Campi Sal./Uccio Calabrese, novanta e tanta voglia di continuare a servire
Già Presidente dell’Azione Cattolica Diocesana e Segretario della Caritas: un laico impegnato per la sua Parrocchia.
Novanta anni appena compiuti, il 24 ottobre, eppure non si direbbe. Antonio Calabrese, nonostante la maculopatia (una disfunzione della vista) che lo ha duramente messo alla prova nell’ultimo periodo, non abbandona il suo atteggiamento positivo e guarda alla vita sempre con un sorriso e tanta energia. Uccio, come lo chiamano gli amici, nasce a Campi Salentina nel 1924 e giovanissimo è costretto ad assistere alle brutture della Seconda Guerra Mondiale, obbligato ad arruolarsi. Ha fatto parte, a partire dal 1943, del gruppo di combattimento “Legnano”, un’unità militare attiva, al fianco degli Alleati, nella Guerra di Liberazione italiana. Ritornato a casa alla fine del conflitto, consegue, nel 1946, la maturità classica presso i Padri Scolopi nel suo paese natio. Prosegue gli studi iscrivendosi alla Facoltà di Medicina di Bologna, ma il 2 febbraio 1948 un grave lutto colpisce la sua famiglia: muore il padre e lui, primo di sette figli, sentendo la responsabilità della suoi familiari decide di lasciare Medicina, poiché il percorso di studi è troppo lungo, e passa a Veterinaria, laureandosi nel 1952. Ebbe tuttavia difficoltà a trovare un posto di lavoro nel suo campo: “I veterinari, all’epoca, non si occupavano di cani e gatti ma per lo più di bestie da lavoro come cavalli e muli, – racconta Antonio Calabrese – e in un momento storico in cui le aziende agricole passavano da una conduzione agricola tradizionale a un’evoluzione di tipo industriale, mi sono ritrovato a essere disoccupato per alcuni anni”.
Da qui nasce la sua svolta professionale partecipando al concorso per direttore amministrativo nelle scuole statali. Il suo servizio nelle scuole di Salice e Campi Salentina si è concluso nel 1994, quando va in pensione. Uccio Calabrese però tanto si è dedicato anche alla sua famiglia, in sinergia con la moglie Marisa che ha sposato nel 1957, prendendo parte attiva e attenta all’educazione dei tre figli, Daniela, Sandra e Paolo. Sul finire degli anni ’60, ha ricevuto inoltre la nomina di giudice conciliatore, incarico che ricoperto per tre anni: si tratta di una figura oggi sostituita dal giudice di pace, ma un tempo a coprirla era un cittadino nominato con decreto del primo presidente della Corte d’appello che, assistito dal segretario comunale in veste di cancelliere, doveva adoperarsi per comporre le controversie minori di competenza comunale. “Generalmente i motivi del contendere erano tra ricchi e poveri, ossia tra proprietari di casa e affittuari, tra proprietari terrieri e braccianti agricoli. Sebbene gli avvocati delle parti cercassero di ottenere con la loro abilità oratoria un giudizio favorevole al loro assistito, – lo dico con orgoglio! – riuscivo a conciliare le parti” ricorda Calabrese.

















