Focus/Buoni Maestri per la Buona Scuola
Alla “valutazione” si lega il punto denominato “scuola di vetro”, di una scuola che on line metta budget, valutazione, progetti finanziati e un registro nazionale dei docenti per aiutare i presidi a migliorare la propria squadra e l’offerta formativa…
Le esigenze di trasparenza della gestione amministrativo-finanziaria della scuola sono garantite dall’ordinamento in vigore. Tale ordinamento prevede, infatti, non soltanto pubblicità dei dati della gestione, ma ha disposto anche un efficace sistema di controllo di gestione, affidato alle famiglie (rappresentate nel Consiglio di Istituto, presieduto da un genitore), e verificato dai revisori dei conti, dei quali uno è espressione del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Quanto, poi, alla possibilità che i Dirigenti scolastici attingano da semplici elenchi i docenti esterni, utili per migliorare l’offerta formativa, osservo che il funzionario dello Stato ha l’obbligo di rendere trasparenti i criteri di scelta del personale che assume. La trasparenza, oggi, è efficacemente garantita dall’obbligo dell’osservanza dell’ordine delle graduatorie degli aspiranti docenti. Ogni altro metodo di trasparenza nelle scelte dei docenti deve essere fondato su criteri oggettivamente verificabili. La scelta per l’opposto metodo della chiamata per intuitu personae può esser fatta soltanto nel campo dell’arte; come avviene oggi, nella scelta dei tenori e dei soprani nei Teatri d’Opera.
Dopo la riforma dei tagli lineari della Gelmini/Tremonti che ha impoverito tutti i percorsi, si ritorna a parlare di arte, musica, economia, etc. La sperimentazione di tante scuole era sicuramente ridondante ma molto di buono poteva esser preso, proprio dal basso, come ora vuole fare Renzi. Se parliamo di stabilizzazione in che senso se ne parla?
La non felice prospettiva del ridimensionamento dello stato sociale continuerà a lambire la scuola. Sotto il pretesto della stabilizzazione del Fondo per l’Offerta Formativa e, soprattutto, al di là del proposito di affidarsi alla generosità dei privati cittadini ed alla filantropia degli enti, non è difficile intravvedere un inconfessabile orizzonte, spero molto, molto lontano, oltre il quale lo Stato intenderebbe continuare a ridurre il suo impegno finanziario nella formazione delle età evolutive. Posso pensare che lo Stato riterrà doveroso impegnare le sue energie per sostenere i curriculi scolastici che comprendano insegnamenti ritenuti immediatamente utili all’economia nazionale, ma tenderà a restituire alla formazione familiare gli insegnamenti, un tempo definiti inutili per eccesso di teorizzazione, che, compongono oggi i piani di studio della maggior parte dei licei, esclusi, cioè, gli scientifici.
Scuola-lavoro: per realizzare questo processo è indispensabile ripensare i piani didattici personali e di scuola. È daccordo?
Non vi è materia di insegnamento che oggi non miri a fare acquisire competenze all’alunno. l’insegnante di italiano spiega la differenza fra il dittongo e lo iato e non lo fa per pura esercitazione formale, ma perché l’alunno pronunci bene la parola, sì da farla comprendere altrettanto bene ad altri. Allo stesso modo, il professore di storia fa capire allo studente quale possa essere il metodo migliore per individuare le cause di un avvenimento storico. È vero che l’insegnante di lingua e civiltà inglese si preoccupa di far acquisire ai suoi allievi l’utilissima competenza a non smarrirsi nell’underground di Sydney, come il suo collega di elettrotecnica vuole che lo studentino sappia usare il tester. Ma anche l’insegnante di scienze matematiche di prima media spera che il suo alunno sappia spiegare alla mamma che il dubbio che si può avvertire, sentendo che l’Expo 2015 di Milano occupa 300.000 metri quadrati, può essere risolto riducendo i metri quadrati in ettari e concludendo che l’Expo occupa lo spazio più familiare di 300 ettari. Intendo dire che i piani didattici della scuola sono annualmente adattati alla realtà sociale in cui le scuole operano ed ogni insegnante, essendo co-autore in collegio dei docenti di tale adattamento, vi adatterà anche il suo piano di studio.
Si parla di “sburocratizzazione” della Scuola. L’osservazione di molti dirigenti è che la scuola deve seguire procedure pesantissime, sostanzialmente, procedure non coerenti con quella che è la mission in generale della scuola. I dirigenti non dovrebbero in qualche modo avere spazio per occuparsi proprio della gestione della didattica?
Non vi è dubbio che l’autonomia finanziaria delle scuole va riesaminata, alla luce della non serena esperienza quindicennale, che ha reso i Dirigenti scolastici degli amministratori delegati, ai quali il Parlamento ha sottratto di fatto, certo non di diritto, almeno parte della loro specificità professionale: la didattica. Tutto questo potrà accadere se si comporranno sul territorio reti di scuole omogenee. Tornerà allora il tempo in cui i Dirigenti Scolastici assisteranno i professori in aula, ascolteranno le interrogazioni degli studenti, fermeranno i loro occhi sui compiti scritti, elaborati in classe dagli alunni, e, alla conclusione della prima ora di lezione, parleranno al telefono con i genitori degli studenti che si assenteranno frequentemente dalle lezioni o che vi arriveranno sistematicamente in ritardo. Perché tutto questo accada, sarà sufficiente che si ristabiliscano le relazioni funzionali tra le attuali strutture iper-monadiche del sistema scolastico, conferendo ad una soltanto delle tante scuole della rete la funzione di gestione amministrativo-finanziaria, magari elevando il ruolo del Direttore dei servizi generali ed amministrativi della scuola prescelta alla Dignità formale di Direttore Amministrativo.
Paolo Lojodice
















