Assistenza Anziani/Le Istituzioni al servizio della persona: compagni di viaggio
ADI e SAD
Nell’osservare quanto le istituzioni siano attente agli ultimi della società e soprattutto in riferimento agli anziani e alle persone sole, c’è il rischio di essere superficiali ignorando la conoscenza di realtà che si preoccupano quotidianamente di tali problematiche e che cercano di dare delle reali risposte ai bisogni delle persone. Così abbiamo intervistato l’avv. Alessandro Nocco, esperto nelle politiche del Welfare e componente dell’Ambito Territoriale di Lecce che ci ha dato una visione più completa e complessa della realtà di intervento.
Oggi, come sono strutturati i servizi sociali di un comune?
Essi, per diversi servizi, sono legati all’organizzazione comunale ma molti altri sono regolati dalla Legge 328/2000, dalla successiva Legge Regionale 19/2006 e dal Regolamento Regionale 4/2007 dando un chiaro quadro di riferimento per qualsiasi azione sociale che un comune vorrà svolgere così che, associati in Ambiti Territoriali Sociali, possano gestire i servizi alla persona in forma associata. In Puglia già dal 2004/2005 sono stati costituiti gli Ambiti Territoriali Sociali che coincidevano con i distretti sanitari. In Provincia di Lecce gli Ambiti sono dieci e il più grande è quello di Lecce e comprende nove comuni.
Come funzionano gli Ambiti Territoriali Sociali ?
Vi è anzitutto un Coordinamento Istituzionale (organo politico) ed un Ufficio di Piano (organo di gestione) a cui fa riferimento il Servizio Sociale alla Persona (S.S.P) che interagisce con il Segretariato Sociale (servizi sociali) che ha il compito di svolgere il ruolo di front-office di accoglienza degli utenti e delle domande che da essi pervengono per la richiesta di servizi socio-assistenziali.
Il Servizio Sociale alla Persona (S.S.P.), all’interno dell’Ambito Territoriale è quindi il supervisore dei servizi che vengono affidati ad aziende esterne o a cooperative. Esso riguarda aree diverse: inclusione sociale e diversità, famiglia e minori, politiche giovanili, tossicodipendenze, immigrati anziani e disabili. Di queste due ultime aree se ne occupano in maniera diretta l’A.D.I. (assistenza domiciliare integrata) ed il S.A.D. (assistenza domiciliare socio assistenziale o sociale). Quindi ogni Ambito è dotato di un servizio sociale professionale, articolato per aree di intervento e che consistono nel garantire quei servizi considerati dalla legge Livelli Essenziali: servizio sociale professionale, segretariato sociale, A.D.I. e S.A.D.
Quali interventi possono erogare la S.A.D. e l’A.D.I.?
L’assistenza domiciliare socio-assistenziale (S.A.D.) è un servizio che normalmente viene esternalizzato ad una cooperativa che assicura a domicilio, ad ogni utente che ne richiede la prestazione, ciò di cui può aver bisogno: l’igiene della persona, la cura della casa, la preparazione di pasti, la compagnia, l’alzata dal letto. I costi di tale gestione dipendono esclusivamente dai comuni che impiegano risorse assegnate dalla Regione.
L’assistenza domiciliare integrata (A.D.I.), invece, lo dice la definizione stessa, integra l’azione del servizio precedente attraverso un unico progetto di intervento.
Come usufruire del S.A.D.?
L’iter è semplice: c’è sempre un avviso pubblico nelle sedi comunali di competenza che definisce le modalità di richiesta. Dopo di ciò, entro i termini previsti dal bando, ci si rivolge al segretariato di ambito ( i servizi sociali comunali) presso il proprio comune il quale provvede ad aiutare nella compilazione del modulo e nell’accesso complessivo del servizio. E’ compito del segretariato inviare ogni domanda al servizio professionale d’ambito che decide la “presa in carico” e dà mandato all’ente gestore del servizio (cooperativa) di attivare l’intervento. Ogni intervento deve essere preceduto da un piano individualizzato d’assistenza (P.A.I.) elaborato dal servizio sociale unitamente all’ente gestore.
Come usufruire dell’A.D.I.?
E’ un servizio che richiede l’apporto dei comuni per le prestazioni dei servizi e delle ASL per le prestazioni sanitarie. Il front-office di accesso al servizio è sempre il segretariato sociale (servizi sociali comunali) con funzioni di “porta unica socio-sanitaria” (P.U.A.). Il segretariato provvederà all’invio della richiesta per la sua valutazione e accettazione presso un’organismo denominato U.V.M. in cui collaborano operatori sanitari (medici) e operatori del servizio sociale di ambito.
