ATTRAVERSARE LA PORTA…DOMANDE SULLA FEDE
L’Arcivescovo con gli Operatori Pastorali/Un’incontro e una celebrazione per un anno di grazia. Nelle pagine seguenti i quesiti posti dal Vicario Generale, mons. Fernando Filograna a don Gigi Manca e a don Carlo Calvaruso.
È necessario uscire da quelle situazioni che ci impediscono di cogliere la bellezza della nostra fede. Quale fede? La fede di tutti, la fede dei semplici, la fede che ci è stata trasmessa, la fede con cui noi, accompagnati dai tanti che sono oggetto del vostro impegno del vostro servizio e della vostra donazione al corpo di Cristo che poi è corpo delle nostre comunità. Qual è lo stato della fede che alberga nelle nostre comunità e nel nostro Paese?
È una fede che ha bisogno di profezia, una fede che deve parlare a tutti, una fede che non può fermarsi a quello che ci è stato dato, a quello che possediamo, è una fede che deve guardare oltre. È un po’ quell’immagine biblica del profeta Isaia che parla della fede delle sentinelle: la sentinella va oltre, non guarda solo il piccolo luogo che deve salvaguardare, ma guarda indietro e guarda avanti.
Chi ha la fede deve avere il coraggio di percorrere sentieri inesplorati: questo coraggio ancora ci manca. Una fede ancorata alle nostre garanzie e alle nostre sicurezze, è una fede che ci darà ben poco, non ci darà spazio e non ci farà sentire l’urgenza della fedeltà a quella parola di Gesù che ci esorta ad andare fuori dal tempio. Parafrasando la seconda lettera a Timoteo che dice “ravviva il dono di Dio che è in te”, affermo che bisogna attizzare il fuoco e saper leggere la bellezza, l’originalità, la ricchezza e il calore di questa fede che non possiamo tenere per noi perché ci brucia dentro e, per questo motivo, dobbiamo togliere le staccionate e abbattere i recinti per testimoniare agli altri ciò che abbiamo dentro.
Per fare questo non bisogna fossilizzarsi nelle nostre convinzioni, ma aprirsi al dialogo, come gli Apostoli hanno aperto le porte del Cenacolo per consegnare la Parola, trovando il coraggio di andare oltre, lavorando insieme e coinvolgendo le nuove generazioni, accogliendo le loro attese e le loro speranze. Così facendo si crea qualcosa di nuovo, una nuova coesione consapevole che opera non solo nella parrocchia, ma in tutto il mondo, consentendo alle parrocchie di appoggiarsi, sostenersi e condividere insieme la profezia di comunione auspicata dal Vangelo.
















