Pubblicato in: Ven, Ott 24th, 2014

ASSEMBLEA DIOCESANA/DALLA COMUNIONE NASCE LA MISSIONE

Verso le Periferie/Lo stile della presenza nel mondo

Tre gli aspetti della lettera che mi hanno colpito come semplice cristiano, appartenente a quelli che Giovanni Paolo II ha chiamato Christidifeles Laici (quindi appartenente al comune popolo, laos, ma ancor prima segnato dall’appartenenza a Cristo, come tutti nella Chiesa, senza inutili contrapposizioni con il clero o penose ricerche di quote di potere ecclesiale). Anzitutto la consapevolezza di un tempo storico cambiato, che chiede ai cristiani la coscienza del fatto che, in una società (oramai anche da noi) post-cristiana, nulla può essere dato per scontato ed occorre un nuovo cominciamento. Senza paura, ma con realismo e certezza Lo diceva profeticamente negli anni ’60 Joseph Ratzinger: “Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diventerà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare molti degli edifici che aveva costruito nella prosperità. Poiché il numero dei suoi fedeli diminuirà, perderà anche gran parte dei privilegi sociali. Ma nonostante tutti questi cambiamenti, la Chiesa troverà di nuovo e con tutta l’energia ciò che le è essenziale, ciò che è sempre stato il suo centro: la fede nel Dio Uno e Trino, in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo, nell’assistenza dello Spirito, che durerà fino alla fine. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede al centro dell’esperienza e non un problema di struttura.”

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Questo chiede con forza un recupero dell’essenziale: accogliere l’avvenimento di Cristo presente oggi nell’unità di coloro che lo riconoscono e verificarne la pertinenza alle sfide dell’esistenza. Desiderosi di scoprire se è vero che l’incontro con quell’Uomo compie il desiderio di vero, di bello, di buono che tutto (gioie, dolori, incontri, avvenimenti, quotidianità, storia) suscita in noi: quello che è accaduto a Zaccheo, alla Samaritana, al centurione. La sfida della comunione, appunto: non un problema di organizzazione, non una costruzione nostra, ma un dono, una vita cui fare spazio che inizia a rispondere in maniera imprevedibile al dramma della vita. Tutto ciò indica uno stile della presenza cristiana nel mondo: quello di una Chiesa in uscita, missionaria per il debordare di una gioia, che cresce non per proselitismo ma per attrazione, che celebra il Mistero nel Tempio perché si possa vivere il Tempo. Colpisce la sintonia con l’insegnamento di Papa Francesco: “Un mondo in così rapida trasformazione chiede ai cristiani di essere disponibili a cercare forme e modi per comunicare con un linguaggio comprensibile la perenne novità del Cristianesimo.

Marcello Tempesta

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