Come un anziano viene affidato ad un servizio residenziale o semi-residenziale?
Dove gli ambiti territoriali funzionano, l’assegnazione avviene sempre attraverso lo stesso percorso. Le strutture sono essenzialmente due: socio–assistenziali (case di riposo) e socio sanitarie (R.S.S.A.). Mentre nel primo caso è il servizio sociale insieme al segretariato sociale a ricevere la domanda e a prendere in carico il servizio e i costi sono essenzialmente a carico dell’anziano e della sua famiglia ed il comune di residenza interviene ove possibile, nel secondo caso sarà l’U.V.M. a decidere la presa in carico integrata e la ripartizione dei costi che vanno divisi quota parte a carico dell’ASL e quota parte a carico dell’utente e della sua famiglia o del comune di appartenenza.
A chi viene rivolto il servizio dell’A.D.I.?
Interessa tutti i casi più gravi in cui non vi è autosufficienza del soggetto.
E la S.A.D.?
Si rivolge ad una platea più estesa secondo i criteri fissati dagli avvisi pubblici e dai regolamenti di ambito.
Quanti sono, ad oggi, i soggetti che usufruiscono rispettivamente del servizio S.A.D. e A.D.I. nell’Ambito Territoriale Sociale di Lecce?
L’A.D.I. (assistenza domiciliare integrata) consta di 40 persone ela S.A.D. (assistenza domiciliare socio assistenziale o sociale) ne costa di 80.
Le dinamiche psicologiche di un anziano da assistere
I dati Istat del 2010-2011 evidenziano l’aumento considerevole della popolazione anziana su tutto il territorio nazionale. Ciò, ha portato alla nascita progressiva di servizi socio-sanitari rivolti agli anziani. Queste strutture o servizi cercano di rispondere in maniera esaustiva ai bisogni psicologici, sanitari e assistenziali che ogni anziano riporta, attraverso la definizione di un Piano Assistenziale Individualizzato.
Nello specifico, le dinamiche psicologiche frequentemente riscontrate negli anziani bisognosi di assistenza, riguardano una maggiore frequenza di emozioni negative quali tristezza, paura, depressione e la presenza di un atteggiamento relazionale negativo con l’ambiente.
Queste problematiche sono l’espressione del modo in cui l’anziano vive la serie di cambiamenti che accompagnano questa fase di vita. Tra questi ci sono i progressivi mutamenti fisiologici, la compromissione dello stato di salute e la variazione dei contatti sociali (come la vedovanza, la perdita di amici e familiari). Decisivo appare anche lo stereotipo negativo che da sempre accompagna l’immagine della persona anziana; infatti la cultura odierna ha una preferenza per le accezioni “sano” o “giovane” e questo può influire negativamente sulla percezione che l’anziano ha di sé stesso. Talvolta, le problematiche possono rivelare presenza di sindromi dementigene.
È necessario, al fine di individuare un piano assistenziale efficace, percepire e comprendere il vissuto che l’anziano sta attraversando. Solo successivamente si procederà con gli interventi dedicati (psicologici, educativi ed espressivi) a garantire una migliore qualità di vita che permetta di esperire emozioni positive come la realizzazione.
Sarà utile, dunque, analizzare le risorse esterne che l’anziano possiede quali la presenza di familiari e di una rete sociale che possano garantire sostegno e affetto. Nel caso in cui si trovi in una struttura socio-assistenziale sarà utile stimolare la creazione di relazioni con gli altri ospiti, al fine di evitare l’isolamento e l’accentuazione dei vissuti negativi.
Questo può essere realizzato anche tramite il coinvolgimento in attività creativo-espressive ed educative di gruppo. Colloqui psicologici, individuali e di gruppo, possono offrire un’occasion e di ascolto e di condivisione del vissuto con altre persone che vivono le stesse emozioni. Altresì, il gruppo garantisce un sostegno emotivo reciproco, elimina sensazioni di isolamento, permette di potenziare e accrescere la propria autostima.
Al fine di garantire un’efficace risposta alle dimensioni psicologiche analizzate è necessario che tutte le figure professionali che si relazionano con l’anziano siano adeguatamente formate circa queste dinamiche. Inoltre, l’interazione tra le varie professioni impegnate e il lavoro in sinergia favorisce una migliore qualità di vita dell’anziano.
