Bioetica/I Rischi della Modernità
La Relazione di Mauro Protti…
Il 26 febbraio 2015 ha avuto inizio la dodicesima edizione: “Verso nuove frontiere di Bioetica” tenutasi nella Sala M. L. Ferrari dell’Università del Salento. L’iniziativa è frutto della collaborazione tra l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Lecce e il Centro Interuniversitario di Bioetica e Diritti Umani dell’Università del Salento. Il percorso formativo traccia un itinerario antropologico ben preciso che parte dall’analisi moderna e postmoderna, si sofferma sulla frammentazione di senso dell’uomo contemporaneo, per poi riscoprire la bellezza di un nuovo umanesimo nella persona di Gesù Cristo. Il prof. Mauro Protti docente presso l’Università del Salento e attento conoscitore della sociologia tedesca, ha trattato con estrema chiarezza e competenza il tema Deutsche Modernität, una modernità ripiegata su se stessa che non si risolve in termini positivi ma che sfocia spesso in eventi drammatici. L’analisi sociologica della modernità trova la sua comprensione nelle vicende appartenenti al passato, in particolare al periodo della riforma protestante. Siamo nell’Ottocento quando Max Weber individua i tre aspetti salienti della modernità: razionalismo, disincanto e atteggiamento collettivo verso la pratica della religione. Il disincanto viene visto dal sociologo come un iter formativo della conoscenza scientifica e sociale, mentre il razionalismo come il calcolo del proprio agire: l’interazione di questi due elementi avrebbe dovuto portare a uno sviluppo positivo, ma così non è stato in quanto si sono verificate delle conseguenze estremamente catastrofiche.
Uno dei più grandi rappresentanti della modernità è Charles Baudelaire conosciuto in particolar modo per una raccolta di poesie dal titolo Les Fleurs du mal (I Fiori del male) che evidenziano un aspetto terrificante delle dinamiche sociali: i fiori del male si collocano tra la vita e la morte, con la morte che vuole prendere il sopravvento sulla vita. In Baudelaire la modernità non si può fissare: nulla è stabile, tutto è mutevole, tutto si dissolve nell’aria, si dissolvono anche i legami sociali ed affettivi che fino all’800 avevano avuto carattere di sacralità e così anche render conto agli altri del proprio agire diventata un optional. La modernità, se sganciata da una serie di valori e di istanze morali, diventa autodistruttiva. La modernità tedesca militarizzata, specialmente con l’avvento di Hitler, è stata devastante proprio perché le persone perdono la capacità di sentirsi esseri umani a causa del progresso tecnico-scientifico che annienta l’uomo riducendolo a cavia da laboratorio. La scienza scopre mondi infiniti, imperscrutabili e il capitalismo, pur ristabilendo l’ordine economico-finanziario, rende la realtà una gabbia d’acciaio che permette agli operai sempre più sfruttati la sola sopravvivenza. La modernità è definita tale soltanto dal potere politico che assolutizza il sapere scientifico a scapito dell’uomo, considerato ormai troppo antiquato per essere al passo con la scienza e con la tecnica. Sebbene il progresso tecnico-scientifico aiuti l’essere umano a vivere, paradossalmente potrebbe aiutarlo anche a morire. La modernità pone l’uomo davanti a delle scelte crudeli che danno origine ad innumerevoli alter ego di Doctor Faustus i quali nel delirio di onnipotenza, sostituendosi a Dio, divengono gli artefici del destino dei propri simili, accorgendosi solo alla fine d’aver venduto al diavolo la parte migliore di sé. Il prossimo incontro è programmato per giovedì 19 marzo e verrà trattato il seguente tema: Le sfide antropologiche nella post-modernità.
Romina Manca

















