Pubblicato in: Ven, Mar 6th, 2015

Bioetica/I Rischi della Modernità

La Relazione di Mauro Protti… 

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Il 26 febbraio 2015 ha avuto inizio la dodicesima edizione:  “Verso nuove frontiere di Bioetica tenutasi nella Sala M. L. Ferrari dell’Uni­versità del Salento. L’iniziativa è frutto della collaborazione tra l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Lecce e il Centro Interuniversitario di Bioetica e Diritti Umani dell’Univer­sità del Salento. Il percorso formativo traccia un itinerario antropologico ben preciso che parte dall’analisi moder­na e postmoderna, si sofferma sulla frammentazione di senso dell’uomo contemporaneo, per poi riscoprire la bellezza di un nuovo umanesimo nella persona di Gesù Cristo. Il prof. Mauro Protti docente presso l’Università del Salento e attento conoscitore della so­ciologia tedesca, ha trattato con estre­ma chiarezza e competenza il tema Deutsche Modernität, una modernità ripiegata su se stessa che non si risolve in termini positivi ma che sfocia spesso in eventi drammatici. L’analisi sociolo­gica della modernità trova la sua com­prensione nelle vicende appartenenti al passato, in particolare al periodo della riforma protestante. Siamo nell’Otto­cento quando Max Weber individua i tre aspetti salienti della modernità: razionalismo, disincanto e atteggia­mento collettivo verso la pratica della religione. Il disincanto viene visto dal sociologo come un iter formativo della conoscenza scientifica e sociale, men­tre il razionalismo come il calcolo del proprio agire: l’interazione di questi due elementi avrebbe dovuto portare a uno sviluppo positivo, ma così non è stato in quanto si sono verificate delle conseguenze estremamente catastrofi­che.

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Uno dei più grandi rappresentanti della modernità è Charles Baudelaire conosciuto in particolar modo per una raccolta di poesie dal titolo Les Fleurs du mal (I Fiori del male) che eviden­ziano un aspetto terrificante delle dinamiche sociali: i fiori del male si collocano tra la vita e la morte, con la morte che vuole prendere il soprav­vento sulla vita. In Baudelaire la mo­dernità non si può fissare: nulla è sta­bile, tutto è mutevole, tutto si dissolve nell’aria, si dissolvono anche i legami sociali ed affettivi che fino all’800 avevano avuto carattere di sacralità e così anche render conto agli altri del proprio agire diventata un optional. La modernità, se sganciata da una serie di valori e di istanze morali, diventa autodistruttiva. La modernità tede­sca militarizzata, specialmente con l’avvento di Hitler, è stata devastante proprio perché le persone perdono la capacità di sentirsi esseri umani a causa del progresso tecnico-scientifico che annienta l’uomo riducendolo a cavia da laboratorio. La scienza sco­pre mondi infiniti, imperscrutabili e il capitalismo, pur ristabilendo l’ordine economico-finanziario, rende la realtà una gabbia d’acciaio che permette agli operai sempre più sfruttati la sola sopravvivenza. La modernità è defi­nita tale soltanto dal potere politico che assolutizza il sapere scientifico a scapito dell’uomo, considerato ormai troppo antiquato per essere al passo con la scienza e con la tecnica. Seb­bene il progresso tecnico-scientifico aiuti l’essere umano a vivere, para­dossalmente potrebbe aiutarlo anche a morire. La modernità pone l’uomo davanti a delle scelte crudeli che dan­no origine ad innumerevoli alter ego di Doctor Faustus i quali nel delirio di onnipotenza, sostituendosi a Dio, divengono gli artefici del destino dei propri simili, accorgendosi solo alla fine d’aver venduto al diavolo la parte migliore di sé. Il prossimo incontro è programmato per giovedì 19 marzo e verrà trattato il seguente tema: Le sfide antropologi­che nella post-modernità.

Romina Manca

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