Pubblicato in: Ven, Mar 6th, 2015

BENEDETTO E DOMENICO… COME TRA PADRE E FIGLIO

L’incontro dell’Arcivescovo D’Ambrosio con il Papa emerito Benedetto XVI. “Un colloquio tra padre e figlio. Bello, autentico, significativo”. “Per più di mezz’ora la sua mano posata sulla mia”. Il dono di Papa Ratzinger: l’opera omnia “Gesù di Nazaret”.

mater

“Alle 12,30 mi è venuto incontro il Santo Padre camminando verso di me a piccoli passi, vestito di bianco e con il suo bastoncino in mano”.  

papa

“Il suo Pontificato è stato piuttosto travagliato e penso che abbai sofferto per le tante letture distorte che ci sono state”.  

convento2

Il 25 febbraio scorso l’Arcivescovo D’ambrosio si è recato in Vaticano per incontrare il Papa emerito Benedetto XVI sentendosi un po’ protagonista del racconto anonimo “Resoconto sincero di un pellegrino al suo padre spirituale”.

DEDICA

Al termine del colloquio il gradito dono di una copia del “Gesù di Nazareth”, la sua opera letteraria più prestigiosa, l’edizione in elegante cofanetto. Ma il regalo più prezioso era impresso sulla prima pagina del testo, la dedica autografa: “A S.E. Mons. Domenico Umberto D’Ambrosio per i 25 anni di Episcopato e i 50 di Sacerdozio”.  

papa san pio

Eccellenza, cosa ha fatto matu­rare in lei l’idea di chiedere un incontro con Benedetto XVI?

Da tempo mi portavo dentro il desiderio di poter incontrare il Papa emerito. L’occasione propizia sono stati i miei due anniversari: il 25° di Episcopato e il 50° di Sacerdozio. Fiducioso in un positivo riscontro a questo mio desiderio, ho scritto una lettera personale al Santo Padre Be­nedetto. Nutrivo la segreta certezza che sarei stato esaudito. La scorsa estate durante la settimana con i sa­cerdoti giovani siamo stati in pelle­grinaggio al Santuario Mariano di Altötting in Baviera. Da lì abbiamo inviato a Papa Benedetto una cartoli­na di ricordi e preghiere con le nostre firme, accompagnata da una mia let­tera. Pochi giorni dopo mi è arrivata una sua lettera di risposta nella quale mi ricordava minuziosamente alcuni particolari della sua visita a San Gio­vanni Rotondo nel giugno del 2009.

> on December 18, 2013 in Vatican City, Vatican.

Dopo poco più di un mese dalla mia missiva, con un fax mons. Georg Ganswein, Prefetto della Casa Ponti­ficia e Segretario Particolare, mi an­nunziava che il Papa emerito mi avreb­be ricevuto mercoledì 25 febbraio alle 12.30 per una breve udienza. Mi sono recato con lo spirito di chi ha ricevuto un dono immenso nel vedermi accolto dalla sua tenerezza, semplicità e dispo­nibilità, colpito dalla sua memoria di ferro nel ricordare alcuni particolari del mio servizio episcopale ‘itinerante’. Rammentava persino il devastante incendio che divampò sette anni fa sul Gargano, le cui fiamme distrussero gran parte dei boschi e coinvolse migliaia di persone con alcune vittime nella mia Peschici, circa 4500 persone che si rifugiarono sulle spiagge fra Peschici e Vieste. Il Papa mi ha chiesto se ebbi a soffrire anch’io per quella tragedia e non ho potuto che assentire facendo notare che si trattava di un paese dell’allora mia Diocesi, nonché del mio paese na­tale.  

Può dirci qualcosa sulle condi­zioni di salute del Papa emerito?

