Focus/Buoni Maestri per la Buona Scuola
A colloquio con Fabio Scrimitore già Provveditore di Bari, Lecce e Brindisi.
“Decisiva è l’oggettività dei parametri di valutazione”
“La non felice prospettiva del ridimensionamento dello stato sociale continuerà a lambire la Scuola. È difficile intravedere un inconfessabile orizzonte oltre il quale lo Stato intenderebbe continuare a ridurre il suo impegno finanziario nella formazione delle età evolutive”.
Provveditore Scrimitore, Renzi ha dichiarato di voler far ripartire il nostro Paese dalla scuola anche attraverso una consultazione dal basso. Quanto crede realmente praticabile questa modalità?
È dal 1974 che Governo e Parlamento sono al capezzale della scuola, per individuare delle linee-guida che avrebbero dovuto rendere il sistema educativo nazionale conforme alle esigenze dei decenni futuri. Per raggiungere lo scopo Luigi Maria Malfatti si affidò alla sperimentazione, ideata dalle singole scuole. Egli era certo che nei collegi dei docenti delle scuole fossero presenti tutte le competenze necessarie per comporre un modello di scuola capace di adattare i piani di studio a futuro. Allo stesso scopo, nel 1997 Luigi Berlinguer si affidò ad una commissione di 44 saggi, dove erano presenti pedagogisti, matematici, poeti, filosofi, artisti, direttori d’orchestra e due cardinali. Nel 2001, Letizia Moratti si consultò all’Eur con gli Stati Generali della Scuola per parlare con studenti, genitori, amministratori e professori, di riforma della scuola. Renzi ha allargato la base di consultazione, organizzando un referendum consultivo, i cui esiti non potranno essere facilmente individuati, perché sarà più che problematico tradurre in idee precise le tante risposte che il Ministero riceverà.
Ne “La Buona Scuola”, docenti non più precari, assunzione per un organico funzionale, ingresso solo per concorso. Pensa sia possibile?
L’idea di eliminare i precari dalla scuola è vecchia: non è di Renzi, ma d’un suo lontano predecessore: Guido Bodrato. Costui il 20 maggio 1982 ha fatto approvare la legge n. 270, che ha aumentato del 5 % i posti necessari per gli insegnamenti effettivi. Si parlò di dotazione organica aggiuntiva, specie di riserva tattica che doveva sostituire i docenti assenti per qualunque causa e, di conseguenza, avrebbe eliminato il precariato. Lo stesso tentativo fu fatto, senza esito, da Berlinguer nel dicembre del 1996, con la previsione dell’organico funzionale d’istituto. In realtà, per eliminare il precariato è necessario un sistema di reti di scuole che modifichi l’attuale organizzazione scolastica, affidando la gestione amministrativa degli insegnanti di tutte delle scuole delle rete ad un unico coordinamento amministrativo, che assegni, giorno per giorno, gli insegnanti dell’organico funzionale alla scuola dove si verifichi l’assenza di un docente. L’assegnazione dovrà esser fatta con l’urgenza che è richiesta dalla necessità di non lasciare vuota, neppure per un’ora, la cattedra del docente che si sia assentato, anche senza preavviso.
La “valutazione” delle scuole in sé e dei docenti, per poter pensare ad una “carriera docente” oggi assente. Un ministro, Berlinguer, cadde proprio su questa questione. Lei cosa pensa del concetto di merito?
Tutti coloro che ricevono una retribuzione a carico di un’istituzione pubblica hanno il dovere di sottoporsi a verifiche della loro efficienza professionale, i cui esiti avranno effetti sul livello delle retribuzioni. Fra il 1958 ed il 1974 questo principio è stato applicato alla scuola. In quella stagione gli insegnanti potevano abbreviare di tre anni il tempo richiesto per ottenere lo scatto di stipendio; potevano farlo, superando una prova scritta, una orale e svolgendo una lezione davanti ad una commissione, presieduta da un professore universitario e composta da un preside e da un collega. Lo si definiva: concorso per merito distinto. Il sistema delle “note di qualifica annuali” consentì, poi, al preside di anticipare o di ritardare gli scatti di stipendio. Il sistema è saltato nel maggio del 1974, quando un decreto delegato del Ministro Malfatti abolì le note di qualifica. Il Ministro Luigi Berlinguer, alla fine del secolo scorso, tentò, infine, di far valutare con concorso la professionalità dei docente, ma il tentativo gli costò il posto. Berlinguer, però, non ha perduto il suo scranno per aver previsto il noto concorsone, ma perché aveva voluto un sistema di valutazione che non presentava sufficienti profili di validità tecnico-giuridica. In sostanza, leggendo le norme del concorsone, gli insegnanti si sentirono esposti all’opinabile giudizio di ispettori, dirigenti scolastici e colleghi, ai quali non era stato fissato nessun parametro di valutazione oggettiva della professionalità docente. È razionalmente prevedibile un sistema di accertamenti della professionalità che sia fondato su parametri oggettivi. È bene tener conto, in definitiva, che quel che è rilevante in un efficiente sistema di valutazione non è la qualifica funzionale della persona o dell’istituzione cui viene affidata la valutazione (dirigenti scolastici, ispettori, Invalsi) ma l’oggettività dei parametri di valutazione. L’Istituto Nazionale per la valutazione del sistema dell’istruzione (Invalsi) ha il compito di individuare i predetti parametri oggettivi. Si spera che l’attuale Ministero lascerà l’Invalsi libero di individuare autonomamente i predetti parametri.
















