Pubblicato in: Sab, Set 15th, 2012

Arte e Fede/Museo diocesano: fare cultura a Lecce

Il Museo Storico dell’Arcidiocesi di Lecce anche quest’anno si sta rilevando un punto focale e di riferimento per i turisti che ven­gono a visitare Lecce. Detto in tali termini quest’affermazione iniziale ha quasi il suono di una scontata partigianeria. I dati e non solo sulle presenze dei visitatori sembrerebbero, però, sostanziare l’importanza, appunto, di questa struttura. Dal primo gennaio al 31 agosto 2012 i visitatori sono stati 1060 ed in particolare nel periodo così detto estivo ovvero giugno-agosto il numero è stato di 450 unità paganti. Il Museo, per chi ancora non avesse avuto la possibilità di visitarlo, è ospitato all’interno dell’Antico Seminario in Piazza Duomo a Lec­ce.

Questa localizzazione non è secondaria visto che esso si trova all’interno di un insieme di monumenti architettonicamente significativi che comprende la Cattedrale, il Palazzo Episcopale e la stessa Piazza Duomo con i suoi campanile e propilei. Collocato al secondo piano dell’Antico Seminario, il Museo occupa due grandi stanze a doppia altezza (va segnalato in più il piano am­mezzato nella prima sala) all’interno delle quali sono esposte principalmente opere di pittura e scultura provenienti, alcune, dalle chiese della Arcidiocesi, altre, in particolare, dalla stessa vicina Cattedrale.

Durante questo periodo estivo abbia­mo provato a raccogliere in modo informale le considerazioni sulla visita museale fatta da alcune persone. Le ragioni, l’interesse sono apparse le più svariate: G. M., ingegnere da Milano, ha trovato interessante la localizzazione del museo ed il suo intervento di restauro e riqualificazione; A. M., professore di storia dell’arte da Roma, è stato più attento nel segnalare le opere, quelle di pittura, fra le quali ha ricordato il dipinto di Serafino Elmo sul Patrocinio di Sant’Oronzo ed il Martirio di Sant’Orsola; altri invece come R. T., informatico da Roma, è rimasto colpito dalla statuaria come ad esempio il busto argenteo di Sant’Oronzo, la statua della Giuditta con la testa di Oloferne non meno che la statua dell’Addolorata.

Il resoconto potreb­be continuare ma preferiamo riassumere in poche battute quanto in generale è emerso da questo tipo di colloqui che, lo abbiamo detto, non hanno una valenza statistica. Quello che dai più abbiamo potuto cogliere potrebbe essere riassunto in una battuta: “piccolo e diffuso è meglio”. Ci spieghia­mo. Il Museo Diocesano non è di grandi dimensio­ni e non contiene migliaia di opere: questo aspetto, apparentemente riduttivo, è stato percepito dal visitatore-tipo come una risorsa, nel senso che la dimensione ridotta e raccolta del museo sembra concedere spazio all’osservatore stesso.

LA LEGGEREZZA DI UNO SPAZIO

Una visita-tipo al museo dura circa 30-50 minuti e non sembra sovrastare e sob­barcare il visitatore a cui, e cito testual­mente, “è concesso il respiro della pau­sa”. Qualcuno lo ha definito un “museo dalla leggerezza sostenibile”, ricordando evidentemente la celebre opera di Milan Kundera. Il termine “piccolo”, come ab­biamo visto, è stato associato a “diffuso” ed a questo è strettamente connesso. Visitare, infatti, le opere del museo e poi spostarsi nella piazza oppure nella stessa Cattedrale è stato percepito come un unicum con la stessa esperienza muse­ale. Questo sistema museale, come è naturale che sia, è perfettibile ma la rotta intrapresa sembra proprio all’altezza dei tempi, delle esigenze e delle aspettative. Ultimo aspetto: all’interno dello stesso Antico Seminario,la Galleria d’Arte Sacra Contemporanea. Quest’ultima, ricordia­molo, è una singolare entità espositiva nell’intera area meridionale d’Italia. 

Fabio Grasso

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