In primo luogo vive davvero una sorta di clausura che osserva rigoro­samente nel Monastero “Mater Ec­clesiae”, fatto edificare da Giovanni Paolo II all’interno dei Giardini Va­ticani, precisamente alle spalle del Governatorato, lungo il percorso che porta alla Radio Vaticana. Un edificio fatto costruire dal Santo Pontefice per avere nel cuore del cattolicesimo una comunità orante a beneficio di tutta la Chiesa. Papa Benedetto dopo la rinuncia, lo ha scelto per sé, per accompagnare con la sua preghiera il cammino della Chiesa. Appena giunto ho notato subito l’immenso silenzio. Alle 12,30 mi è venuto incontro il San­to Padre camminando verso di me a piccoli passi, vestito di bianco e con il suo bastoncino in mano. Aveva un aspetto piuttosto dimesso e, quasi a ri­prova della sua forte scelta, indossava la semplice talare bianca, con l’anello conciliare al dito, lo zucchetto ed una croce pettorale molto semplice.

papa 2

Mi ha invitato ad accomodarmi accanto a lui nel salottino”. Dopo esserci seduti egli ha posto la sua mano sulla mia per tut­ta la durata del colloquio, circa 35 mi­nuti. In quel momento ho avvertito la tenerezza di un padre che accoglie un figlio. È lucidissimo, credo stia abba­stanza bene con il peso dei suoi anni, un pochino invecchiato ma con una buona e chiara memoria che supplisce tutto. Mi ha anche detto: “Lei ha due palli?” e gli ho risposto di sì spiegan­do che uno era da Arcivescovo Metro­polita di Foggia e l’altro per l’attuale Metropolìa di Lecce e con sua sorpresa gli ho confessato: “Santità, un pallio l’ho indossato anche nella Diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Ro­tondo per un indulto di Giovanni Pao­lo II”. In sintesi posso dire che è stato un incontro spiritualmente ricco tra un uomo di Dio e un altro che sempre più si sforza di esserlo.

Che tipo di riflessioni anche di tipo spirituale ha scambiato con Benedetto XVI?

Abbiamo parlato quasi sempre di me e del mio ministero. L’ho reso par­tecipe delle prospettive future ed egli mi ha fatto dono di tante belle indi­cazioni ma soprattutto tanto incorag­giamento, tanto plauso, immeritato, per il mio cammino episcopale, le mie peregrinazioni ed ancora una volta mi ha ringraziato per l’obbedienza alla quarta chiamata. 

I precedenti incontri che ebbe con codesto Pontefice sono sta­ti, per così dire, più istituzionali rispetto a questo che può sem­brare più fraterno?

Questo è stato l’incontro più bel­lo, più autentico e significativo. Un colloquio tra padre e figlio in cui i loro cuori si accostano senza inciam­po e si scambiano i momenti belli del vissuto di entrambi. Altre occasioni furono le Visite ad Limina dove a dif­ferenza delle tre con Giovanni Paolo II durante le quali ero quasi preoc­cupato ed emozionato, poiché faceva domande a raffica e voleva sapere tutto sulla Diocesi, con Benedetto da subito mi sono sentito a mio agio. In molte occasioni, anche in dialogo sullo stato della Diocesi di Manfre­donia.

padre-pio

Ricordo l’intera giornata del­la visita di Papa Benedetto XVI a S. Giovanni Rotondo il 21 giugno 2009, pochi giorni prima che io venissi a Lecce, pregammo insieme sulla tomba di Padre Pio e parlammo con grande semplicità Anche in quella occasione mi si rivelò autentico uomo di Dio più di quanto potessi immaginare. Argo­mento principale del nostro incontro è stato Padre Pio. Mi premeva recarmi ora da Benedetto anche perché sentivo il bisogno di riferirgli alcune cose inerenti il mio rapporto con Padre Pio. Abbia­mo parlato anche del mio peregrinare episcopale e della mia venuta a Lecce: “Santità, avevo un debito con Padre Pio. Avendolo estinto potevo rimetter­mi in cammino verso Lecce”. 

Pages: 1 2

Lascia un commento

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

 

Gli articoli più letti