Benedetto XVI come Paolo VI
Benedetto XVI, l’annuncio dell’indizione di uno speciale Anno della fede – inizierà l’11 ottobre 2012, cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, e si chiuderà il 24 novembre 2013, festa di Cristo Re – si è richiamato al suo predecessore, il servo di Dio Paolo VI, il quale “indisse un analogo Anno della fede nel 1967, in occasione del diciannovesimo centenario del martirio degli apostoli Pietro e Paolo, e in un periodo di grandi rivolgimenti culturali”. Proprio quest’ultimo riferimento temporale del Papa – che parlava all’indomani della giornata mondiale degli “indignados”, conclusasi a Roma con sanguinosi scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, feriti e devastazioni –, potrebbe essere alla base della decisione di Benedetto XVI di indire un Anno della fede come fece Paolo VI. Anche adesso, come negli anni 1967-68, anzi in misura più allargata, il pianeta sembra attraversare “un periodo di grandi rivolgimenti culturali”, con i giovani ancora una volta protagonisti di una radicale opposizione al sistema politico, economico e sociale, con gli stessi eccessi (purtroppo si è visto) e gli stessi propositi (speranze giovanili?) di “cambiare il mondo”.
“Ritengo che, trascorso mezzo secolo dall’apertura del Concilio, legata alla felice memoria del Beato Giovanni XXIII, sia opportuno richiamare la bellezza e la centralità della fede, l’esigenza di rafforzarla e approfondirla a livello personale e comunitario, e farlo in prospettiva non tanto celebrativa, ma piuttosto missionaria, nella prospettiva, appunto, della missione ad gentes e della nuova evangelizzazione”.
“Sarà un momento di grazia e di impegno per una sempre più piena conversione a Dio, per rafforzare la nostra fede in Lui e per annunciarlo con gioia all’uomo del nostro tempo”. Così Benedetto XVI, annunciando la sua lettera apostolica per illustrare la sua decisione.
Nel 1967 Paolo VI indisse l’Anno della fede il 22 febbraio, festa della Cattedra di san Pietro, con l’esortazione apostolica “Petrum et Paulum”, nella ricorrenza del diciannovesimo centenario del martirio dei due apostoli. L’ apertura fu fissata al 29 giugno dello stesso anno, la chiusura al 30 giugno del 1968. Una solenne concelebrazione in piazza San Pietro (erano presenti ventiquattro dei nuovi cardinali, tra cui Karol Wojtyla, ai quali appena il giorno prima, mercoledì 28 giugno 1967, il Papa aveva imposto la berretta, e una delegazione inviata dal patriarca di Costantinopoli, Atenagora) diede allora avvio all’ Anno della fede paolino. “Anno post-conciliare”, osservò Paolo VI all’omelia, “nel quale la Chiesa ripensa la sua ragion d’essere, ritrova la sua nativa energia, ricompone in ordinata dottrina il contenuto ed il senso della Parola vivificante della rivelazione… Siamo convinti che questa nostra attestazione religiosa, questa nostra fede, concorre e vuole concorrere al benessere, alla fratellanza, alla pace di tutto il mondo, e sapete quanto il superamento giusto d’ogni presente conflitto sia nel nostro cuore e in quello di tutta la Chiesa”. Nei primi mesi del 1968, per i tipi della Rizzoli, uscì il libro “Parole sulla fede”, che raccoglieva tutti i discorsi di Paolo VI sul tema. Lo speciale anno indetto da papa Montini si concluse domenica 30 giugno 1968, quinto anniversario della sua incoronazione, con la concelebrazione eucaristica in piazza San Pietro al termine della quale il Pontefice pronunciò in latino la solenne professione di fede, “Il Credo del popolo di Dio”, riprendendo la celebre formula della fede definita dal primo Concilio ecumenico, quello di Nicea dell’anno 325.















