Assenteisti a Lecce “L’Ente Provincia è un’isola felice”
A colloquio con il Dott. Luigi Amantonico, Dirigente del Servizio Personale e controlli interni.
“Chi abusa non comprende il privilegio di avere un posto di lavoro. Immagino cosa possa pensare di tutto ciò la grande platea di giovani disoccupati, superiore al 40% al Sud, ai quali è stato espropriato il futuro”.
Esiste nell’Italia del doppio se non triplo binario sociale, delle macroscopiche differenze regionali e dei campanilismi reali e letterari, un fenomeno che non conosce distinzioni di sorta ma si esplica prepotente in ogni struttura pubblica e privata: l’assenteismo.
Questa manifestazione che ha radici psicologiche presenta gravi conseguenze sociali, determinando: un inevitabile peggioramento dei servizi resi, una riduzione della produttività, un aumento dei costi, uno svilimento dell’immagine delle aziende pubbliche e private nonché di ogni singolo soggetto che con il suo lavoro contribuisce a fare una buona amministrazione, anche se “l’effetto Brunetta” , al netto dei fattori epidemiologici, ha determinato una riduzione delle assenze per motivi di malattia.
Questi i dati emersi dai lavori della Commissione Parlamentare, ma ogni realtà lavorativa presenta delle caratteristiche a sé stanti, per analizzare meglio questo fenomeno approfondiamo la situazione dell’Ente Provincia con l’aiuto fondamentale del dott. Luigi Amantonico, Dirigente del Servizio Personale e dell’Organizzazione e Controlli interni della Provincia di Lecce.
Dott. Amantonico, in merito all’assenteismo qual è la situazione nell’Ente Provincia?
In primo luogo, non parlerei di assenteismo nella più comune accezione patologica, piuttosto di assenze legate a diverse cause (malattia, assistenza prevista dalla legge 104, ferie, permessi, aspettative, infortuni sul lavoro, ecc). In particolare, posso dire che i tassi di assenza del personale della Provincia di Lecce rientrano nella media nazionale e, quindi, rappresentano un fenomeno fisiologico Il dato, riferito al 2014, è del 20,99 per cento. Mi spingerei a dire che, su questo piano, siamo un Ente quasi virtuoso.
Quali categorie lavorative si assentano maggiormente e più facilmente?
C’è un’equa distribuzione delle assenze dal lavoro da parte delle diverse categorie.
Ci sono dei giorni della settimana o dei mesi o, più in generale, dei periodi dell’anno in cui si verificano più alti tassi di assenteismo?
Parlando sempre di assenze, al pari della maggior parte degli Enti, il picco del fenomeno si registra, come può essere ovvio, nei mesi invernali, a causa della consueta epidemia influenzale, per malattia, e nel periodo estivo per l’utilizzo dell’istituto obbligatorio delle ferie.
Quali sono le cause e i motivi principali dell’assenteismo?
I motivi principali di assenza dal lavoro sono rappresentati dalla malattia (una media di 10 giorni all’anno pro capite). Si aggiunge l’utilizzo dei giorni di assistenza ai familiari disabili previsti dalla legge 104 del ’92.
Quali sono gli strumenti atti a contrastare questo fenomeno?
Nel caso della Provincia di Lecce, ribadisco, non ci troviamo di fronte ad un fenomeno patologico che va contrastato. Come già evidenziato, la situazione delle assenze rientra perfettamente nella norma. La disposizione che ha introdotto la trattenuta di una minima parte dello stipendio, per i primi dieci giorni di assenza, percepita come indennità accessoria, è stato un utile deterrente. Altro strumento è rappresentato dalla visita fiscale effettuata dai medici delle Asl a casa del lavoratore assente che io, in qualità di dirigente del Personale, mi preoccupo di chiedere tempestivamente per ogni assenza.
Lei pensa che ci siano alternative alla normativa vigente?
Per contrastare il fenomeno patologico le norme ci sono. Bisogna soltanto decidere di usarle. È una sciocchezza dire che, nel pubblico impiego, il dipendente non può essere licenziato. La riforma Brunetta ha modificato profondamente il sistema disciplinare nel pubblico impiego, prevedendo esplicitamente, come estrema ratio, il licenziamento. Se poi il Governo vuole aggiungere nuove disposizioni, bene. Occorrerebbe solo inserire una misura che nella riforma non c’è: sanzioni al dirigente che non contesta sistematicamente le mancanze disciplinari ai dipendenti. È questa la svolta che manca: quella della volontà.
Sono mai state prese importanti decisioni, come il licenziamento?
Negli ultimi anni, nel nostro Ente, non si è reso mai necessario un provvedimento di tale gravità.
Come valuta, personalmente, l’atteggiamento di chi, pur avendo un lavoro stabile lo vìola con assenze arbitrarie e dannose per l’economia dello Stato e dei contribuenti, alla luce della grave crisi occupazionale che attanaglia il Paese e in particolare i giovani?
Grave e intollerabile. Peraltro, chi abusa non comprende il privilegio di avere un posto di lavoro, per di più a tempo indeterminato. Immagino cosa possa pensare di tutto ciò la grande platea di giovani disoccupati, superiore al 40 per cento al Sud, ai quali è stato espropriato il futuro.


















