Pubblicato in: Ven, Nov 7th, 2014

Focus/Buoni Maestri per la Buona Scuola

Alla “valutazione” si lega il pun­to denominato “scuola di vetro”, di una scuola che on line metta budget, valutazione, progetti fi­nanziati e un registro nazionale dei docenti per aiutare i presidi a migliorare la propria squadra e l’offerta formativa…

Le esigenze di trasparenza della gestione amministrativo-finanziaria della scuola sono garantite dall’or­dinamento in vigore. Tale ordina­mento prevede, infatti, non soltanto pubblicità dei dati della gestione, ma ha disposto anche un efficace sistema di controllo di gestione, affi­dato alle famiglie (rappresentate nel Consiglio di Istituto, presieduto da un genitore), e verificato dai revisori dei conti, dei quali uno è espressione del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Quanto, poi, alla possibilità che i Dirigenti scolastici attingano da semplici elenchi i docenti esterni, utili per migliorare l’offerta formati­va, osservo che il funzionario dello Stato ha l’obbligo di rendere traspa­renti i criteri di scelta del personale che assume. La trasparenza, oggi, è efficacemente garantita dall’obbli­go dell’osservanza dell’ordine delle graduatorie degli aspiranti docenti. Ogni altro metodo di trasparenza nelle scelte dei docenti deve esse­re fondato su criteri oggettivamente verificabili. La scelta per l’opposto metodo della chiamata per intuitu personae può esser fatta soltanto nel campo dell’arte; come avviene oggi, nella scelta dei tenori e dei soprani nei Teatri d’Opera.

Dopo la riforma dei tagli lineari della Gelmini/Tremonti che ha impoverito tutti i percorsi, si ri­torna a parlare di arte, musica, economia, etc. La sperimentazio­ne di tante scuole era sicuramen­te ridondante ma molto di buono poteva esser preso, proprio dal basso, come ora vuole fare Ren­zi. Se parliamo di stabilizzazione in che senso se ne parla?

La non felice prospettiva del ri­dimensionamento dello stato sociale continuerà a lambire la scuola. Sotto il pretesto della stabilizzazione del Fondo per l’Offerta Formativa e, soprattutto, al di là del proposito di affidarsi alla generosità dei privati cittadini ed alla filantropia degli enti, non è difficile intravvedere un in­confessabile orizzonte, spero molto, molto lontano, oltre il quale lo Stato intenderebbe continuare a ridurre il suo impegno finanziario nella forma­zione delle età evolutive. Posso pen­sare che lo Stato riterrà doveroso im­pegnare le sue energie per sostenere i curriculi scolastici che comprendano insegnamenti ritenuti immediatamen­te utili all’economia nazionale, ma tenderà a restituire alla formazione familiare gli insegnamenti, un tempo definiti inutili per eccesso di teorizza­zione, che, compongono oggi i piani di studio della maggior parte dei li­cei, esclusi, cioè, gli scientifici.

Nuova (1)

Scuola-lavoro: per realizzare questo processo è indispensabi­le ripensare i piani didattici per­sonali e di scuola. È daccordo?

Non vi è materia di insegnamen­to che oggi non miri a fare acquisire competenze all’alunno. l’insegnante di italiano spiega la differenza fra il dittongo e lo iato e non lo fa per pura esercitazione formale, ma perché l’a­lunno pronunci bene la parola, sì da farla comprendere altrettanto bene ad altri. Allo stesso modo, il profes­sore di storia fa capire allo studente quale possa essere il metodo migliore per individuare le cause di un avveni­mento storico. È vero che l’insegnan­te di lingua e civiltà inglese si pre­occupa di far acquisire ai suoi allievi l’utilissima competenza a non smar­rirsi nell’underground di Sydney, come il suo collega di elettrotecnica vuole che lo studentino sappia usare il tester. Ma anche l’insegnante di scienze matematiche di prima media spera che il suo alunno sappia spie­gare alla mamma che il dubbio che si può avvertire, sentendo che l’Expo 2015 di Milano occupa 300.000 metri quadrati, può essere risolto riducen­do i metri quadrati in ettari e conclu­dendo che l’Expo occupa lo spazio più familiare di 300 ettari. Intendo dire che i piani didattici della scuola sono annualmente adattati alla real­tà sociale in cui le scuole operano ed ogni insegnante, essendo co-autore in collegio dei docenti di tale adatta­mento, vi adatterà anche il suo piano di studio.

Si parla di “sburocratizzazione” della Scuola. L’osservazione di molti dirigenti è che la scuola deve seguire procedure pesan­tissime, sostanzialmente, pro­cedure non coerenti con quella che è la mission in generale della scuola. I dirigenti non dovrebbe­ro in qualche modo avere spazio per occuparsi proprio della ge­stione della didattica?

Non vi è dubbio che l’autonomia finanziaria delle scuole va riesami­nata, alla luce della non serena espe­rienza quindicennale, che ha reso i Dirigenti scolastici degli amministra­tori delegati, ai quali il Parlamento ha sottratto di fatto, certo non di di­ritto, almeno parte della loro specifi­cità professionale: la didattica. Tutto questo potrà accadere se si compor­ranno sul territorio reti di scuole omogenee. Tornerà allora il tempo in cui i Dirigenti Scolastici assisteranno i professori in aula, ascolteranno le interrogazioni degli studenti, ferme­ranno i loro occhi sui compiti scritti, elaborati in classe dagli alunni, e, alla conclusione della prima ora di lezione, parleranno al telefono con i genitori degli studenti che si assente­ranno frequentemente dalle lezioni o che vi arriveranno sistematicamente in ritardo. Perché tutto questo ac­cada, sarà sufficiente che si ristabi­liscano le relazioni funzionali tra le attuali strutture iper-monadiche del sistema scolastico, conferendo ad una soltanto delle tante scuole della rete la funzione di gestione ammini­strativo-finanziaria, magari elevando il ruolo del Direttore dei servizi ge­nerali ed amministrativi della scuola prescelta alla Dignità formale di Di­rettore Amministrativo.

Paolo Lojodice

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