Bioetica/La complessità, segreto della conoscenza
Il Seminario tenuto dal Prof. Luca Cucurachi dell’Issr di Lecce.
“La complessità come cifra ermeneutica principale della conoscenza”. Con questo esordio il prof. Luca Cucurachi ha avviato il Seminario Verso nuove frontiere di Bioetica, svoltosi a Lecce lo scorso 27 marzo, sul tema: Decisione e prassi nella società complessa. La ricchezza dell’approfondimento sulla tematica della complessità ha inteso evidenziare la necessità di abbandonare il pensiero unico, per proiettarsi come viandanti verso gli inediti e imprevedibili percorsi che l’attuale società ci impone. E. Morin individua una epistemologia della complessità secondo i principi del dialogico, della ricorsività e dell’ologrammatico.
Ma la realtà complessa del presente (per J. Brockman è nata una terza cultura) ha una struttura che sfugge alla modellizzazione di sistema, non è riducibile alla complicazione, né alla semplificazione di quantità o varietà di elementi incasellabili: si tratta di una interazione e interrelazione strutturali tra componenti sinergiche, soggettive e oggettive, in una realtà inclusiva secondo una circolarità tra gli elementi stessi.
La sfida, cui la complessità ci interpella, è nella costruzione di una nuova architettura del pensiero, dalla quale scaturiscano decisioni e prassi che fuggano dall’illusione di un controllo del reale. Dalla prevedibilità degli errori, dei condizionamenti più o meno percepiti e, quindi, della fallacia delle nostre azioni, deve scaturire un rinforzato impegno alla responsabilità personale. Un giudizio equilibrato e consapevole apre, allora, ad un’etica della complessità fondata sulla logica del limite, dell’apertura all’improbabile, della volontà di acquisire nuovi modi per approcciarsi alle novità della contemporaneità.
Dal legalismo del passato all’attuale politeismo di valori, l’uomo odierno si scopre non più pellegrino verso una via di verità già delineata, ma viandante in una società completamente mutata, tranne che nel valore della persona. La complessità rifugga, perciò, da un’etica di smarrimento, di alienazione, di relativismo secondo un’ideologia di perdita dell’umano. Diventi, invece, ricerca di un nuovo umanesimo, sempre nell’ottica della visione integrale e trascendente dell’uomo. Nell’ultimo incontro di questo ciclo di seminari del 3 aprile prossimo, sempre presso il Palazzo Codacci-Pisanelli a Lecce, il nostro Arcivescovo mons. Domenico D’Ambrosio ci illustrerà il significato dell’Educare alla vita buona del Vangelo.
Giuseppina Capozzi
















