Pubblicato in: Sab, Dic 27th, 2014

Archivio Storico/Gli “auguri scomodi”di Mons. Costa

“In questi ultimi giorni del santo Avven­to i parenti, gli amici, i conoscenti si scambiano l’augurio di buon Natale; ma l’augurio, purtroppo, rimane una sterile espressione, un semplice flatus oris per tanti e tanti, particolarmente per i disoccupati che sono alle prese con la miseria”. Tali parole potrebbero sembrare, a prima vista, uno dei tanti pensieri o delle tante constatazioni alle quali conduce la cosiddetta “crisi”, con la quale la mag­gior parte delle persone ha imparato, ormai da diversi anni, a convivere. Tale frase non manca quindi di drammaticità e di attualità, indubbia­mente. Eppure essa, a dispetto delle apparenze, è stata pronunciata, anzi sarebbe meglio dire messa su carta, quasi settant’anni fa, precisa­mente il 15 dicembre 1948. L’allora Vescovo di Lecce, mons. Alberto Costa (1928 – 1950) com­pose questo “appello” per “la disoccupazione invernale”, rivolgendosi ai “Fratelli e Figliuoli”. Scorrendo lo scritto (Fondo Costa, Busta XXV, fasc. 1) si ritrovano contenuti che ben si adattano alla situazione odierna: “Il senso della solidarietà umana potenziato dalla Fede non può, non deve permettere che per parte nostra l’augurio suoni un’amara ironia per i poveri e per i disoccupati”.

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E ancora “In ossequio alla Fede, pertanto, in omaggio al celeste Bambino, andiamo incontro ai disoccupati, perché essi pure partecipino della letizia del S. Natale, e si sentano avvolti in un’at­mosfera di sincero amore”. E prosegue “perorate la causa dei disoccupati, stendete la mano agli abbienti perché diano a chi per mancanza di la­voro non può procurarsi il necessario alla vita”. E aggiunge “pregate perché il Signore susciti nei cuori sensi di pietà e di compassione verso i fratelli minorati della fortuna”. La conclusione è al contempo logica e piena di speranza, che “tutti gli uomini possano guadagnarsi il pane col sudore della fronte”. Tale documento dimostra come la storia sia fatta di corsi e ricorsi, di come le situazioni possano ripetersi in maniera quasi identica pur a distanza di tempo e di come anche la risposta da parte dell’uomo, nel caso specifico della Chiesa (rappresentata dal Presule leccese) e dei cristiani, possa cercare di mitigare, oggi come ieri, li effetti negativi di eventi tanto im­provvisi quanto devastanti per il tessuto sociale e familiare che vengono a colpire e coinvolgere, stando accanto alle persone più deboli e che vivono situazioni di disagio e di emarginazione.

Giacomo Cominotti

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