AZIONE CATTOLICA DIOCESANA…CENTOQUARANTA CANDELINE
LETTERA ALL’AC/PARTECIPO ALLA VOSTRA GIOIA
In questi primi anni del mio servizio episcopale ho potuto vedere, ascoltare, toccare e sperimentare il vostro impegno generoso, la vostra fedeltà, il vostro amore grande alla Chiesa, il vostro farvi prossimo soprattutto per chi non ha prossimo, il vostro dirigervi, in spirito di servizio verso le periferie esistenziali (extracomunitari, carcerati…), come ci ricorda Papa Francesco. E per tutto questo non posso non magnificare e benedire con voi il Signore.
Mi preme richiamare brevemente quella che era e rimane la scelta dell’AC: la cura di una vocazione laicale specifica , di quanti avvertono come proprio il fine apostolico generale della Chiesa e in forma associata concorrono alla realizzazione dell’azione del Vescovo in un impegno di corresponsabilità con i pastori e un personale impegno di santificazione da perseguire nella vita di ogni giorno.
(da “Un saluto, un augurio e un grazie”. Lettera all’AC dell’Arcivescovo di Lecce)
LETTERA ALL’AC/LA CORRESPONSABILITÀ
Da anni siete in prima linea in questa nostra Chiesa come sentinelle che guardano in avanti non per distrarsi o allontanarsi dal presente ma per imprimergli il dinamismo della speranza che lo dilata e non lo blocca, sapendo che la vocazione del cristiano non è quella del gustare l’immediato e il posseduto ma di mettere ali al dono che ci viene dall’alto e continuare ad andare per portare il Vangelo, unica certezza di salvezza.
Non ci è dato di bloccare o gustare in un cocciuto solipsismo il dono che deve rimanere tale e che dunque va condiviso. Giovanni Paolo II afferma: “La comunione ecclesiale è un dono, un grande dono dello Spirito Santo che i fedeli laici sono chiamati ad accogliere con gratitudine e, nello stesso tempo, a vivere con profondo senso di responsabilità”.
(da “Un saluto, un augurio e un grazie”. Lettera all’AC dell’Arcivescovo di Lecce)
LETTERA ALL’AC/STILE DI SERVIZIO
Con i tanti che in questa nostra Chiesa si sforzano di seguire e imitare il Cristo che “non venne per essere servito ma per servire”, sia il servizio il segno distintivo da scegliere, privilegiare, perseguire. Non è facile farsi servi in un mondo di padroni. Ma noi attingiamo modalità di presenza e stili di vita non dalla logica del mondo ma dalla logica di Cristo, “il quale, essendo per natura Dio, non stimò un bene irrinunciabile l’essere uguale a Dio, ma annichilì se stesso prendendo natura di servo, diventando simile agli uomini” (Fil2,6-7).
Questa scelta del servizio non è legata a connubi più o meno duraturi con l’attenzione filantropica nella quale in svariati campi e con molteplici iniziative, oggi si dà ascolto e attenzione ai poveri e agli ultimi. Scegliamo di essere servi perché il Figlio del Padrone si è fatto servo.
(da “Un saluto, un augurio e un grazie”. Lettera all’AC dell’Arcivescovo di Lecce)
LETTERA ALL’AC/STILE DI COLLABORAZIONE
Chiedo a tutti voi un impegno e una disponibilità su un duplice versante: la molteplicità di gruppi, movimenti e realtà ecclesiali, dono e ricchezza dello Spirito alla nostra Chiesa, talvolta rende non visibile e testimoniante la forza dell’unità e della costruzione della casa comune che il Padre ha costruito per noi.
Vi chiedo e vi affido, in nome del singolare legame che vi lega all’Apostolo, il compito di essere forza di amore cementante e unificante nell’areopago delle realtà ecclesiali operanti con voi in questa santa Chiesa. Ho annunziato l’avvio per la celebrazione del Sinodo dei Giovani. Il cammino è iniziato con la costituzione di un gruppo di lavoro che avvii il lavoro preparatorio. Domando a tutti voi un particolare impegno di disponibile collaborazione nelle forme che vi verranno indicate.
(da “Un saluto, un augurio e un grazie”. Lettera all’AC dell’Arcivescovo di Lecce)
LETTERA ALL’AC/STILE DI ATTENZIONE
In questo difficile momento siamo chiamati ad essere presenti alla storia, alle sue attese, alle sue speranze. Non ci è permesso di abbandonare il posto in cui Dio ci ha messi, ci ricorda l’autore della Lettera a Diogneto: “i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l’incorruttibilità nei cieli…Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare”. Siamo nel mondo ma non siamo del mondo.
Guardiamo al mondo con ammirazione, con comprensione, con un sincero desiderio non di conquista ma di attenzione; non abbiamo la presunzione di condannarlo ma di comprenderlo, amarlo e salvarlo. In questi anni la nostra Chiesa sta privilegiando nel suo progetto pastorale una particolare attenzione alla famiglia e ai giovani. Cosa facciamo per loro? Cosa possiamo fare per loro?
(da “Un saluto, un augurio e un grazie”. Lettera all’AC dell’Arcivescovo di Lecce)




















