Pubblicato in: Dom, Lug 13th, 2014

Borgagne/“I bambini del Benin fanno festa quando possono mangiare la pasta”

A colloquio con Mons. Adjou ospite di “Borgoinfesta”.

Anche quella della fame è una guer­ra… sono que­ste le parole del Vescovo mons. Martine Adjou ospitato a Bor­gagne, durante la rassegna “Borgoinfesta”, il festival culturale che ha abbrac­ciato oramai da diversi anni, il progetto Maniaperteversolafri­ca, riuscendo a costruire tre poz­zi in villaggi diversi del Benin e adottando dal 2008 i bambini dell’orfanotrofio Santa Maria di Ouenou, sempre nel Benin. Quest’anno mons. Martene ha ricambiato la visita ricevuta lo scorso anno dal presidente di “Borgoinfesta” accompagnato da due dottoresse e alcuni vo­lontari, proprio nel villaggio di ‘Ndali.

Eccellenza, quali sono le priorità maggiori nella vo­stra diocesi di ‘Ndali?

Purtroppo da un po’ di tem­po non riceviamo più scorte ali­mentari in quanto la Comunità Europea ha stanziato i fondi economici destinandoli ai soli paesi dove vi è la guerra, il che è sconvolgente, anche quella della fame è una guerra. Non avere da mangiare è anche que­sta una grande guerra, noi so­pravviviamo con gli aiuti di pri­vati, Borgagne è una comunità che ci aiuta moltissimo. Quan­do riceviamo i viveri è davvero una grande gioia per i bambini, possiamo mangiare la pasta nei giorni di festa.

L’istruzione è una fonda­menta della civiltà, come istruite i vostri bambini?

Non ci sono delle vere scuole come in Italia, i bam­bini sono riuniti tutti insieme a studiare, l’importanza dello studio è fondamentale, i nostri bambini amano lo studio, pur­troppo manca tanto materiale, ci si arrangia come si può, ma io sono molto positivo è credo che un futuro non molto lonta­no vedrà quei bambini giovani adulti coscienti e istruiti per far crescere il loro paese, la cultura si sa lo diceva anche il grande Mandela è l’arma più potente per sconfiggere le guerre. Il pro­blema di base rimane sempre lo stesso mancano i fondi e quindi mancano tante cose.

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L’Aspetto sanitario costitu­isce un nodo cruciale, qual è la situazione?

Lei tocca un punto davvero indispensabile, io ho voluto un ospedale, mi dicevano che ero un pazzo, come potevo costru­ire un ospedale in Africa dove manca tutto? Non mi sono arre­so, e la mia perseveranza è sta­ta di buon auspicio, poiché con molta gioia le dico che è stato inaugurato a N’Dali, nel nord del Benin (Africa occidentale) l’ospedale “San Padre Pio”, ovviamente sono stato suppor­tato dal Gruppo missionario “Un pozzo per la vita” Merano. È grazie alle tante donazioni in particolar modo di una benefat­trice veneziana del gruppo, la costruzione del complesso ospe­daliero è stata completata par­ zialmente, tanto da consentire l’avvio dei reparti di pediatria, ostetricia, medicina generale, laboratorio e farmacia; i pros­simi ad aprire chirurgia, oftal­mologia e medicina con le erbe-fito medicina. Il Primo Ministro Koupaki nel suo discorso ha sottolineato l’importanza della struttura per la popolazione lo­cale, circa 800.000 abitanti.

Quali le malattie peggiori?

Purtroppo le malattie mag­giori sono legate alla malnu­trizione e alle infezioni dovute alle scarsa igiene, la malaria è la piaga del nostro paese, e cre­detemi davvero quando dico che a volte mi sembra di vivere alla fine del mondo. Pochi giorni fa ho vissuto un momento terribi­le, una bimba, morta fra le mie braccia per una gamba andata in cancrena, sono scene che ter­rorizzano l’animo umano.

Come spiega ai suoi bam­bini la loro permanenza in orfanotrofio?

Bella domanda, come faccio a spiegare a un bambino la sua triste storia? Ho paura di sba­gliare perché dalle mie parole dipende il suo futuro, non c’è mai una spiegazione all’abban­dono, ogni storia poi ha un suo disegno, servirebbe uno psico­logo per spiegare bene, io sono solo una matita nelle mani nel Signore e faccio del mio meglio.

Cos’è la felicità in Africa?

In Africa la felicità è la vita, nonostante manchi tutto, ci sono valori importanti che restano, persone che segnano e ricor­di che non passano. Penso che vorrei vivere in un paese come l’Africa ricco di tutto quello che spesso qui da noi manca, l’amo­re sano.

Maria De Giovanni

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