Pubblicato in: Gio, Gen 22nd, 2015

Assenteisti a Lecce “L’Ente Provincia è un’isola felice”

A colloquio con il Dott. Luigi Amantonico, Dirigente del Servizio Personale e controlli interni. 

“Chi abusa non comprende il privilegio di avere un posto di lavoro. Immagino cosa possa pensare di tutto ciò la grande platea di giovani disoccupati, superiore al 40% al Sud, ai quali è stato espropriato il futuro”. 

Esiste nell’Italia del doppio se non triplo bi­nario sociale, delle macrosco­piche differenze regionali e dei campanilismi reali e lette­rari, un fenomeno che non conosce distinzioni di sorta ma si esplica prepotente in ogni struttura pubblica e pri­vata: l’assenteismo.

Out

Questa manifestazione che ha radici psicologiche presenta gravi conseguenze sociali, determi­nando: un inevitabile peggio­ramento dei servizi resi, una riduzione della produttività, un aumento dei costi, uno svi­limento dell’immagine delle aziende pubbliche e private nonché di ogni singolo sog­getto che con il suo lavoro contribuisce a fare una buona amministrazione, anche se “l’effetto Brunetta” , al net­to dei fattori epidemiologici, ha determinato una riduzione delle assenze per motivi di malattia.

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Questi i dati emersi dai lavori della Commissione Parlamentare, ma ogni realtà lavorativa presenta delle ca­ratteristiche a sé stanti, per analizzare meglio questo fe­nomeno approfondiamo la si­tuazione dell’Ente Provincia con l’aiuto fondamentale del dott. Luigi Amantonico, Di­rigente del Servizio Personale e dell’Organizzazione e Con­trolli interni della Provincia di Lecce.

Dott. Amantonico, in me­rito all’assenteismo qual è la situazione nell’Ente Pro­vincia?

In primo luogo, non parlerei di assenteismo nella più co­mune accezione patologica, piuttosto di assenze legate a diverse cause (malattia, as­sistenza prevista dalla legge 104, ferie, permessi, aspet­tative, infortuni sul lavoro, ecc). In particolare, posso dire che i tassi di assenza del personale della Provincia di Lecce rientrano nella media nazionale e, quindi, rappre­sentano un fenomeno fisiologico Il dato, riferito al 2014, è del 20,99 per cento. Mi spinge­rei a dire che, su questo piano, siamo un Ente quasi virtuoso.

Quali categorie lavorative si assentano maggiormente e più facilmente?

C’è un’equa distribuzione del­le assenze dal lavoro da parte delle diverse categorie.

Ci sono dei giorni della set­timana o dei mesi o, più in generale, dei periodi dell’an­no in cui si verificano più alti tassi di assenteismo?

Parlando sempre di assen­ze, al pari della maggior parte degli Enti, il picco del fenome­no si registra, come può esse­re ovvio, nei mesi invernali, a causa della consueta epidemia influenzale, per malattia, e nel periodo estivo per l’utilizzo dell’istituto obbligatorio delle ferie.

Quali sono le cause e i motivi principali dell’assenteismo?

I motivi principali di assen­za dal lavoro sono rappresentati dalla malattia (una media di 10 giorni all’anno pro capi­te). Si aggiunge l’utilizzo dei giorni di assistenza ai familia­ri disabili previsti dalla legge 104 del ’92.

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Quali sono gli strumenti atti a contrastare questo feno­meno?

Nel caso della Provincia di Lecce, ribadisco, non ci trovia­mo di fronte ad un fenomeno patologico che va contrasta­to. Come già evidenziato, la situazione delle assenze rien­tra perfettamente nella nor­ma. La disposizione che ha introdotto la trattenuta di una minima parte dello stipendio, per i primi dieci giorni di as­senza, percepita come inden­nità accessoria, è stato un uti­le deterrente. Altro strumento è rappresentato dalla visita fiscale effettuata dai medici delle Asl a casa del lavora­tore assente che io, in qualità di dirigente del Personale, mi preoccupo di chiedere tempe­stivamente per ogni assenza.

Lei pensa che ci siano alter­native alla normativa vigen­te?

Per contrastare il feno­meno patologico le norme ci sono. Bisogna soltanto deci­dere di usarle. È una scioc­chezza dire che, nel pubblico impiego, il dipendente non può essere licenziato. La ri­forma Brunetta ha modifica­to profondamente il sistema disciplinare nel pubblico impiego, prevedendo espli­citamente, come estrema ra­tio, il licenziamento. Se poi il Governo vuole aggiungere nuove disposizioni, bene. Oc­correrebbe solo inserire una misura che nella riforma non c’è: sanzioni al dirigente che non contesta sistematicamen­te le mancanze disciplinari ai dipendenti. È questa la svolta che manca: quella della vo­lontà.

Sono mai state prese im­portanti decisioni, come il licenziamento?

Negli ultimi anni, nel no­stro Ente, non si è reso mai necessario un provvedimento di tale gravità.

Come valuta, personal­mente, l’atteggiamento di chi, pur avendo un lavoro stabile lo vìola con assen­ze arbitrarie e dannose per l’economia dello Stato e dei contribuenti, alla luce della grave crisi occupazionale che attanaglia il Paese e in particolare i giovani?

Grave e intollerabile. Pe­raltro, chi abusa non com­prende il privilegio di avere un posto di lavoro, per di più a tempo indeterminato. Im­magino cosa possa pensare di tutto ciò la grande platea di giovani disoccupati, supe­riore al 40 per cento al Sud, ai quali è stato espropriato il futuro. 

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