Pubblicato in: Ven, Mag 23rd, 2014

Assemblea Cei/Il Papa ai Vescovi: ascoltate il gregge

Il Santo Padre: tre le priorità per ogni pastore, la famiglia, i disoccupati, i migranti. Siate liberi, capaci di riscaldare il cuore delle persone.

Per la prima volta, un Papa apre l’assem­blea dei Vescovi italiani. E i Vescovi ricevono in regalo quello che Francesco definisce un “gioiello”, che “è come se fosse stato pronunciato ieri”: il discorso rivolto ai Presuli 50 anni fa Paolo VI, che il prossi­mo 19 ottobre verrà proclamato beato: “È venuto il momento di dare a noi stessi e di imprimere alla vita ecclesiastica italiana un forte e rinnovato spirito di unità”.

papa cei

“Nel nostro contesto spesso confuso e disgregato – gli fa eco oggi Papa Francesco – la prima missione ecclesiale rimane quella di essere lievito di unità, che fermenta nel farsi prossimo e nelle diverse forme di riconciliazione: solo insieme riusciremo ad esser profezia del Regno”. Poi la denuncia: “La mancanza o la povertà di comunione costituisce lo scandalo più grande, l’eresia che deturpa il volto del Signore e dilania la sua Chiesa. Nulla giustifica la divisione: meglio cedere, meglio rinunciare piut­tosto che lacerare la tunica e scandalizzare il popolo santo di Dio”. Poco più di mezz’ora, il discorso del Papa, lungamente applaudito dall’assemblea.

LA “LEGIONE” DELLE TENTAZIONI

Sono una “legione” le “tenta­zioni che cercano di oscurare il primato di Dio”: “La tiepidez­za che scade nella mediocrità, la ricerca del quieto vivere che schiva il sacrificio”, la tenta­zione della “fretta pastorale” o dell’accidia di chi considera “tutto un peso”, la presunzione di chi si illude di “far conto solo sulle sue forze, sull’ab­bondanza di risorse e strutture, sulle strategie organizzative che sa mettere in campo”. “Se ci allontaniamo da Cristo, se l’incontro con Lui perde la sua freschezza, finiamo per toccare con mano soltanto la sterilità delle nostre parole e delle no­stre iniziative”, ha ammonito il Papa, secondo il quale “i piani pastorali servono, ma la nostra fiducia è riposta altrove”. Di qui l’invito a tenere “fisso lo sguardo” su Gesù, che “è il centro del tempo e della storia: è Lui ciò che di più prezioso abbiamo da offrire alla gente, pena il lasciarla in balìa della sofferenza se non della dispe­razione”.

L’ANTIDOTO È L’ESPERIENZA ECCLESIALE

Essere sacramento di unità, per la Chiesa, “richiede un cuore spogliato di ogni interesse mondano, lontano dalla vanità e dalla discordia”, ha ammo­nito il Papa. Tante, anche in questo caso, le tentazioni da sfuggire, come “la gestione personalistica del tempo, le chiacchiere, le mezze verità che diventano bugie, la litania delle lamentele, la durezza di chi giudica senza coinvolgersi e il lassismo di quanti accon­discendono senza farsi carico dell’altro”, la gelosia, l’invidia che “genera correnti, consorte­rie, settarismo”.

IL TEMPO DELLA PAZIENZA E DELL’AMORE MATURO

Per il Papa, serve a capire che “la forza di una rete sta in relazioni di qualità, che abbat­tono le distanze e avvicinano i territori”. Di fronte a sacerdoti “spesso provati” o scoraggiati, i vescovi hanno il dovere di edu­carli a “non fermarsi a calcolare entrate e uscite”, perché “il nostro, più che di bilanci, è il tempo di quella pazienza che è il nome dell’amore maturo”.

PAPA-FRANCESCO

“ASCOLTATE IL GREGGE” SPECIE DONNE E GIOVANI

Perché “il popolo santo di Dio ha il polso per individuare le strade giuste”. Quello di Fran­cesco è un messaggio di fiducia nel laicato, e il suo appello è a riconoscere “spazi di pensieri, di progettazione e di azione alle donne e ai giovani”.

NESSUNA DISTINZIONE TRA “NOI” E “GLI ALTRI”

È forse questa, per il Papa, la tentazione più pericolosa. Bi­sogna avere “lo sguardo di Dio sulle persone e sugli eventi”, non si può vivere “nell’attesa sterile di chi non esce dal pro­prio recinto e non attraversa la piazza, ma rimane sul campani­le, lasciando che il mondo vada per la sua strada”. Ci vogliono pastori “liberi”, capaci di affiancare le persone “lungo le notti delle loro solitudini, delle loro inquietudini e dei loro fallimenti”, fino a “riscaldare il loro cuore” e aiutarle ad intraprendere “un cammino di senso che restituisca dignità, speranza e fecondità alla vita”.

FAMIGLIA, DISOCCUPATI, MIGRANTI

Tre i “luoghi” additati dal Papa ai vescovi come prioritari per “la vostra presenza”: la fami­glia, i disoccupati, i migranti. La famiglia, “fortemente pena­lizzata dalla cultura dei diritti individuali”, che “trasmette la logica del provvisorio”. La “sala d’attesa affollata di disoccupati, di cassintegrati, di precari, dove il diritto di chi non sa come portare a casa il pane si incontra con le difficol­tà di chi non sa come portare avanti l’azienda”. Prendersi cura di queste persone, per il Papa, è “una responsabilità storica”, e di fronte alla quale occorre “non cedere al cata­strofismo e alla rassegnazione”. Altro imperativo, “abbracciare i migranti”. C’è bisogno di “un nuovo umanesimo”, ha conclu­so il Papa, esortando i vescovi ad “andare incontro a chiunque chieda ragione della speranza che è in voi”.

M. Michela Nicolais

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