Arte e Fede/Museo diocesano: fare cultura a Lecce
Il Museo Storico dell’Arcidiocesi di Lecce anche quest’anno si sta rilevando un punto focale e di riferimento per i turisti che vengono a visitare Lecce. Detto in tali termini quest’affermazione iniziale ha quasi il suono di una scontata partigianeria. I dati e non solo sulle presenze dei visitatori sembrerebbero, però, sostanziare l’importanza, appunto, di questa struttura. Dal primo gennaio al 31 agosto 2012 i visitatori sono stati 1060 ed in particolare nel periodo così detto estivo ovvero giugno-agosto il numero è stato di 450 unità paganti. Il Museo, per chi ancora non avesse avuto la possibilità di visitarlo, è ospitato all’interno dell’Antico Seminario in Piazza Duomo a Lecce.
Questa localizzazione non è secondaria visto che esso si trova all’interno di un insieme di monumenti architettonicamente significativi che comprende la Cattedrale, il Palazzo Episcopale e la stessa Piazza Duomo con i suoi campanile e propilei. Collocato al secondo piano dell’Antico Seminario, il Museo occupa due grandi stanze a doppia altezza (va segnalato in più il piano ammezzato nella prima sala) all’interno delle quali sono esposte principalmente opere di pittura e scultura provenienti, alcune, dalle chiese della Arcidiocesi, altre, in particolare, dalla stessa vicina Cattedrale.
Durante questo periodo estivo abbiamo provato a raccogliere in modo informale le considerazioni sulla visita museale fatta da alcune persone. Le ragioni, l’interesse sono apparse le più svariate: G. M., ingegnere da Milano, ha trovato interessante la localizzazione del museo ed il suo intervento di restauro e riqualificazione; A. M., professore di storia dell’arte da Roma, è stato più attento nel segnalare le opere, quelle di pittura, fra le quali ha ricordato il dipinto di Serafino Elmo sul Patrocinio di Sant’Oronzo ed il Martirio di Sant’Orsola; altri invece come R. T., informatico da Roma, è rimasto colpito dalla statuaria come ad esempio il busto argenteo di Sant’Oronzo, la statua della Giuditta con la testa di Oloferne non meno che la statua dell’Addolorata.
Il resoconto potrebbe continuare ma preferiamo riassumere in poche battute quanto in generale è emerso da questo tipo di colloqui che, lo abbiamo detto, non hanno una valenza statistica. Quello che dai più abbiamo potuto cogliere potrebbe essere riassunto in una battuta: “piccolo e diffuso è meglio”. Ci spieghiamo. Il Museo Diocesano non è di grandi dimensioni e non contiene migliaia di opere: questo aspetto, apparentemente riduttivo, è stato percepito dal visitatore-tipo come una risorsa, nel senso che la dimensione ridotta e raccolta del museo sembra concedere spazio all’osservatore stesso.
LA LEGGEREZZA DI UNO SPAZIO
Una visita-tipo al museo dura circa 30-50 minuti e non sembra sovrastare e sobbarcare il visitatore a cui, e cito testualmente, “è concesso il respiro della pausa”. Qualcuno lo ha definito un “museo dalla leggerezza sostenibile”, ricordando evidentemente la celebre opera di Milan Kundera. Il termine “piccolo”, come abbiamo visto, è stato associato a “diffuso” ed a questo è strettamente connesso. Visitare, infatti, le opere del museo e poi spostarsi nella piazza oppure nella stessa Cattedrale è stato percepito come un unicum con la stessa esperienza museale. Questo sistema museale, come è naturale che sia, è perfettibile ma la rotta intrapresa sembra proprio all’altezza dei tempi, delle esigenze e delle aspettative. Ultimo aspetto: all’interno dello stesso Antico Seminario,la Galleria d’Arte Sacra Contemporanea. Quest’ultima, ricordiamolo, è una singolare entità espositiva nell’intera area meridionale d’Italia.
Fabio Grasso















