Bioetica/L’altro, traccia concreta dell’Infinito
Il 13 marzo scorso, nell’ultimo incontro del ciclo di seminari Verso nuove frontiere di Bioetica presso il Palazzo Codacci-Pisanelli a Lecce, il prof. Salvatore Cipressa ha approfondito il tema Il volto dell’altro come alterità etica e traccia dell’infinito affermando che, per rifondare la questione etica, dobbiamo ripartire dalla contemplazione del volto dell’altro come imago Dei. Guardando l’altro, scevro da ruoli e maschere di tipo formale e sovrastrutturale, possiamo cogliere la vera identità di persona e non di personaggio.
Per E. Lévinas ‟il volto è acontestualizzato”, è significazione senza contesto; il volto, come incarnazione dell’identità, svela e rivela l’autenticità più intima nella sua unicità e irripetibilità. Unica matrice di identificazione, rispetto a tutte le altre parti del corpo, il volto cristallizza tutto il vissuto personale. Ogni alterazione dei tratti del volto, ogni artificio determinano una mancanza di identificazione nell’interiorità della persona e nella sua relazione con l’esterno. Vediamo che i meccanismi contemporanei, di esasperata cura dell’immagine, minano l’autenticità della capacità comunicativa del volto.
È, invece, nella vera percezione della diversità dell’altro, della sua fragilità, delle sue potenzialità, che l’uomo coglie la limitatezza del suo potere di sopraffazione, e che si risveglia in lui l’innato senso di responsabilità nel quadro della naturale condizione di essere relazionale per eccellenza. Scoprirà, allora, la schiavitù della chiusura, che è mancanza di maturità, orgoglio, che è incapacità di ricevere, egoismo, che è incapacità di amare pienamente anche se stessi come dice E. Fromm. Si svelerà, cioè, la dimensione metafisica del volto umano.
Soggetti, nel senso di subiecti cioè assoggettati, alla signoria altrui saremo interpellati dalla miseria, dalla nudità del volto dell’altro che chiede e merita rispetto, diventando esigenza etica. La presa di coscienza interiore ci rivelerà, di conseguenza, la nostra pochezza ma anche la traccia di definito e infinito del volto umano; questo (Deus Caritas Est) ci aprirà all’orizzonte dell’amore che ama con l’amore infinito di Dio, di cui ‟il volto umano è icona per eccellenza”, come chiarisce M. Picard. Ricordiamo, infine, che il prossimo appuntamento è per il 27 marzo p.v. con il prof. Luca Cucurachi sul tema: Decisione e prassi nella società complessa.
Giuseppina Capozzi
















