ATTRAVERSARE LA PORTA…DOMANDE SULLA FEDE
RISPONDE DON GIGI MANCA/MUOVERE LE MONTAGNE
Nella lettera pastorale, quali aspetti l’arcivescovo indica come più urgenti ed essenziali per rivitalizzare la fede delle nostre comunità?
Fra le indicazioni date dal Vescovo, ne scelgo due che, a mio parere, contribuiscono a rendere chiara la fede in tutta la sua bellezza. La credibilità della nostra fede. Il Vescovo giustamente osserva che la vera minaccia per la fede cristiana non è l’ateismo ideologico, che in un certo senso è imploso.
Una vera minaccia è costituita dal secolarismo: un fenomeno culturale strisciante che non ha l’obiettivo di distruggere la fede ma di indebolire, rammollire i credenti, che rimangono credenti, come il sale scipito, rimane sale ma senza sapore, ecco il risultato del secolarismo e del relativismo (Benedetto XVI).
Di qui il problema non di affermare verità di fede astratte ma essere credenti credibili ( la insostituibile forza della testimonianza). Attivare quei processi vitali che portano alla fede e che contribuiscono a mantenerla viva e operante: la fede nasce dall’ascolto della Parola di Dio, la parola ascoltata, meditata, pregata, porta all’azione, l’azione porta all’attesa, vale a dire a quella tensione verso la pienezza e il compimento finale a cui tende la nostra azione che è solo un avvio, un anticipo. Quando diciamo che la fede nasce dall’ascolto della Parola di Dio.
Diciamo nasce, non diciamo è nata, nacque. La fede per crescere deve sempre essere generata, deve sempre nascere. L’ascolto, l’affidamento amoroso a Dio nella preghiera sono come il punto d’appoggio senza i quali non ci può essere crescita nella vita cristiana. Quest’anno ricorrono 2300 anni dalla nascita di Archimede, l’inventore della leva. La fede, come la leva di Archimede è il punto d’appoggio più potente. Del resto Gesù ci aveva avvisati: con la fede sposterete anche le montagne.
