Dott.ssa Francesca Fiorillo
Psicologa
L’esperienza della residenza per anziani “Marangi-Crispino”
L’Istituto “Marangi-Crispino”, una tra le cinque strutture socio-sanitarie gestite dall’Azienda Pubblica di Servizi alla Persona “Ispe”, ospita anziani non autosufficienti e persone che, pur non avendo compiuto il 64° anno di età, risultino affette da gravi demenze.
La struttura, fortemente radicata nella memoria cittadina, già destinataria di lasciti testamentari da parte di benemeriti cittadini leccesi che hanno inteso donare risorse personali per l’ampliamento e il potenziamento delle attività di assistenza ivi erogate, attualmente è oggetto di consistenti ristrutturazioni che, a lavori ultimati, consentiranno di disporre di ambienti ancora più confortevoli e adeguati a moderni standard abitativi.
Fondata sul finire del 19° secolo dalla “Deputazione Provinciale”, nel corso dei suoi oltre due secoli di storia, attraverso i quali ha visto mutare anche la sua natura giuridica (Ente morale, Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficienza, Azienda Pubblica di Servizi alla Persona), ha conosciuto e percorso tutte le diverse concezioni e dimensioni dell’assistenza alle persone anziane e, in genere, non autosufficienti, proprie della legislazione italiana dell’800, del ‘900 e del 21^ secolo. Ha visto, dunque, lentamente evolversi la concezione assistenziale che, partendo dalla dimensione caritatevole, tipica dell’800 e del’ 900, affidata all’iniziativa di privati benefattori ed al volontariato delle Congregazioni Religiose, è giunta all’affermazione dei principi ispiratori del moderno welfare ed al “concetto”di servizio.
E’ così che, nel tempo, sia nella legislazione in materia che nell’immaginario collettivo, peraltro riflesso nelle diverse denominazioni assunte dalla struttura nel corso dei secoli (Istituto Inabili, Asilo di Mendicità, Struttura per persone erubescienti), il Marangi è giunto alla dimensione di Residenza Socio-sanitaria per Anziani, oggetto di un profondo rinnovamento caratterizzato dal passaggio da un modello assistenziale ad un modello aziendale, volto ad offrire servizi socio-sanitari differenziati e di qualità, la cui ispirazione etico – professionale si fonda sulla centralità della persona e della sua dignità.
I servizi offerti e le loro caratteristiche sono consultabili sulla nostra Carta dei Servizi, disponibile on-line sul sito www.ispelecce.com: assistenza geriatrica e medico – specialistica, assistenza infermieristica, riabilitazione, rieducazione funzionale, assistenza psicologica, dietetica, animazione, musicoterapia, assistenza spirituale etc. I programmi sono personalizzati, sono stabiliti al momento della presa in carico da parte dell’equipe multidisciplinare della struttura e continuamente aggiornati sulla base degli obiettivi raggiunti. Ci piace compendiare l’essenza degli stessi nel concetto di “appropriatezza della risposta ai bisogni di cura e di presa in carico dell’anziano fragile”. Finalità principale dell’Ispe, che gestisce la struttura, non è, infatti, il profitto, né potrebbe esserlo attesa la sua natura pubblica, ma la creazione di valore qualitativo per i propri ospiti, in altri termini la qualità dell’assistenza, ove per qualità si intende il connubio tra gradimento dell’ ospite ed efficacia degli interventi.
E’ su questo tema che si apre la moderna sfida per il Marangi, la cui organizzazione è pienamente cosciente che, nel lavoro di cura e d’aiuto, per qualità si intende soprattutto capacità di accompagnare e umanità.
Concludendo, nel 21° secolo, in cui i tempi dei figli sono tempi ingrati, che non li aiutano a viaggiare con le madri ed i padri nel percorso finale della loro vita, quando hanno bisogno di lunghe attese e ascolto di silenzi per ritrovare le parole che non riescono più a dire, la vera mission del Marangi è quella di trasformare la “perdita” in sicurezza, riallacciare i “fili “che si sono persi, trovare tempi a misura dei propri assistiti, accompagnarli nell’accettazione del nuovo ruolo e nella comprensione dei principi di assistenza e convivenza, perché si sentano tra compagni di viaggio, a casa propria.
Maria Domenica Ruggeri
Direttore Amministrativo ISPE















