Pubblicato in: Gio, Mag 30th, 2013

Carceri in Terra d’Otranto/Il confronto della Compagnia del Gonfalone

Viaggio nella Storia del Salento…

Il sistema di assistenza locale, in ambito carcerario, si fondò, come abbiamo visto, sul rapporto tra l’offerta di aiuto e il nascere di istituzioni e soda­lizi laicali o prevalentemente religiosi, che sviluppa­rono una pietà aperta alla carità, alle problematiche sociali dei detenuti e al sostegno delle loro famiglie. Diverse erano le confraternite votate all’attenzione dei condannati alla pena carceraria e alla pena di morte, re­golate da statuti che ne fissavano gli ideali e i modi per metterli ini pratica; alle necessità economiche si faceva fronte con il bilancio, alimentato dai contributi degli iscritti, delle elemosine, dei lasciti testamentari.

Nel corso dei secoli, la Compagnia del Gonfalone, poi confraternita, fu molto attiva in campo assistenziale: le sue origini, strettamente collegate con l’opera svolta dai grandi ordini religiosi, come quelli agostiniano e france­scano, risalgono tra il 1490 e il 1591, ed enorme fu il suo contributo, dopo essersi guadagnata grandi benemerenze e l’autorizzazione concessa da Giulio II nel 1550 a li­berare ogni anno un carcerato curandone l’inserimento nella comunità sociale.

Svolse il suo operato anche nella città di Lecce, in favore di indigenti, malati e soprattutto si adoperò ad assistere e mantenere negli ultimi tre giorni di vita i condannati alla pena capitale, garantendo poi, dopo la morte, “gratuita sepoltura e cristiani suffragi”. Nel 1831 la Confraternita del Gonfalone si fuse con quella del SS. Crocifisso, e insieme a questa cesserà la sua attività consegnando Chiesa e arredo di S. Teresa, sua ultima sede, alla confraternita dei SS. Medici Cosma e Damiano il 19 febbraio 1973 (cfr.: Carmine Maci, Le Confraternite della Città e della Diocesi di Lecce).

Il barone Sebastiano Apostolico, presidente emerito dell’Ente di assistenza e beneficenza leccese, sostiene in un suo opuscolo pubblicato alla fine dell’Ottocento, che anche la Cappella di S. Francesco di Sales a Lequile, nota come Congregazione dei Preti Missionari Pietosi avesse l’obbligo di “soccorrere moralmente e materialmente i poveri bisognosi, di visitare gli infermi ed i carcerati, prestando loro soccorsi”. La congregazione, amministrata da ecclesiastici, fa risalire la sua esistenza al 1731 e ave­va la sua sede nella Cappella di S. Susanna, denominata poi della Consolazione; nel 1865, in seguito all’ema­nazione di leggi e regolamenti che definivano termini e modi di amministrazione delle associazioni religiose di carità. Divenne una congregazione morale di carità che esaurì il suo ruolo nel 1894, confluendo poi nell’ente co­munale di assistenza locale.

Maria Teresa Friolo

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