pre­sule: i primi derivanti dinanzi alle tradizioni della Cattedra Salentina, le seconde poste in relazione alle caratteristiche del Gregge a Lui affidato. In seguito sempre Mons. Di Milia sottolinea come “sarò lieto di trovarsi, al più presto, tra voi per porre mano senza indugio al lavoro assegnatomi”. Chiude, poco prima delle benedizione, porgendo “a tutti e a ciascuno le più calde azioni di grazie per i sentimenti espressimi di devozione e di attaccamento”.

Giacomo Cominotti

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