ATTRAVERSARE LA PORTA…DOMANDE SULLA FEDE
RISPONDE DON GIGI MANCA/DUE PAPI, DUE GRANDI TESTIMONI
Perché un anno della fede, una lettera apostolica di Benedetto XVI sulla fede e poi in diocesi una lettera pastorale del vescovo sempre sulla fede?
Vorrei anzitutto dire che l’Anno della Fede, indetto da Benedetto XVI, è diventato anche e soprattutto una testimonianza di fede personale da parte del pontefice, ormai emerito, da Papa Francesco. Papa Benedetto: da una fede che si fa alto magistero alla fede come offerta personale nel nascondimento; Papa Francesco: da una fede che viene dalla trincea della missione, a una fede che in un baleno conquista il mondo degli umili e dei semplici per la sua essenzialità, evangelicità, concretezza.
Possiamo dire che nei due pontefici la figura del maestro si è identificata pienamente con la figura del testimone. In questo contesto, anche la II lettera pastorale si presenta come una testimonianza di fede che il Pastore di questa Chiesa desidera condividere con la sua gente. Attraversare la porta.
Il Vescovo evoca l’immagine della porta. L’idea che la fede ha un inizio è bene espressa dall’immagine della porta; l’idea che la fede ha un crescita e una continuità è data dal verbo attraversare. Il vescovo non si sofferma a descrivere l’inizio della fede, ma come la fede va rivitalizzata. In fondo ciò che suscita in noi la fede è anche ciò che la rende sempre viva e operante: la Parola di Dio. La Parola di Dio, come l’acqua, deve essere cercata e desiderata dal cuore che ha sete, e la sete del cuore è vivere nella verità e nella pace.
Quella stessa sete ha portato la Samaritana a credere che è Gesù l’acqua viva. Dunque una fede che ha bisogno di essere rivitalizzata. Ha bisogno di essere rivitalizzata quella fede che ormai è di fatto staccata dalla vita quotidiana, che non da più sapore alle vicende esistenziali (il sale scipito). Rivitalizzare la fede, far si che la fede torni ad essere sale che produce sapore.
















