ASSEMBLEA DIOCESANA/DALLA COMUNIONE NASCE LA MISSIONE
Nuove Frontiere Pastorali/Alla ricerca di un equilibrio…
Tanta fame di speranza
Dopo la ricchezza di documenti del Magistero Pontificio (Evangelii Gaudium, quelli della Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla Vita Buona del Vangelo…) a livello diocesano si aggiunge la lettera pastorale del nostro Arcivescovo, La Sfida della Comunione. Tale materiale costituisce un riferimento essenziale per tutti coloro che a vario titolo (animatori, operatori pastorali o semplici volontari) possono trovare adeguati spunti e riferimenti per la propria azione. Necessita una maggiore attenzione in ambiti non sempre a noi vicini (sociale, economico, politico…): su questa scia la figura di Papa Francesco irrompe nel nostro scenario con un indirizzo preciso, quello di sperimentare le periferie geografiche ed esistenziali. Si tratta di riscoprire luoghi, ambienti e persone. Valorizziamo al meglio l’esistente, rafforzando le convinzioni di gratuità, spontaneità e anche quelle legate alla profezia. Cerchiamo esperienze nuove nelle case, nelle piazze, nei luoghi di incontro (ecclesiali e non); oratori, scuole, teatri. Occorre portare la gioia del Signore dove, oltre all’ascolto, alla preghiera, alla partecipazione, alla condivisione, al discernimento vi è quell’azione Concreta che certifica la nostra fede. Uno sguardo rivolto a tutti e non solo agli adepti (piccola Chiesa), ma andare incontro a quell’idea di popolo che costituisce l’essenza della Chiesa. La gente ha bisogno di persone credibili, libere, sognanti. Così abbiamo bisogno di animatori, educatori, catechisti, operatori pastorali, famiglie, allenatori…innamorati della Parola, che generano fiducia, guardano al futuro con segno di provvidenza.
Gioco, animazione, incontro, canto, preghiera, volontariato per i più deboli, ascolto per le varie necessità (affettive, lavorative, economiche) costituiscono un tutt’uno per chi vive la bellezza di essere credente. Dare la possibilità alle persone di esprimersi e, insieme, di poter individuare nuove strade per l’avvento del Regno. Riprendiamoci con fatica quanto abbiamo perso lungo il nostro cammino di fede superando gelosie, invidie legate al nostro recinto. Riscopriamo l’ambiente nella sua interezza come il Giardino di Dio affidato all’uomo. Sentiamo in questo periodo la fragilità della nostra condizione umana, ma anche la speranza di ciò che la gente si aspetta da noi. C’è in giro una fame di sacro che spesso non trova aperte le porte delle nostre chiese, per questo ci si rifugia in una dimensione privatistica dell’esperienza religiosa con pellegrinaggi e itinerari di fede sostanzialmente personali e autoreferenziali. Occorre dare un equilibrio tra l’esigenza personale e l’esperienza che la Chiesa indica. Teniamo presente che c’è, in merito, un’ignoranza religiosa preoccupante. Ci sono spazi enormi che devono essere occupati, in modo particolare, lo spazio sacramentale che separa il sacramento della Cresima da quello del Matrimonio. Nonostante una secolarizzazione dilagante, dobbiamo dare forza e significato anche a quella religiosità popolare che non sempre trova il giusto equilibrio sul versante religioso. Il nostro ruolo si sacerdoti e operatori pastorali non è più da solo sufficiente: occorre recuperare l’essenziale per cui possiamo essere percepiti meglio come testimoni del Risorto.
Nicola Macculi
















