Pubblicato in: Gio, Set 5th, 2013

Brutti ricordi d’Estate/Alcool e…

“Noi giovani soli contro lo sballo”…“Noi gestori soli contro gli eccessi”.

MOMÀ

“Noi chiediamo di fornirci il documento di identità, ma molto spesso i ragazzi affermano di non averla con sé e noi non possiamo rifiutarci di dar loro quello che ci chiedono, perché se qualcuno dovesse essere realmente maggiorenne potrebbe perfino denunciarci”.

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BLUBAY

“Il problema è che molto spesso i giovani non acquistano i nostri cocktail, per loro troppo costosi, ma vengono già attrezzati da casa, giungono dopo aver comprato e nascosto in borsa alcolici più economici o addirittura dopo veri e propri cocktail-party fatti tra amici”.

LIDO ZEN

“Era prevedibile che quest’anno Gallipoli avrebbe registrato il picco di presenze, infatti noi ci eravamo attrezzati, ma da soli non possiamo fare molto. I lidi possono assorbire 7-8mila persone, Le discoteche arrivano a 30mila… Siamo sicuri che il problema siano i lidi?”.

Lungo le spiagge dei rinomati lidi salentini e nelle piazze principali della città di Lec­ce, dopo le serate di punta, il suolo diviene un terreno di guerra su cui campeggiano bottiglie di birra e bicchieri contenenti i residui dei cocktail più vari, le prove della battaglia delle giovani generazioni contro l’acquisizione di un ruolo sociale riconosciuto dai coetanei, alla ricerca di un’identità che non ha più forma precisa ma deve essere rico­struita sin dalle fondamenta. Migliaia di giovani che passano serate, quando non intere nottate, nei punti nevral­gici della movida, rincorrendo limiti e trasgressioni che, spesso, rivelano un retrogusto troppo amaro. Colpa dei locali che elargiscono alchimie alcoliche a basso costo, verrebbe da dire.

Colpa delle discoteche, che hanno trasformato la nostra terra in­contaminata nell’ombra di una riviera romagnola, quando chi la popola era ancora immaturo per accogliere con moderazione i baluardi del diver­timento moderno. È davvero così? Spesso dietro un apparente indiziato si nasconde tutt’altro colpevole, ed è sulla scia di questa riflessione che abbiamo chiesto il punto di vista di chi è realmente immerso, ogni giorno, nella movida giovanile salentina.

“Le generazioni sono molto diverse rispetto a prima, ora già a 16 anni si va in discoteca e nei locali pubblici. Il problema è che molto spesso i giovani non acquistano i nostri cocktail, per loro troppo costosi, ma vengono già attrezzati da casa, giungono dopo aver comprato e nascosto in borsa alcolici più economici o addirittura dopo veri e propri cocktail party fatti tra amici”, dichiara Luca Latino, gestore delle discoteche Bahia e Blubay.

“In discoteca non abbiamo un controllo vero, proprio perché i ragazzi esagerano già prima di entrare qui, anche perché spesso i giovanis­simi sono accompagnati in discoteca dalle apposite navette”. A nulla o a poco servono, dunque, le campagne di prevenzione cui hanno aderito molti locali della movida. L’Adria­tico sarebbe però, secondo Latino, meno esposto a rischi, in quanto è il versante ionico ad offrire ai giovani una maggiore varietà di alternative per divertirsi. “Serve un maggiore controllo da parte delle forze dell’or­dine, noi gestori abbiamo bisogno di essere supportati”.

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Non sembra molto difforme la testi­monianza di un barman del rinomato lido gallipolino Zen: “Fuori dai lidi i chioschetti vendono qualunque cosa a basso costo, anche alcool puro. I cocktail che vengono creati nei lidi e nelle discoteche, non a caso più costosi, hanno tutta un’altra qualità, perché gli ingredienti sono miscelati in maniera più attenta, e non hanno sull’organismo gli stessi effetti di un cocktail improvvisato”.

Anche qui si invoca il supporto delle istituzioni e la necessità di una maggiore sorve­glianza per non lasciare i giovani allo sbando. “Era prevedibile che quest’anno Gallipoli avrebbe regi­strato il picco di presenze, infatti noi ci eravamo attrezzati, ma se restiamo soli non possiamo fare molto”. Una nota di rammarico per la responsabi­lità attribuita ai lidi dagli ultimi fatti di cronaca. “I lidi possono assorbire 7-8mila persone, le discoteche arriva­no a 30mila presenze… Siamo sicuri che il problema siano i lidi?”.

Difficoltà nel controllare la situazio­ne anche a Lecce. “Si parte dai 12 anni, e i più giovani chiedono spesso superalcolici, ma questa è soltanto la punta di un iceberg che ha le radici nella famiglia assente. Sono i genitori i primi a bere, come si può chiedere ai figli di non farlo? Non è vietando che si risolve il problema, occorre educare i giovani di oggi a bere in maniera responsabile”. A parlare è Gianni Rella, titolare del Momà, cocktail bar sito in pieno centro storico.

“Noi chiediamo di fornirci la carta di identità, ma molto spesso i ragazzi affermano di non averla con sé e noi non possiamo rifiutarci di dar loro quello che ci chiedono, perché se qualcuno dovesse essere realmente maggiorenne potrebbe perfino denun­ciarci. Ci hanno affidato un compito che non ci compete, perché noi non siamo pubblici ufficiali. Servirebbero controlli in borghese da parte delle forze dell’ordine”. Secondo Rella non è l’alcool il reale responsabile dei di­sordini che si verificano tra i giovani, come testimonia il fatto che risse e atti di violenza avvengono raramen­te, sebbene la concentrazione di un elevato numero di persone ubriache sia costante per le vie del centro, so­prattutto il sabato sera. “Se qualcuno vuole dare fastidio lo fa a prescinde­re, mentre un giovane bravo, quando beve, diventa ubriaco… non cattivo”.

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