Pubblicato in: Gio, Giu 14th, 2012

Aspiranti docenti: ecco il tirocinio formativo (TFA)

Il percorso dei prossimi corsi abilitativi/Destinati ai precari, richiedono una costosa partecipazione.

Organizzati dalle Università, movimenteranno 100 milioni di euro tra contributi di accesso e tasse.

Il concetto del learning by doing o della didattica laboratoriale si estende con il Tirocinio Formativo Attivo (TFA) anche agli aspiranti docenti. Il TFA ( l’Italia è il Paese delle sigle!) è un corso abilitante all’insegnamento istituito dalle università.  Ha durata annuale e attribuisce, tramite un esame finale – sostenuto davanti a una commissione mista composta da docenti universitari, un insegnante “tutor” in ruolo presso gli istituti scolastici e un rappresentante dell’Ufficio Scolastico Regionale o del MIUR – il titolo di abilitazione all’insegnamento in una delle classi di abilitazione previste dal DM 39/1998 e dal DM 22/2005, sino a quando tali decreti non saranno sostituiti. Nel dettaglio il percorso  è articolato così.

La struttura

Il TFA è attivato per ciascuna classe di abilitazione secondo il fabbisogno. Consiste di tre gruppi di attività: 1) insegnamenti di materie psico-pedagogiche e di scienze dell’educazione; 2) un tirocinio volto a scuola sotto la guida di un insegnante tutor,comprendente una fase osservativa e una fase di insegnamento attivo; 3) insegnamenti di didattiche disciplinari che vengono svolti in un contesto di laboratorio mirante a stabilire una stretta relazione tra l’approccio disciplinare e l’approccio didattico. Allo scopo, nei laboratori, è prevista una collaborazione tra docenti universitari, che li dirigono, e gli insegnanti tutor. L’attività di tirocinio nella scuola si conclude con l’elaborazione di una relazione di tirocinio di cui è relatore un docente universitario e correlatore l’insegnante tutor che ha seguito l’attività di tirocinio. La relazione deve consistere in un elaborato originale, non limitato a una semplice esposizione delle attività svolte, ma deve evidenziare la capacità del tirocinante di integrare a un elevato livello culturale e scientifico le competenze acquisite nell’attività in classe con le conoscenze in materia psico-pedagogica, nell’ambito della didattica disciplinare e, in particolar modo, nelle attività di laboratorio.

Chi  accede al percorso

Tutti coloro che al momento dell’uscita del bando sono in possesso di:  laurea del vecchio ordinamento e eventuali esami richiesti per poter avere accesso all’insegnamento;  laurea del nuovo ordinamento specialistica o magistrale  e degli eventuali crediti formativi per poter avere accesso all’insegnamento; diploma ISEF, per l’accesso all’insegnamento di educazione fisica.

Chi fa che cosa

E’ il ministero a fissare il tetto ed entro febbraio comunica agli USR le esigenze di reclutamento per ogni classe di abilitazione. L’Ufficio Scolastico Regionale incontra, entro il mese di marzo, i responsabili dei singoli Atenei e Facoltà della regione presso i quali risulta presente il corso di tirocinio per le classi di abilitazione e, in accordo con loro, verifica la disponibilità ad attivare il tirocinio per l’anno accademico successivo. Sulla base di tale disponibilità l’USR comunica al MIUR il numero di posti da attivare per ciascuna classe e da assegnare a ciascun Ateneo. La prova di accesso al TFA, obbligatoriamente formulata ed espletata dalle Facoltà interessate, avviene, in tutta Italia, con le medesime modalità e punteggi indicati nel seguito. La prova scritta ha luogo nel medesimo giorno del mese di settembre e la prova orale ha inizio in un successivo giorno del mese di settembre.

Le prove

la prova di accesso deve verificare le conoscenze disciplinari relative alle materie oggetto di insegnamento della classe di abilitazione. Alla prova sono assegnati 100 punti: 60 punti per il test preliminare; 20 punti per la prova orale; 20 punti per titoli di studio, eventuali pubblicazioni e certificazioni. Per essere ammesso alla prova orale il candidato deve rispondere correttamente ad almeno 42 domande sulle 60 che gli vengono proposte. La prova orale, valutata in ventesimi, è superata se il candidato riporta una votazione maggiore o uguale a 15/20. La prova è organizzata tenendo conto delle specificità delle varie classi di laurea. In particolare, nel caso di classi di laurea che comportino l’insegnamento di lingue (latino, greco, lingue moderne), è prevista una prova di traduzione o di conversazione e, nel caso dell’insegnamento dell’italiano, una prova di analisi dei testi. Il superamento della prova orale è condizione imprescindibile per l’accesso all’anno di tirocinio. Altri 20 punti sono riservati ai titoli e/o altre certificazioni.

Dal sapere per sé al sapere per gli altri: i futuri inseganti saranno guidati ad esplicitarne tutti i passaggi

Periodicamente si ripropone il problema di come permettere l’accesso ai ruoli dell’insegnamento. Fermo restando che un tirocinio formativo non può che tornare utile per i futuri insegnanti che non dovranno esplicitare da soli tutti passaggi dal “sapere per se stessi” al “sapere per gli altri”, ci fa riflettere un dato che troviamo discordante con il quadro economico generale del momento: la partecipazione al Tirocinio Formativo Attivo non sarà a costo zero! Per le università che avranno il compito di organizzarli ci sarà un giro stimato complessivo di circa 100 milioni di euro derivanti dai contributi di accesso ai test preliminari, che potranno andare da 50 a120 euro più le tasse di iscrizione ai corsi da 2.500 euro in su. Né vale il confronto con i Master che sembrano esser divenuti la nuova “raccolta punti”. Se si pensa a quella che è la quotidianità di chi è precario – i destinatari del TFA sono per costituzione “precari” – immaginiamo che fatica, e per di più costosa in concreto,  sarà ancora una volta tentare l’accesso al mondo del lavoro.

Loredana Di Cuonzo

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