Pubblicato in: Sab, Apr 19th, 2014

Cambiamenti climatici, la minaccia dell’ozono

Dott. Maggiotto/Anche Lecce è esposta agli effetti termici che si sommano ai problemi dello smog. Due le vie: adattamento e mitigazione.

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È noto che, nel mondo, la repentina urbanizzazione pone nel XXI secolo il problema della gestione degli impatti dei cambiamenti climatici. L’esperto, Giuseppe Maggiotto, riferisce che, ad oggi, oltre metà della popolazione mondiale vive in città e l’ONU prevede un aumento del fenomeno fino all’80% nella sola Europa entro il 2050. Le città, perciò, possono essere consi­derate sia un obiettivo vulnerabile degli impatti dei cambiamenti climatici sia uno dei maggiori produttori dei gas a effetto serra, dovuti al cosid­detto “metabolismo urbano” (consumi energetici, produzione di rifiuti, emissione gas di scarico dai mezzi di trasporto, ecc…). Alcuni indicatori, pubblicati dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) nel 2008, individuano, come minacce (dirette e indirette) per le città, derivanti dai cambiamenti climatici, l’aumento del livello del mare e le inondazioni (per quelle costiere), lo straripamento dei fiumi, le tempeste di vento (come le trombe d’aria), la siccità, malattie legate alla contaminazione delle risorse idriche, danni all’agricoltura e riduzione della biodi­versità, l’aumento di temperatura e le ondate di calore specialmente nella regione Mediterranea.

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Città come Lecce sono tenute sotto particolare osservazione per quel che riguarda lo stress ter­mico, in quanto, riferisce il dott. Maggiotto, “si preconizza per fine secolo un riscaldamento nella stagione estiva fino a 3°C”. I principali problemi legati ai cambiamenti climatici per queste aree urbane, quindi, sono sia l’aumento medio di tem­peratura che l’intensificarsi di ondate di calore, che porteranno ad avere estati sempre più torride, come quella europea del 2003, causa del decesso di 70.000 persone. A peggiorare la situazione, la città, per l’elevata presenza di superfici artificiali, come l’asfalto delle strade e il cemento delle co­struzioni, trattiene calore inasprendo i sopracitati effetti termici. Attraverso le rilevazioni satellitari a infrarossi, l’area urbana viene vista, quindi, come un’ “isola di calore” rispetto alle aree rurali circostanti. Ciò ha ripercussioni negative direttamente sui consumi energetici, sulla salute dell’uomo e sulla qualità dell’aria, poiché gli ef­fetti delle alte temperature vengono ancor di più esacerbati. Asserisce, inoltre, il dott. Maggiotto che “per quanto concerne i consumi energetici, in estate, le alte temperature intensificano l’uso dei condizionatori d’aria e l’incremento di domanda di energia sulla rete elettrica aumenta tra l’altro il rischio black-out. La salute dei cittadini, soprat­tutto delle persone più vulnerabili come anziani, bambini e cardiopatici, viene compromessa da scompensi dovuti allo stress termico”. Infine, in giornate assolate e con bassa intensità di vento, l’isola di calore urbana inibisce la circolazione atmosferica all’interno degli spazi cittadini, cau­sando un ristagno dell’aria. Ciò determina una maggior permanenza degli inquinanti derivanti dai gas di scarico dei veicoli (in particolare, ossidi di azoto e composti organici volatili) e un aumento del cosiddetto smog fotochimico.

Ma qual è la situazione a Lecce, dottore?

Lo smog fotochimico è un suo particolare inquinamento atmosferico, caratterizzato da una serie di reazioni chimiche tra sostanze, come gli ossidi di azoto e i composti organici volati­li, prodotte dalle sorgenti di traffico veicolare e catalizzate dalla luce solare. Questo tipo di smog si innesca principalmente nelle giornate con particolari condizioni di stabilità meterologica e forte insolazione, da cui consegue, tra l’ altro, un aumento dei livelli di ozono. I danni da ozono sulla salute sono legati al suo potere ossidante, che causa infiammazioni ed infezioni delle vie respiratorie. La Puglia, geografica­mente, si presta alla sua formazione ad alti livelli. Facendo riferimento alla suddivisione in aree meteo-climatiche operate da Arpa-Puglia, Lecce rientra nella quinta area climatica, con isoterma di gennaio e febbraio di 19°C (la più calda). Circa l’isola di calore, secondo gli studi sperimentali da me condotti con il Laboratorio di Micrometeorologia dell’Università del Salento, con la supervisione della prof.ssa Di Sabatino, l’intensità di tale fenomeno a Lecce può essere stimata tra 2°C e 3°C ed anche, in alcuni casi d’estate, i 5°C. Si può, infatti, notare che, tra Luglio e Agosto, le differenze giornaliere di temperatura dal 2009 al 2011 tra la stazione di rilevamento Arpa-Puglia, situata in Piazza Palio, e la stazione posizionata nel campus Ecotekne del polo extraurbano dell’Università del Salento raggiungono fino a 5oC. Per quel che concerne i livelli di ozono, facciamo riferimento ai dati della Relazione annuale sulla qualità dell’aria in Puglia, di Arpa-Puglia per l’anno 2012. Il nu­mero di giorni di superamento del valore limite di ozono concesso dalla normativa ( 25 giorni) si ritrova per le stazioni di Lecce-Palio (49 giorni) e Lecce-Via Romagna (68 giorni). Città medi­terranee, come Lecce, sono così esposte agli effetti termici dei cambiamenti climatici, che si sommano ai problemi dello smog fotochimico.

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Come intervenire sul fronte climatico?

Due sono le vie per fronteggiare tale sfida: l’a­dattamento e la mitigazione. Bisogna intervenire sulle infrastrutture urbane per ammortizzare quanto più possibile gli impatti dei cambiamenti climatici (adattamento) e, contemporaneamente, proprio perché le città emettono grandi quantità di gas a effetto serra, ridurre le emissioni (miti­gazione). Ad es., per ovviare all’aumento di tem­peratura e alle ondate di calore, come strategia di adattamento, in estate, bisogna installare tetti verdi (green roofs), ossia la copertura vegetale, oppure le cosiddette superfici fresche (cool sur­faces), verniciando con colori tendenti al bianco e, comunque, molto chiari le superfici asfaltate e quelle dei tetti e facciate delle abitazioni. Nel primo caso, le piante abbassano le temperature mediante i processi di evapotraspirazione, men­tre nel secondo una maggior riflessione di raggi solari in ingresso garantirà un minore input di energia termica. In generale, poi, la piantuma­zione di alberi ed aree verdi negli spazi urbani, oltre ad abbassare le temperature, migliora la qualità dell’aria, rimuovendo gli inquinanti at­mosferici. Sul fronte della mitigazione, la parola d’ordine è efficienza energetica delle abitazioni, che vuol dire ridurre o eliminare le dispersioni termiche, garantendo una riduzione dei consumi energetici, il cui approvvigionamento è ancora oggi legato principalmente all’uso di fonti fossili (carbone, gas, petrolio ecc…). Contestualmen­te, installare pannelli fotovoltaici sui tetti delle abitazioni garantirà un approvvigionamento energetico da fonte rinnovabile. Ma, se il cittadi­no orienta la propria condotta quotidiana verso una ridotta “impronta ecologica” (indicatore che valuta il consumo umano di risorse naturali rispetto alla capacità della Terra di rigenerarle) e contrasta gli sprechi, riuscirà a dare un signifi­cativo contributo per un futuro sostenibile.

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